Norvegia Italia è ormai il simbolo dell’ennesimo fallimento del calcio italiano. La sonora sconfitta ha diverse ragioni, che proviamo a raccontare di seguito dal punto di vista tecnico. E’ evidente, però, che la sconfitta dell’Inter in Champions ha lasciato scorie fisiche e mentali suoi giocatori dell’Inter chiamati in Nazionale. Sono stati tra i peggiori e, forse, alla prova dei fatti, il chiamarsi fuori da parte di Acerbi, anche se con modi non consoni, è stata la scelta migliore. Sotto accusa, pertanto, prima di tutto il tecnico toscano, che ha sbagliato impostazione tattica e scelte degli uomini.
Per questa sfida Spalletti ha optato a sorpresa per un modulo 3-5-2, rinunciando al consueto 4-3-3. L’Italia è scesa in campo con Donnarumma in porta; difesa a tre con Di Lorenzo, il giovane esordiente Coppola e Bastoni; esterni a tutta fascia Zappacosta a destra e Udogie a sinistra; in mediana Barella, Rovella e Tonali; coppia d’attacco Raspadori-Retegui. Dunque ben cinque novità nell’undici rispetto all’ultima formazione tipo: fuori elementi esperti come Acerbi, Darmian o Jorginho (non convocati o indisponibili) e spazio a diversi giovani.
Solbakken ha risposto con la Norvegia schierata col 4-3-3: Nyland in porta; linea difensiva Ryerson-Ajer-Heggem-Wolfe; centrocampo robusto con Thorsby, Berge e il capitano Odegaard; tridente offensivo formato da Sørloth, Haaland e Nusa. I norvegesi dunque hanno puntato su tutti i loro uomini migliori, arrivando alla sfida in pieno ritmo (già 6 punti in due gare).
Le scelte di Spalletti si sono rivelate discutibili. La decisione di schierare Zappacosta esterno alto e di lanciare Coppola dal 1’ ha destato sorpresa persino nel clan norvegese: “Eravamo un po’ sorpresi da Zappacosta sulla fascia destra e Coppola in difesa” ha ammesso il CT Solbakken. L’idea del CT azzurro era probabilmente di avere difesa a tre per controllare Haaland e Sorloth fisicamente, con Di Lorenzo braccetto destro a occuparsi del gigante del Manchester City. Tuttavia questo assetto non ha funzionato: l’Italia è apparsa spaesata, incapace di coprire adeguatamente le fasce e lenta nel ripiegare sulle verticalizzazioni avversarie. In fase di possesso, la manovra azzurra è stata prevedibile e priva di sbocchi sugli esterni: l’assenza di ali pure (con Chiesa e Zaccagni fuori lista, e Orsolini tenuto in panchina fino al 70’) ha tolto profondità. Spalletti sperava di controllare il centrocampo, ma la Norvegia ha vinto praticamente tutti i duelli in mezzo al campo, con Odegaard libero di inventare.
Sintesi della partita
Fin dai primi minuti si è vista una Norvegia aggressiva e un’Italia in affanno. Al 14’ la squadra di casa ha sbloccato il match: il talentuoso Antonio Nusa ha messo un filtrante perfetto per l’inserimento di Sørloth, che ha bruciato la difesa e freddato Donnarumma col sinistro dell’1-0. L’azione ha evidenziato una grave disattenzione difensiva, con Bastoni e Coppola colti fuori posizione.
Gli Azzurri, già in difficoltà, hanno subito il contraccolpo e al 34’ è arrivato il raddoppio: lo stesso Nusa, 20 anni appena, ha inventato una giocata straordinaria. Ha controllato un pallone con tocco morbido, è sgusciato via tra Di Lorenzo e Rovella con uno scatto, per poi incrociare un tiro potente dal limite che si è infilato in rete. Un’azione personale da applausi, sintomo anche di una difesa azzurra troppo passiva. Prima dell’intervallo, al 42’, la Norvegia ha addirittura triplicato con il nome più atteso: Haaland. Il bomber, servito in profondità da un lancio illuminante di Odegaard, è scattato sul filo del fuorigioco trovandosi solo davanti a Donnarumma; con una finta ha dribblato il portiere azzurro e appoggiato facilmente nella porta vuota il pallone del 3-0.
In 45 minuti l’Italia è stata messa al tappeto, travolta dalla velocità e concretezza degli scandinavi.
Nel secondo tempo ci si attendeva una reazione azzurra, ma questa non è mai arrivata. La Norvegia, forte del triplo vantaggio, si è coperta con ordine sotto una pioggia battente, pronta a ripartire. L’Italia ha tenuto il pallone (il possesso finale risulterà a suo favore, intorno al 60%) ma in maniera sterile, senza riuscire a imbastire azioni pericolose. Anzi, sono stati ancora i padroni di casa ad andare vicini al gol: al 60’ Sander Berge ha scoccato un gran tiro da fuori che si è stampato sul palo, sfiorando il 4-0. Spalletti ha provato a cambiare inserendo forze fresche (dentro Orsolini per Zappacosta, poi il centravanti Lucca e il giovane Fazzini), ma i cambi non hanno inciso. Solo in pieno recupero l’Italia ha registrato il primo vero tiro nello specchio: un colpo di testa del neo-entrato Lorenzo Lucca bloccato senza affanni dal portiere Nyland.
Un dato impietoso: “il primo tiro è arrivato all’80’” ha rilevato sconsolato Coppola, e a fine gara si conterà un solo tiro in porta per gli Azzurri in 90 minuti. La Norvegia ha dunque congelato il risultato e al fischio finale è esplosa la gioia dell’Ullevaal Stadion, mentre gli Azzurri uscivano a testa bassa.
Dati statistici salienti
Le statistiche confermano la prova opaca dell’Italia. A fronte di un possesso palla leggermente superiore degli uomini di Spalletti, la Norvegia ha tirato molto di più e meglio: 3 gol realizzati su 5 tiri nello specchio nel primo tempo, contro zero conclusioni pericolose italiane fino agli ultimi minuti.
La difesa azzurra è stata bucata sistematicamente: Haaland e compagni hanno vinto il 60% dei contrasti offensivi e hanno costretto la retroguardia italiana a numerosi errori in disimpegno (passaggi sbagliati in uscita sfruttati per ripartire). Emblematico il dato dei palloni persi: oltre 20 per l’Italia, molte in zone pericolose.
Sul piano fisico la Norvegia è apparsa superiore: maggiore velocità nei duelli (come testimoniano le azioni di Nusa) e più chilometri percorsi in media dai centrocampisti scandinavi. Anche i numeri individuali evidenziano la differenza: Odegaard ha creato 4 occasioni da gol (assist inclusi) contro 0 di qualunque giocatore azzurro; Haaland e Sørloth hanno effettuato 7 tiri combinati, l’intera squadra italiana solo 3 tiri totali in 90’. L’unico corner dell’Italia è arrivato nella ripresa, segno di quanto poco si sia visto in avanti. In sostanza, la Norvegia è stata cinica e dominante nelle fasi chiave, mentre l’Italia è apparsa sterile e vulnerabile.
Pagelle e prestazioni individuali
La stampa italiana ha bocciato in blocco gli Azzurri, assegnando voti severissimi.
Spalletti è ritenuto il principale responsabile tattico: per molti merita un 4 in pagella, avendo “sbagliato tutto” dall’assetto iniziale ai cambi. Tra i giocatori nessuno raggiunge la sufficienza. Alessandro Bastoni (voto 4-4,5) è indicato come “ombra di se stesso”, spento e in difficoltà per tutta la gara. Male anche l’altro centrale Coppola (all’esordio), comprensibilmente spaesato: le sue indecisioni valgono un 5 politico con attenuanti, ma la coppia con Bastoni non ha funzionato.
Giovanni Di Lorenzo, di solito affidabile, ha deluso: anche per lui un 4,5, come un giocatore fuori ruolo che non riesce a incidere. Sulle fasce Udogie (4) è parso troppo timido e ha sofferto Sorloth, mentre Zappacosta non ha mai spinto prima di uscire – per la Gazzetta la sua prova è “incolore”.
A centrocampo, Sandro Tonali è stato tra i peggiori: svagato e poco reattivo, ha guadagnato un 4,5 in pagella e commenti come “disastroso” o “irriconoscibile”. Nicolò Rovella (4,5) ha patito l’emozione: regista spaesato, sovrastato dalla mediana norvegese. Nicolò Barella ha deluso molto: il Corriere della Sera scrive che sembrava “un’utilitaria senza benzina”, dandogli 4. L’unico a salvarsi parzialmente a centrocampo è forse Davide Frattesi (entrato nella ripresa) con un 6 politico da alcuni giornali, per aver mostrato quantomeno grinta.
In attacco, Mateo Retegui è stato definito “non pervenuto”: pochissimi palloni toccati, nessun tiro, voto intorno al 4. Giacomo Raspadori ha provato qualche movimento ma senza mai impensierire la difesa norvegese: per lui un 5 stiracchiato come premio per la volontà. Tra i subentrati, Riccardo Orsolini ha portato un po’ di vivacità sulla fascia nel finale (sfiorando un tiro da fuori), ma troppo tardi per essere giudicabile. Lorenzo Lucca ha avuto la migliore (unica) occasione azzurra con un colpo di testa parato: anche a lui un 6 di incoraggiamento.
Al contrario, le pagelle norvegesi brillano. Il migliore in campo unanime è Antonio Nusa: il 18enne del Club Brugge ha incantato con le sue giocate (voto 8 o 8,5). Sky Sport l’ha eletto MVP del match, definendolo imprendibile. Erling Haaland prende un 7 pieno: anche se non devastante come in altre serate, segna e tiene in costante apprensione la difesa, mostrando leadership. Alexander Sørloth merita un 7,5: un gol e tanto lavoro sporco, ha vinto il duello fisico con i marcatori italiani. Eccellente la prova del capitano Martin Ødegaard (7–7,5), cervello del centrocampo: il suo assist per Haaland è da manuale e ha dettato i ritmi di gioco. In mediana Thorsby e Berge hanno entrambi meritato un 7, dominando nei contrasti e nelle seconde palle. In difesa, giudizi alti per Ajer (6,5 sicuro e roccioso) e per il terzino destro Julian Ryerson (6,5), bravo a limitare le (poche) avanzate italiane. Il portiere Ørjan Nyland ha avuto poco lavoro ma si è fatto trovare pronto su un paio di cross e sul colpo di testa finale di Lucca, portando a casa un bel clean sheet.
In conclusione, l’analisi tecnica evidenzia come la Norvegia abbia surclassato l’Italia sia tatticamente che agonisticamente. La scelta di Spalletti di cambiare modulo non ha pagato, mentre Solbakken ha esaltato i punti di forza dei suoi (velocità in attacco e solidità in mezzo).
Le statistiche impietose e le pagelle severissime confermano il verdetto del campo: è stata una lezione di calcio per gli Azzurri, che ora dovranno ripartire immediatamente (lunedì li attende la Moldavia a Reggio Emilia) cercando di rimettersi in corsa nel girone. La Norvegia, dal canto suo, vola a punteggio pieno a 9 punti e sogna in grande, consapevole però – come hanno detto i suoi protagonisti – che la strada per il Mondiale è ancora lunga e ricca di insidie.

