Pugni no. Piatti si. Volaroni i piatti in senso metaforico al Villaggio olimpico quando gli azzurri della Nazionale di ciclismo andarono a cena dove stavano mangiando – poco, misurato, per restare nel peso – i pugili di Roma 1960.
In cerca di ricordi – di famiglia – su Nino Benvenuti viene in aiuto Marino Vigna, olimpionico della pista in quella stessa Roma olimpica foriera di oro anche nel pugilato grazie a Nino Benvenuti.
Ci sono le foto, in bianco e nero, che ci rinfrescano la memoria. Sono in chiaro scuro ma lasciano intendere i colori ed è questa la poesia, anche un po’ la nostalgia, di ricordi che anziché sbiadire emergono netti e a colori. “Non ho un ricordo di relazione personale con Benvenuti – ci dice Marino Vigna quando lo raggiungiamo con la notizia della scomparsa del campione pugile – ma due aneddoti sì e sono entrambi legati al “cibo”. A Roma ci guardavano male i pugili perché poveretti non potevano toccare nulla per il peso e invece noi al ristorante del Villaghio olimpico facevamo il pieno”. “Ma la fotografia più bella forse è quella del Giro del 1968 – continua Vigna – ora la cerco. Eravamo vicino a Torino, dalle parti della Cinzano, e il nostro manager Giacotto ci portò a cena con Nino Benvenuti che si stava allenando lì. C’era Amaduzzi e Giacotto lo conosceva bene, così lasciammo quella sera in albergo il personale e andammo a mangiare con Benvenuti”. Accanto al pugile “il cannibale” Eddy Merckx e Adorni ed io e tutta la squadra. Una bella serata”. Non era inusuale che i due mondi, pugilato e ciclismo, si unissero insieme attraverso giornalisti, manager e luoghi comuni. Basta pensare agli incontri in Fiera a Milano, serali che facevano il tutto esaurito per la boxe e per la pista. “Qualche volta mi invitavano – dice Vigna – ma erano ad un’ora tarda e chi come me faceva la vita del corridore alle 10 era già a letto”.
Nino Benvenuti era molto legato all’Associazione Atleti Azzurri d’Italia (Anai) oggi diventata AssociaIone Nazionale Atleti Olimpici d’Italia (Anaoi) ed in prima fila quando Franco Rota (mio padre) presentò il suo libro finalista bancarella dello sport L’Ultimo Chilometro. “erano tempi in cui lo spirito olimpico e l’attaccamento alla maglia azzurra tenevano uniti mondi sportivi apparentemente lontani, distanti solo tecnicamente, ma identici per i valori”, diceva Rota che era il portavoce di Fiorenzo Magni allora presidente dell’Anai. Così, in quegli incontri – letterali e non di pugni sul ring – si costruivano relazioni profonde di una fine antropologia dello sport che aiutava anche a fare crescere la memoria e la passione contagiosa per un mondo romantico che va innaffiato di aneddoti e ricordi. Perché Nino Benvenuti non morirà mai. Anche se lo immaginiamo ora a parlare di sport con Magni e i tanti fratelli di sport. Fra questi Vito Liverani, prima pugile poi grande fotoreporter e fondatore di una delle più importanti agenzie fotografiche europee, Omega Forocronache, che di Nino Benvenuti era grande amico.
