TennisNick Kyrgios, genio, eccessi e contraddizioni di un talento sprecato

Nick Kyrgios, genio, eccessi e contraddizioni di un talento sprecato

Ha battuto Nadal, Federer e Djokovic, giocato una finale a Wimbledon, vinto sette tornei ATP e un Australian Open in doppio. Ma nella carriera di Nick Kyrgios c’è quasi altrettanto materiale nei bollettini disciplinari che negli almanacchi.

Sinner v Kyrgios Miami 2022

C’è una fotografia perfetta della carriera di Nick Kyrgios. Non è quella di Wimbledon 2014, quando a 19 anni e da numero 144 del mondo manda a casa Rafael Nadal. Non è neppure quella del 2022, quando entra sul Centre Court per giocarsi il titolo contro Novak Djokovic. È un’immagine che non esiste, ma che oggi sarebbe facile costruire: Kyrgios con il dito puntato contro Jannik Sinner da una parte e Kyrgios sospeso per una positività alla cocaina dall’altra.

Il 19 agosto 2026 l’International Tennis Integrity Agency ha annunciato che l’australiano è provvisoriamente sospeso dal 4 agosto. Il campione fornito durante l’ATP 250 di Maiorca il 22 giugno è risultato positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina. La sostanza è classificata dalla WADA come stimolante e “substance of abuse” ed è proibita durante le competizioni. Kyrgios non ha impugnato, almeno finora, la sospensione. Ha ammesso di avere commesso «un enorme errore», si è assunto la responsabilità e ha chiesto scusa soprattutto ai ragazzi che lo seguono. La durata dell’eventuale squalifica definitiva deve ancora essere stabilita e dipenderà anche dalla possibilità di dimostrare un’assunzione fuori competizione.

È l’ultimo capitolo di una storia cominciata dodici anni prima con la sensazione opposta: quella di trovarsi davanti a un predestinato.

Il ragazzo che spaventa Nadal

Canberra, 27 aprile 1995. Padre greco, madre malese, fisico possente, servizio devastante e una facilità di gioco che raramente il tennis moderno ha regalato. Kyrgios diventa numero uno del mondo juniores e nel 2013 vince l’Australian Open ragazzi. Passa professionista nello stesso anno.

A Wimbledon 2014 arriva da numero 144 ATP grazie a una wild card. Salva nove match point contro Richard Gasquet, quindi affronta sul Centre Court Rafael Nadal, numero uno del mondo, e lo batte 7-6, 5-7, 7-6, 6-3. Ha 19 anni. Diventa il primo uomo da dieci anni a raggiungere i quarti al debutto a Wimbledon.

Il talento è evidente. Anche perché non assomiglia a quello degli altri. Kyrgios serve a oltre 220 chilometri orari quasi senza caricamento, improvvisa palle corte, tweener e servizi dal basso, può accelerare da fermo e sembra giocare i punti importanti meglio di quelli normali. Nel corso della carriera vincerà al primo confronto con Nadal, Federer e Djokovic. Raggiungerà il numero 13 del mondo nell’ottobre 2016, conquisterà sette titoli ATP e nel 2022 arriverà in finale a Wimbledon.

Il problema si manifesta quasi contemporaneamente al talento: Kyrgios sembra amare la sfida molto più del mestiere necessario per prepararla.

2015, nasce il “bad boy”

All’Australian Open 2015 arrivano già multe per racchette e oscenità. A Wimbledon scaglia una racchetta che finisce sugli spalti e, contro Gasquet, viene accusato di aver deliberatamente smesso di impegnarsi in alcuni punti. Lui nega, il pubblico lo fischia.

Poi arriva Montreal. Durante il match contro Stan Wawrinka, un microfono raccoglie una frase destinata a entrare nella storia meno nobile del tennis: Kyrgios informa lo svizzero che Thanasi Kokkinakis avrebbe avuto una relazione con la sua allora compagna Donna Vekic. Una provocazione personale e sessuale usata per colpire l’avversario durante una partita.

L’ATP gli infligge immediatamente 10.000 dollari di multa per il commento e altri 2.500 per un diverso episodio con un raccattapalle. Dopo l’inchiesta arriva una seconda sanzione: 25.000 dollari e 28 giorni di sospensione, entrambi però sospesi con la condizionale per sei mesi. Kyrgios si scusa.

È il momento in cui l’etichetta di enfant terrible smette di essere marketing e diventa parte integrante della sua carriera.

2016: vince tre tornei e riesce comunque a farsi sospendere

Il paradosso Kyrgios esplode nel 2016. Vince Marsiglia, Atlanta e Tokyo, sale al numero 13 ATP e dimostra di poter frequentare stabilmente l’élite. Nello stesso anno entra in conflitto anche con il Comitato olimpico australiano. Il capo missione Kitty Chiller esprime pubblicamente dubbi sulla sua condotta; lui denuncia un trattamento «ingiusto» e rinuncia ai Giochi di Rio.

A Shanghai, in ottobre, supera però ogni limite. Contro Mischa Zverev serve senza spingere, rinuncia praticamente a rispondere ad alcune palle, in un’occasione si avvia verso la sedia prima che l’avversario abbia rimandato il servizio e litiga con uno spettatore che gli chiede di rispettare il pubblico. Dopo la partita ammette sostanzialmente di aver mollato.

L’ATP gli infligge 16.500 dollari di multe sul posto e poi una sanzione per “conduct contrary to the integrity of the game”: altri 25.000 dollari e otto settimane di sospensione. La pena può essere ridotta a tre settimane accettando un programma con uno psicologo dello sport. Kyrgios alla fine aderisce.

È difficile trovare un’altra stagione nella quale un giocatore vinca tre titoli, raggiunga il proprio best ranking e contemporaneamente venga sospeso perché non si impegna.

Shanghai ancora, sedie lanciate e 113.000 dollari in una volta

Nel 2017 torna a Shanghai e il copione assume quasi i contorni della commedia. Durante il tie-break del primo set contro Steve Johnson riceve un point penalty e annuncia che, se perderà il parziale, si ritirerà. Lo perde e mantiene la promessa: stringe la mano all’avversario e se ne va. L’ATP gli toglie il prize money e gli commina un’altra multa.

Nel 2018 al Queen’s viene ripreso dalle telecamere mentre mima un gesto sessuale con una bottiglietta durante un cambio campo.

Nel 2019 si supera. A Roma, contro Casper Ruud, dopo una penalità litiga con il pubblico, prende a calci una bottiglia, scaglia la racchetta, lancia una sedia sul campo, prende la borsa e abbandona il terreno di gioco. Viene dichiarato sconfitto, perde punti e prize money e riceve un’ulteriore multa.

Qualche mese più tardi, a Cincinnati contro Karen Khachanov, distrugge due racchette fuori dal campo, attacca ripetutamente il giudice di sedia Fergus Murphy e accumula violazioni per oscenità, abusi verbali e condotta antisportiva. Conto finale: 113.000 dollari di multa per una sola partita.

L’ATP apre un’inchiesta più ampia e individua un comportamento aggravato e ripetuto nei confronti di arbitri e spettatori: altri 25.000 dollari e 16 settimane di sospensione, nuovamente congelate per sei mesi a condizione che Kyrgios non ricada e continui a lavorare con un mental coach e con uno specialista nella gestione comportamentale.

Pochi giorni dopo riesce anche a dichiarare che l’ATP è «pretty corrupt». Poi precisa che intendeva parlare di doppi standard.

Una frase che, riletta nel 2026, assume un sapore particolare.

Dietro lo show, però, c’era qualcosa di molto più serio

Sarebbe facile mettere tutto nello stesso calderone e descrivere Kyrgios semplicemente come un viziato che ha sprecato il proprio talento. Sarebbe anche sbagliato.

Anni dopo l’australiano ha raccontato cosa accadeva dietro alcune di quelle sceneggiate. Il periodo intorno al 2019 coincide con una depressione profonda, abuso di alcol e droghe, isolamento dalla famiglia, autolesionismo e pensieri suicidari. Nel documentario Break Point ha rivelato che, dopo la sconfitta con Nadal a Wimbledon nel 2019, fu ricoverato in una struttura psichiatrica a Londra.

Questo appartiene a una categoria completamente diversa dalle racchette rotte o dagli insulti agli arbitri. Serve però a comprendere quanto la figura pubblica del provocatore, per anni alimentata dallo stesso Kyrgios, nascondesse problemi reali.

In alcuni momenti il personaggio sembrava divorare la persona.

Anche l’amore diventa materia da prima pagina

La vita sentimentale non è mai rimasta molto lontana dai riflettori.

Per circa due anni Kyrgios è legato alla tennista australiana Ajla Tomljanovic. Nel 2017, subito dopo il ritiro da Wimbledon, viene fotografato alle tre del mattino fuori da un locale londinese in compagnia di due ragazze. La relazione attraversa una crisi evidente, anche se i due torneranno successivamente insieme. In quello stesso periodo Kyrgios, scherzando con alcuni tifosi durante un allenamento, arriva a dire che la fidanzata lo ha lasciato e che non riesce più a giocare.

Tra il 2019 e il 2020 frequenta Anna Kalinskaya. La relazione finisce male e pubblicamente. La russa conferma sui social: «Ci siamo lasciati. Non siamo amici». Kyrgios fornirà una versione molto meno drammatica, parlando semplicemente di strade differenti. Quel nome, Kalinskaya, tornerà quattro anni più tardi nel modo peggiore.

Successivamente Kyrgios si lega a Chiara Passari. È la relazione da cui nasce la vicenda personale più seria della sua vita.

La spinta a Chiara Passari e il processo

I fatti risalgono al 10 gennaio 2021 a Canberra. Secondo quanto ricostruito in tribunale, Kyrgios e Passari stanno litigando davanti all’abitazione della donna. Lui sale su un Uber per allontanarsi, lei impedisce la chiusura della portiera. Nel tentativo di andare via Kyrgios la spinge; Passari cade riportando dolore a una spalla e una lieve escoriazione al ginocchio.

La vicenda arriva davanti all’ACT Magistrates Court nel febbraio 2023.

Qui bisogna essere precisi, perché spesso la storia viene raccontata male: Kyrgios si dichiara colpevole di common assault. Non viene quindi assolto nel merito. Il magistrato Beth Campbell decide però di archiviare l’accusa e di non registrare una condanna, considerando l’episodio nella fascia più bassa di gravità, non premeditato e con basso rischio di recidiva.

Giuridicamente, dunque, niente condanna penale iscritta. Sul piano dei fatti, la spinta viene ammessa dallo stesso Kyrgios.

Costeen Hatzi e gli anni migliori

Dalla fine del 2021 Kyrgios inizia una relazione con l’influencer australiana Costeen Hatzi. Lei diventa una presenza costante nel box e coincide con il periodo sportivamente più felice dell’australiano.

Nel gennaio 2022 Kyrgios e Thanasi Kokkinakis vincono l’Australian Open di doppio. In estate Nick gioca il miglior Wimbledon della carriera. Arriva in finale e perde in quattro set contro Djokovic. Qualche mese più tardi batte il numero uno Daniil Medvedev agli US Open e raggiunge i quarti. Vince inoltre Washington, settimo e finora ultimo titolo ATP.

Sembra finalmente possibile la riconciliazione fra Kyrgios e il tennis. Naturalmente dura poco. La storia con Hatzi termina nella primavera del 2025, dopo quasi quattro anni. Kyrgios confermerà successivamente la separazione augurandole il meglio e ricordando i momenti vissuti insieme.

Il Wimbledon 2022: la finale e una collezione di multe

Persino durante il torneo migliore della sua vita Kyrgios non riesce a evitare incidenti. Al primo turno, dopo una partita nervosa contro Paul Jubb, sputa in direzione di uno spettatore che sostiene lo abbia insultato: 10.000 dollari di multa.

Contro Stefanos Tsitsipas trasforma il match in una battaglia psicologica. Il greco scaglia una palla verso le tribune e Kyrgios pretende ossessivamente la sua squalifica, discute con l’arbitro e il supervisor e continua a provocare l’avversario. Alla fine vengono multati entrambi.

In finale, contro Djokovic, prende di mira una spettatrice, Anna Palus, sostenendo davanti all’arbitro che sembri ubriaca. La donna avvia successivamente un’azione per diffamazione. Kyrgios riconosce che la sua convinzione era sbagliata, si scusa e la vicenda si conclude con un accordo e una donazione di 20.000 sterline all’ospedale pediatrico Great Ormond Street indicato dalla stessa Palus.

Agli US Open, dopo aver perso il quarto contro Khachanov, completa l’opera distruggendo due racchette sul campo e ricevendo un’altra pesante multa. Il 2022 è così perfettamente kyrgiosiano: il suo anno migliore coincide anche con uno dei più costosi sul piano disciplinare.

L’attacco a Sinner

Il primo incrocio significativo con Jannik Sinner non riguarda il doping. Miami 2022, ottavi di finale. Kyrgios perde il primo set al tie-break e concentra buona parte delle proprie energie sull’arbitro Carlos Bernardes. Lo attacca ripetutamente, riceve warning, point penalty e infine game penalty dopo aver distrutto una racchetta. Sinner resta sostanzialmente estraneo allo spettacolo e vince 7-6, 6-3.

L’ATP presenta a Kyrgios un conto da 35.000 dollari: 20.000 per abuso verbale, 5.000 per oscenità e due sanzioni da 5.000 per comportamento antisportivo. Due anni dopo il rapporto a distanza con l’italiano diventa molto più velenoso.

Nell’agosto 2024 viene reso pubblico il caso Clostebol di Jannik Sinner. L’italiano era risultato positivo due volte a quantità infinitesimali della sostanza; un tribunale indipendente aveva accolto la ricostruzione della contaminazione accidentale avvenuta attraverso un componente del suo staff.

Kyrgios parte immediatamente all’attacco. Definisce «ridicola» la decisione e sostiene che, intenzionale o meno, una doppia positività a uno steroide dovrebbe comportare due anni di squalifica. Nei mesi successivi diventa probabilmente il critico più aggressivo di Sinner, insiste sui presunti doppi standard del sistema e nel dicembre 2024 arriva a giudicare «awful» l’integrità del tennis alla luce dei casi Sinner e Swiatek.

La polemica assume però anche una dimensione personale. Durante gli US Open 2024 Anna Kalinskaya, ex di Kyrgios, è la compagna di Sinner. Quando su X qualcuno pubblica una vecchia fotografia dell’australiano insieme alla russa, Kyrgios risponde semplicemente: «Second serve».

La battuta viene interpretata come un riferimento sessuale e scatena accuse di misoginia. Il post viene successivamente cancellato. Doping e vecchie relazioni sentimentali finiscono così nello stesso calderone.

Nel febbraio 2025 WADA e Sinner raggiungono un accordo che prevede tre mesi di sospensione. Anche qui la precisione è necessaria per comprendere il paradosso successivo. WADA accetta la spiegazione della contaminazione, riconosce che Sinner non aveva intenzione di barare e che non aveva ottenuto alcun vantaggio prestazionale. Ritiene però che, secondo il Codice, l’atleta debba rispondere della negligenza del proprio entourage. La sospensione va dal 9 febbraio al 4 maggio 2025.

Kyrgios reagisce parlando di un «giorno triste per il tennis» e sostiene che nel tennis non esista più equità. Sono parole che nell’agosto 2026 gli torneranno addosso inevitabilmente.

Nel frattempo il fisico si rompe

Dopo il grande 2022 la carriera agonistica praticamente si interrompe. Nel gennaio 2023 Kyrgios viene operato al ginocchio sinistro. Rientra a Stoccarda ma successivamente una lesione importante al polso destro richiede un lungo percorso chirurgico e riabilitativo. Tra 2023 e 2024 gioca appena una partita ufficiale di singolare.

Prova nuovamente a rientrare nel 2025, ma il polso continua a procurargli problemi. Nel frattempo scopre una seconda carriera da commentatore televisivo: paradossalmente, lontano dal campo Kyrgios si rivela spesso un analista brillante, capace di leggere il tennis meglio di quanto la caricatura del provocatore facesse immaginare.

È forse questo il punto centrale della sua storia. Kyrgios il tennis lo ha sempre capito benissimo. È stato il rapporto con il proprio talento a risultare molto più complicato.

2026, l’ultimo Wimbledon e poi la cocaina

Nel 2026 prova ancora a giocare. A Maiorca riceve una wild card e il 22 giugno perde 6-3, 6-4 contro Adam Walton. Quello stesso giorno consegna il campione che cambierà nuovamente la sua storia.

Pochi giorni dopo torna a Wimbledon esclusivamente in doppio, accanto ad Alexander Bublik. Perde al primo turno contro Marcelo Arevalo e Mate Pavic e ammette di essere abbastanza convinto che sia stato il suo ultimo Wimbledon.

Perfino l’addio contiene una scena perfettamente in personaggio. Durante la partita discute con l’arbitro e gli dice, in sostanza, di multarlo pure perché non gliene importa nulla e che le regole sono stupide.

Il 17 luglio il laboratorio accreditato WADA conferma la presenza di benzoilecgonina nel campione di Maiorca. Dal 4 agosto scatta la sospensione provvisoria. Il 19 la notizia diventa pubblica.

Kyrgios non cerca scappatoie mediatiche. Ammette l’errore, chiede scusa e annuncia di volersi ritirare per 28 giorni dalla vita pubblica e dai social per occuparsi di sé. Ricorda gli anni trascorsi fra operazioni, dolore e tentativi di rientrare e dice di essersi sentito in alcuni momenti impotente e solo, aggiungendo però che nulla di tutto questo giustifica ciò che ha fatto.

È importante anche evitare un’equivalenza impropria: la positività di Kyrgios alla cocaina e il caso Clostebol di Sinner sono due vicende antidoping profondamente differenti. Nel primo caso Kyrgios ha riconosciuto un proprio errore e la procedura deve ancora stabilire circostanze e sanzione; nel secondo WADA ha accettato l’assenza di intenzionalità e di vantaggio prestazionale, individuando la responsabilità dell’atleta nella condotta del suo staff.

Proprio questa differenza rende però ancora più evidente l’ironia della storia: colui che per quasi due anni aveva scelto di ergersi a pubblico ministero del tennis si ritrova adesso dall’altra parte del banco.

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