Olimpiadi 2020: la forza del roller è la sua debolezza

Olimpiadi 2020: la forza del roller è la sua debolezza

Una fase dei recenti mondiali roller pista

Roller non è una disciplina sportiva, ma una filosofia di vita, o forse sarebbe meglio scrivere diverse filosofie di vita. Infatti la parola (e le Federazioni che organizzano l’attività agonistica) racchiudono di un mondo affascinante ed eterogeneo, che mette insieme modi di vivere ed interpretare lo sport in alcuni casi antitetici. Sarà in grado questo variegato mondo di approdare alle Olimpiadi 2020, dopo aver conquistato un posto nella ristretta lista dalla quale, a settembre, uscirà la disciplina promossa?
Mi è capitato di parlare con alcuni addetti ai lavori, che mi hanno confidato: “passiamo dai pattinatori e hockeisti agli skater: mondi e teste completamente differenti”. In effetti in Italia sono sette le discipline legate al pattinaggio: Artistico, Corsa, Hockey pista, Hockey inline, Skiroll, Freestyle e Skateboard. In tutto, nel mondo, sono circa 50 milioni di tesserati, per uno dei movimento più numerosi nel panorama sportivo mondiale.
Perché finora questo sport è sempre rimasto escluso dalle Olimpiadi? Difficile trovare giustificazioni, ma proviamo ad abbozzarne alcune. Prima di tutto si dovrebbe capire quale sport meriterebbe di entrare. La stessa fonte (anonima, ma non c’è nulla da nascondere) citata, mi ha raccontato che il CIO più volte ha espresso il gradimento per lo Skateboard; meno per le altre discipline. Il problema è che proprio lo skate è tra le discipline quella meno sportiva, nel senso che a livello internazionale (se non addirittura nazionale) si fa difficoltà a codificare regolamenti e calendari. E’ il trionfo dell’anarchia: ognuno va per se e diventa difficile pensare di proporre una disciplina che non ha ancora un regolamento internazionale condiviso. Ma resta tra le più affascinanti, giovani, in grado di colpire la fantasia, facilmente organizzabile e dal grande seguito. Ma resta fuori.
Discorso diverso per la corsa, disciplina che la Federazione internazionale (FIRS, retta dall’italiano Roberto Marotta) vorrebbe proporre per l’ingresso. E’ facilmente comprensibile, facilmente organizzabile, semplice nel regolamento e condiviso da tutti. Peccato che rappresenti una marginalità nel variegato mondo del roller. E sembra neanche interessare tanto al CIO, che la vede come una copia dello short track e delle prove olimpiche di pattinaggio sul ghiaccio. Se ci sono loro, anche se invernali, è difficile che si faccia posto ad altri per una copia.
La storia del roller alle Olimpiadi comincia nel 1992 ai Giochi Olimpici di Barcellona, quando l’hockey su pista fu introdotta come disciplina dimostrativa. Ma la moda dei roller volgeva al tramonto e non se n’è fatto più nulla. Nel 2009 lo sport entrò nella short list insieme a karate e squash, ma non riuscì ad ottenere la promozione.
“Il nostro sport è facile da praticare ovunque” dice il Segretario Generale della Federazione Internazionale Giuseppe Marotta. “Siamo pronti a competere in qualsiasi ambiente ci viene chiesto. Possiamo avere eventi spettacolari su una pista di 200 metri sopraelevata, ma siamo in grado di gareggiare in 400 metri che si possono ricavare in un parco, su una strada, ovunque.” Si tratta di un argomento vincente ma che si scontra con un altro, altrettanto forte: quale disciplina la FIRS vuole candidare? Se si decide di puntare ancora sull’hockey, che sia su pista o “in linea” (i pattini), bisogna tirare via un altro sport di squadra, e allora vale il discorso fatto per il baseball. Se si punta su skyroll o corsa, si rischia di proporre una copia delle discipline previste alle Olimpiadi invernali. Resta lo skate: ma è pronto? (continua)

– La prima puntata dedicata al karate
– La seconda puntata dedicata al baseball e softball

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