
Solo una romantica come Luciana Rota – chi la conosce sa -, poteva raccontare Fausto Coppi con gli occhi di Bruna Ciampolini. Fausto il mio Coppi è un racconto-romanzo, diario-flusso di coscienza che sfiora le corde più intime del ciclismo, di quello che è stato e di quello che tutti gli appassionati si augurano continui ad essere.
Per chi ha conosciuto quell’epoca, magari solo attraverso la tanta letteratura, il diario di Bruna Ciampolini svela un Coppi segreto, quasi sconosciuto, nonostante sul Campionissimo si sia scritto e detto di tutto. Forse anche troppo, al punto da diventare stucchevole.
Il bel libro, che consiglio vivamente di leggere, però, non parla solo di ciclismo e di Coppi, anche se in ogni pagina quel nome ricorre come un mantra. E non parla neanche solo dell’amore, quasi parossistico se letto con gli occhi di oggi, che la signora Bruna ha conservato, immutato, fino alla fine dei suoi giorni, nonostante i tradimenti, le delusioni, i tentennamenti di un uomo imbattibile in bicicletta, ma fragile nella vita.
Il romanzo d’amore (perché di questo si tratta) non è nelle mie corde personali. Eppure Fausto il mio Coppi mi ha preso al punto di averlo divorato in due giorni; provo a spiegarne i motivi. Prima di tutto perché racconta di fatti accaduti, come nella migliore narrativa italiana. Senza voler scomodare Manzoni, il racconto dell’amore di Bruna (elemento del tutto personale e difficilmente verificabile in maniera oggettiva) si intreccia con la carriera professionale di uno dei più grandi sportivi del nostro ‘900. Privato e pubblico si legano in un plot narrativo avvincente.
Poi perché il libro è frutto di un sincero e profondo lavoro giornalistico, essendo stato, il diario della signora Bruna, raccolto e scritto da Franco Rota, giornalista indimenticato e padre di Luciana, che ha poi riordinato gli appunti e dato forma all’opera.
Ho trovato anche, ed è questo uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente, una riflessione sul ruolo della comunicazione giornalistica, capace, nel bene, di portare a galla verità nascoste e, nel male, di trasformare la realtà per il solo bisogno di uno scoop. Una riflessione che accompagna sullo sfondo il flusso di coscienza di Bruna Ciampolini, donna sicuramente di un’epoca antica anche per quegli anni, incapace di percepire l’evoluzione dei costumi. Al punto da domandarsi, in più occasioni, per quale motivo la famiglia di Coppi spesso ha assunto un atteggiamento nei suoi confronti e un altro, completamente opposto, sulla stampa.
La vera ricchezza del libro, però, è richiamata nel titolo, quanto mai appropriato: Fausto, il mio Coppi. René Wellek e Austin Warren ci dicono che un’opera d’arte esiste solo attraverso la sua realizzazione nelle singole esperienze estetiche; tuttavia è qualcosa di più di ogni singola realizzazione. Mi sembra che si possa applicare questa definizione al personaggio Fausto Coppi, raccontato, descritto, ammirato da una moltitudine di persone che gli hanno assegnato, ogni volta, un valore e un significato diverso, più legato alle proprie esperienze personali che alla verità storica. Estrapolando, così, il personaggio dal contesto in cui è vissuto e consegnandolo alla dimensione del mito, o dell’opera d’arte nella definizione di Wellek e Warren.
Luciana Rota, attraverso Bruna Ciampolini, ha raccontato il ‘suo’ Coppi, dando il via, in questo modo, ad un filone che potrebbe essere ricco di epigoni. Un invito affinché ognuno racconto il proprio Coppi, prima che il tempo cancelli anche questa possibilità.
Fausto il mio Coppi – Storia di un amore in salita nel diario della moglie Bruna (ed. Lab DFG, pag. 302, € 19,90)
