
Le finali di Conference NBA sono iniziate con una partita destinata a pesare sulla serie. San Antonio ha vinto gara 1 sul campo di Oklahoma City, superando i Thunder 122-115 dopo due overtime e prendendosi subito il vantaggio del fattore campo nella finale della Western Conference.
Il protagonista assoluto è stato Victor Wembanyama, alla prima apparizione in una finale di Conference e già capace di lasciare un segno storico: 41 punti, 24 rimbalzi e 3 stoppate in quasi 49 minuti sul parquet. Il francese ha inciso in ogni momento chiave della partita, compresa la tripla da grande distanza che ha rimesso in equilibrio il primo supplementare e le giocate decisive nel secondo overtime. Per San Antonio è stata una vittoria di maturità, ottenuta in trasferta, contro i campioni in carica e senza De’Aaron Fox, fermato da un problema alla caviglia destra.
L’assenza di Fox ha aperto spazio a Dylan Harper, promosso in quintetto e subito determinante. Il rookie ha chiuso con 24 punti, 11 rimbalzi, 6 assist e 7 recuperi, dando agli Spurs energia, fisicità e letture nei possessi più delicati. San Antonio ha così retto l’urto emotivo della partita, nonostante l’esperienza superiore di Oklahoma City e un ambiente da playoff pieno.
I Thunder hanno faticato nella prima parte con Shai Gilgeous-Alexander, limitato dalla difesa degli Spurs e costretto a costruirsi la partita con pazienza. Il nuovo MVP ha chiuso con 24 punti e 12 assist, crescendo nel finale ma senza riuscire a completare la rimonta. A tenere in piedi Oklahoma City è stato soprattutto Alex Caruso, autore di 31 punti con 8 triple, protagonista inatteso anche per il modo in cui San Antonio ha scelto di difendere, lasciandogli più spazio pur di proteggere l’area e gestire Wembanyama come riferimento difensivo.
La serie, però, resta aperta e molto interessante sul piano tecnico. Oklahoma City dovrà trovare più produzione dai lunghi: Chet Holmgren e Isaiah Hartenstein, decisivi nel turno precedente, in gara 1 hanno inciso poco in attacco e a rimbalzo. Contro Wembanyama non basterà la sola pressione perimetrale, perché il francese può punire vicino al ferro, attaccare il rimbalzo offensivo e aprire il campo con il tiro da fuori.
San Antonio, dall’altra parte, ha mandato un messaggio chiaro: la squadra è giovane, ma non sembra intimidita dal livello della serie. Gli Spurs hanno schierato uno dei quintetti più giovani mai visti a questo punto dei playoff, eppure hanno gestito una partita sporca, lunga, fisica, risolta più con la tenuta mentale che con la sola qualità tecnica.
Gara 2, ancora a Oklahoma City, dirà se il primo atto è stato soprattutto un colpo esterno o l’inizio di un vero cambio di equilibrio nella Western Conference. I Thunder hanno già il primo problema da risolvere: contenere Wembanyama senza snaturarsi. Gli Spurs, invece, hanno scoperto che il loro talento può reggere anche dentro una partita da Finals anticipate.
