
NY impazzisce per Brunson & Co. Non si scalda per i Mondiali di calcio, sport tradizionalmente meno vicino ai gusti degli americani, ma per la palla a spicchi e i suoi cavalieri (non nel senso di Cavaliers, però). Capaci di fermare sul campo l’astro nascente Wembanyama e di prendere le distanze da un presidente, Trump, che la Grande Mela non ama (i fischi di gara 3 ne sono la prova evidente).
New York impazzisce, soprattutto, per le rimonte. Quando tutto sembra perso, quando qualcuno inizia ad abbandonare gli spalti, la squadra di Mike Brown tira fuori dal cilindro la specialità della casa.
La clamorosa rimonta di Gara 4, che ha portato i Knicks ad un passo dall’anello, è un fatto storico, per il divario di punti (-29) in una finale NBA. Ci sono precedenti, è vero (e li racconteremo di seguito), ma nessuno di tale portata. Soprattutto non possiamo considerarlo un caso, perché i Knicks quest’anno di rimonte ne hanno realizzate diverse. Quando il gioco si fa duro, verrebbe da dre, Brunson inizia a giocare. Forza soluzioni, si prende la responsabilità e trascina il gruppo.
Partiamo proprio da quello che è successo nei mesi precedenti.
Il 21 febbraio si gioca Knicks-Rockets. Nel quarto periodo i ragazzi di Brown sono sotto di 18 punti, 93-75, quando mancano 10’53” alla sirena. La partita sembra andata, Houston controlla ritmo e punteggio, ma New York cambia faccia. La difesa alza la pressione, i Rockets perdono certezze, Brunson prende in mano i possessi che contano. La rimonta si completa negli ultimi secondi: a 29” dalla fine è proprio lui a segnare il jumper decisivo, quello che consegna ai Knicks il 108-106.
Il 12 marzo, a Salt Lake City, lo schema si ripete. Contro Utah i Knicks finiscono sotto di 18 nel primo tempo, ancora una volta costretti a rincorrere. La differenza arriva dopo l’intervallo: New York trova ritmo offensivo e travolge i Jazz nella ripresa.
Il 19 maggio, in Gara-1 della finale di Conference contro Cleveland, i Knicks sono sotto 93-71 a 7’52” dalla fine del quarto periodo. Ventidue punti da recuperare, nei playoff, quando la partita appare chiusa. Invece New York piazza un parziale feroce, trascina Cleveland nel panico, forza l’overtime e apre il supplementare con un 9-0 che decide la gara. È la più grande rimonta playoff nella storia della franchigia.
Il 3 giugno, in Gara-1 delle Finals contro San Antonio, i Knicks finiscono a -14 nel terzo quarto. Ancora una volta non escono dalla partita. Brunson segna 13 punti nell’ultimo periodo, New York chiude con un parziale di 11-0 e si prende il primo atto della serie.
Poi arriva Gara-4 ed è già storia: gli Spurs scappano fino all’81-52 nel terzo quarto, +29. Sembra finita. Invece i Knicks riaprono tutto con difesa, energia e possessi strappati. Brunson prova la tripla della vittoria, la palla non entra, Anunoby vola sul ferro e corregge a 1,2 secondi dalla sirena. È 107-106. La più grande rimonta nella storia delle NBA Finals diventa il manifesto della stagione: i Knicks cadono, ma non muoiono.
I precedenti nelle NBA Finals
Come ricordavamo, nella storia delle NBA Finals, vi sono sono state le altre rimonte diventate simbolo di imprese epiche e capaci di lasciare un segno nella corsa al titolo.
- Boston Celtics vs Los Angeles Lakers (2008, +24) – precedente record assoluto delle Finals, in Gara 4 di una delle serie più iconiche dell’era moderna, poi vinta dai Celtics per 4-2;
- Houston Rockets vs Orlando Magic (1995, +20) – rimonta completata in Gara 1 e poi decisa all’overtime, in una serie che i Rockets avrebbero poi vinto 4-0;
- Indiana Pacers vs Oklahoma City Thunder (2025, +15) – rimonta avvenuta in Gara 1 di una serie poi estremamente equilibrata e chiusa sul 4-3 per OKC;
- Dallas Mavericks vs Miami Heat (2011, +15) – ribaltamento in Gara 2 di una serie poi vinta 4-2 dai Mavericks, culminata nel primo titolo NBA della franchigia.
