Nibali un bis tricolore che vale, per la cabala e per il Tour

Il messinese vince a Torino il secondo titolo tricolore consecutivo con una superba gara d'attacco nella fasi finali. Va in fuga in discesa, ripreso stacca Reda e Ulissi a 2 km dal traguardo.

Nibali un bis tricolore che vale, per la cabala e per il Tour

Vincenzo Nibali ci ha preso gusto. Lo scorso anno a secco di vittorie, al punto da essere richiamato ufficialmente dalla propria squadra, ruppe il ghiaccio al Melinda, allora valido per il Campionato Italiano.
Quest’anno ha voluto ripetersi… così per scaramanzia. Ma se vincere non è mai facile, ripetersi a distanza di un anno lo è ancora di meno. Vale per il Campionato Italiano a Torino, che il messinese ha dominato ma non stravinto, varrà ancora di più per il Tour. Perché il pensiero ormai corre alla Grande Boucle e a quell’accoppiata, in una maglia tricolore che fa ancora arrabbiare molti (ma per favore, per scaramanzia, non stiamo ancora a questionare…) che se portata a termine ci regalerebbe il più forte ciclista italiano dai tempi di Gimondi. Senza voler fare voli pindarici e soprattutto con tutti gli scongiuri del caso, concentriamoci però sul campionato italiano vinto oggi per la seconda volta da Vincenzo. E che campionato italiano.
La cronaca è nota: attacco in salita (una delle poche del percorso), allungo poi in discesa e sul piano, nuovo attacco a 2 chilometri dalla conclusione e per gli eroici e stanchi Reda e Ulissi si è spenta la luce. Si tratta della dimostrazione che in Italia, anche nelle corse di un giorno, Vincenzo è sicuramente il più forte. Se non sacrificasse il suo talento per la preparazione dei Grandi Giri probabilmente avrebbe collezionato ancora più vittorie delle attuali. Non c’è rammarico. La gioia di vedere un italiano a Parigi in giallo è tale (e lo ricordiamo, raro) che non possiamo biasimare la sua scelta di provarci. Infondo Vincenzo è da due anni a questa parte il migliore degli italiani, ai mondiali ed anche nelle poche classiche a cui prende parte.
Basterà questo successo a infondergli la fiducia necessaria per guardare all’imminente Tour con pacata e consapevole forza? Dal punto di vista scaramantico abbiamo già risposto. Ma dal punto di vista sportivo abbiamo il timore che al messinese manchi ancora qualcosa. Lo Squalo dello Stretto probabilmente avrebbe chiuso la partita con Reda e Ulissi ben prima degli ultimi chilometri. Inoltre la potenza espressa in salita non ci appare ancora quella di un anno fa. E poi c’è quel precedente al Delfinato, quello schiaffo sull’ultima salita da parte di Froome che non lascia tranquilli. O almeno non lasciava, perché la vittoria di oggi, almeno per un po’ ci riconsegna il corridore del luglio del 2015. Soprattutto un corridore che con il carattere compensa quello che ancora gli manca come condizione. Per un campione non è poco, anzi.
AU

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