Olimpiade 2024: per fortuna che lo sport ha gli anticorpi per sopravvivere, per rigenerarsi ogni volta, per sorprendere. E allora è un attimo guardare avanti, far finta di non vedere che l’acqua della Senna è un brodo marrone che non autorizza lievi pensieri, che gli arbitri sbagliano, che fanno errori macroscopici che ci portano a dubitare, che ci sfilano medaglie. Far finta di non sentire che un’olimpionica del fioretto usa la clava per commentare la delusione di una giovanissima ranista e farla a pezzi, salvo poi scusarsi, pentirsi e chiedere di incontrarla.
Per fortuna che ci sono gli atleti, per fortuna ci sono loro, come sempre, come è giusto che sia. Tanti, tantissimi, giovani, pieni di gioia, di attese, di speranze e di energie da mettere in campo. Largo a loro che sono la parte buona, in maggior parte sana, di uno sport che ma che ha nel suo dna la capacità sopravvivere sempre.
La voglia è quella di pensare ad uno sport dove non si gioca sporco, dove si parte alla pari e alla fine arriva prima chi è più forte. Senza trucco e senza inganno. Utopia? Sicuramente sì ma l’Utopia è il motore formidabile che permette anche a chi non ha le armi dei potenti di battersi alla pari. Di tener testa. E così ciò che sembra ineluttabile, inevitabile e già scritto viene continuamente rimesso in discussione. Saranno anche queste olimpiadi indimenticabili, le ricorderemo come tutte. Saranno le solite olimpiadi dove lo sport riserverà le emozioni di cui è capace. Al di là dei cronometri, dei record, dei primati delle vittorie e delle sconfitte. Saranno le emozioni a vincere. Fatica, sorrisi, pianti, abbracci, pugni chiusi, braccia al cielo, urla, strette di mano, carezze e sguardi che fermano un momento irripetibile di una carriera e di una vita.
E per rendersene conto, per cancellare ogni dubbio basta andarsi a rileggere il pensiero di Filippo Macchi dopo il mancato oro nel fioretto, sfumato per una svista, svanito per un errore degli arbitri: “Ne ho sentite di ogni, ti hanno derubato, arbitraggio scandaloso, è una vergogna – scrive l’azzurro su Instagram – Eppure a me viene da dire che sono proprio un ragazzo fortunato. Ho 22 anni, una famiglia stupenda, degli amici strepitosi e una fidanzata che mi lascia costantemente senza parole. Sono arrivato secondo nella gara più importante per ogni atleta e ho imparato che le decisioni arbitrali vanno rispettate. Quello che è successo appartiene al passato, ciò che succederà in futuro dipenderà da me”.
Non tutto è perduto!

