
Riparte la stagione NBA. La corsa al titolo verrà raccontata attraverso le grandi favorite, ma prima ancora la nuova stagione comincia dalle squadre che un anno fa erano rimaste fuori e che oggi cercano di capire quanto velocemente possa riaprirsi la porta della postseason. Squadre che nella scorsa stagione in qualche modo hanno deluso e ora, con opportuni cambi, provano a tornare nell’aristocrazia della lega più importante del basket. In diversi casi le trasformazioni sono state profonde, tanto da rendere difficile utilizzare la stagione passata come riferimento.
NBA.com ha individuato dieci squadre: Brooklyn, Chicago, Indiana, Milwaukee e Washington a Est; New Orleans, Dallas, Memphis, Sacramento e Utah a Ovest.
Il caso più evidente è quello degli Indiana Pacers. Due stagioni fa erano arrivati a una vittoria dal titolo NBA, poi hanno chiuso l’ultima annata con appena 19 successi. Il motivo principale ha un nome preciso: Tyrese Haliburton. Il playmaker si era rotto il tendine d’Achille in gara 7 delle Finals 2025 e ha saltato interamente la stagione successiva. Ora si dichiara completamente recuperato. Con Pascal Siakam ancora al suo fianco e Ivica Zubac arrivato a presidiare l’area, Indiana può presentarsi con prospettive completamente diverse.
A Milwaukee, invece, il cambiamento è strutturale. Per la prima volta dalla stagione 2012-13 i Bucks cominceranno senza Giannis Antetokounmpo. Dopo avere mancato i playoff per la prima volta in nove anni, la franchigia ha ceduto il greco a Miami ricevendo Tyler Herro, Kel’el Ware, Jaime Jaquez Jr., Kasparas Jakučionis e diverse scelte future. Il nuovo tecnico Taylor Jenkins avrà quindi il compito di costruire un’identità praticamente da zero.
Washington rappresenta probabilmente il progetto più curioso. I Wizards vengono da tre stagioni consecutive sotto le 20 vittorie, ma durante l’inverno scorso hanno acquisito Trae Young e Anthony Davis. Il primo ha disputato appena cinque partite con la nuova squadra, il secondo nessuna a causa degli infortuni. Adesso entrambi sono disponibili e a loro si aggiunge AJ Dybantsa, prima scelta assoluta del Draft 2026, in un gruppo che comprende già Alex Sarr e Kyshawn George. La distanza tra la squadra vista un anno fa e quella che partirà adesso è quindi enorme.
Anche Dallas ha motivi concreti per pensare a un salto in avanti. Cooper Flagg ha appena chiuso una stagione da Rookie of the Year, diventando il primo esordiente dai tempi di Michael Jordan a guidare la propria squadra contemporaneamente per punti, rimbalzi, assist e palle recuperate. Stavolta potrà giocare insieme a Kyrie Irving, rimasto fuori per tutta la scorsa stagione dopo la rottura del legamento crociato. In panchina è arrivato Dusty May, fresco di titolo NCAA con Michigan.
A Sacramento il problema principale è stato invece la salute del roster. Zach LaVine ha giocato 39 partite, Keegan Murray 23 e Domantas Sabonis appena 19. I Kings hanno chiuso con 22 vittorie, ma recuperano tutti e tre e aggiungono Darius Acuff Jr., settima scelta assoluta dopo una stagione ad Arkansas chiusa con 23,5 punti e 6,4 assist di media. È una delle situazioni in cui il rendimento dello scorso anno rischia di essere poco indicativo.
Utah parte da condizioni differenti. I Jazz avevano già il nono attacco della NBA con 117,6 punti di media, ma una delle peggiori difese della lega. A Lauri Markkanen viene ora affiancato un Jaren Jackson Jr. finalmente disponibile dopo avere disputato appena tre partite con Utah nella scorsa stagione. Arriva inoltre Darryn Peterson, seconda scelta del Draft, mentre Keyonte George viene dalla migliore annata della carriera con 23,6 punti di media. La domanda, più che sull’attacco, riguarda la capacità di diventare competitivi anche nell’altra metà campo.
Brooklyn e Chicago puntano soprattutto sulla crescita di gruppi molto giovani. I Nets, ultimi NBA per punti segnati nella scorsa stagione con 105,9 di media, hanno aggiunto Julius Randle e la sesta scelta Mikel Brown Jr., da inserire accanto a Egor Dëmin e Michael Porter Jr. I Bulls hanno invece affidato la panchina a Tiago Splitter e costruito attorno a Josh Giddey, Matas Buzelis e alla quarta scelta Caleb Wilson, aggiungendo giocatori più esperti come Norman Powell e Nic Claxton.
New Orleans continua inevitabilmente a ruotare attorno a Zion Williamson. Stavolta il dato incoraggiante sono le 62 partite disputate nell’ultima stagione, il secondo massimo della sua carriera. Il nuovo allenatore Jamahl Mosley dovrà far crescere Jeremiah Fears e Derik Queen e integrare Bennedict Mathurin. La disponibilità di Williamson rimane però la variabile che può cambiare il livello complessivo dei Pelicans.
Memphis è infine la squadra che più chiaramente ha voltato pagina. Dopo avere salutato Ja Morant e Jaren Jackson Jr., i Grizzlies affidano una parte importante del futuro a Cameron Boozer, terza scelta assoluta del Draft 2026. Accanto a lui ci sono Cedric Coward e Zach Edey, mentre Jerami Grant e Isaiah Stewart portano esperienza a un gruppo profondamente rinnovato.
Il primo dato che emerge avvicinandosi alla stagione 2026-27 è quindi quanto poco statiche siano le gerarchie NBA. Indiana recupera il giocatore attorno al quale aveva costruito una squadra da Finals. Dallas rimette Irving accanto a Flagg. Sacramento riporta in campo tre titolari rimasti fuori a lungo. Milwaukee e Memphis hanno invece cambiato completamente direzione, mentre Washington prova ad accelerare una ricostruzione che fino a pochi mesi fa sembrava ancora lunga.

