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Oltre il dato: AI e lo Sport, linee di sviluppo e rischi etici

Nel film Gattaca – Le porte dell’universo il protagonista, nato senza la ‘certificazione di qualità’ di quello che 30 anni fa si pensava potesse diventare il sistema predittivo per eccellenza (il corredo genetico), alla fine riuscirà a fare cose che altri non riescono, semplicemente ‘gettando il cuore oltre l’ostacolo’ e andando oltre i propri limiti e i limiti imposti dalle convenzioni sociali.

Quel film poneva al centro del problema i sistemi predittivi legati alle qualità e capacità fisiche che illudevano potessero determinare il futuro delle persone senza tenere conto della complessità umana. Oggi la ‘certificazione di qualità’ rischia di essere l’Intelligenza Artificiale, che ha iniziato in modo massiccio ad essere utilizzata nello sport.

L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale (AI) nel panorama sportivo globale ha trasceso la fase di sperimentazione tecnica per assurgere a pilastro strategico della competitività nazionale. In questo scenario, le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non hanno rappresentato solo una competizione atletica, ma il banco di prova decisivo per l’infrastruttura tecnologica del Paese. Per gli stakeholder istituzionali e industriali, l’adozione di sistemi predittivi e di computer vision su larga scala è una questione di sovranità digitale: investire oggi significa evitare di trasformarsi in “colonie digitali” dipendenti dai provider nordamericani o asiatici.

I dati di mercato 2024-2025 delineano un’espansione esponenziale: secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale nello sport è stato valutato 1,22 miliardi di dollari nel 2025; arriverà a 1,43 miliardi di dollari nel 2026 e crescerà fino a 5,01 miliardi di dollari entro il 2034, con un incremento del +310% e un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del +16,9% in un decennio.

Le principali aree di sviluppo sono la logistica e le operazioni sistemiche (ottimizzazione dei flussi di spettatori e gestione automatizzata della sicurezza infrastrutturale tramite analisi predittiva), il monitoraggio tecnico in tempo reale (utilizzo della video analytics per decisioni arbitrali millimetriche e per la salvaguardia immediata della salute degli atleti in gara), il fan engagement iper-personalizzato (architetture di dati capaci di generare contenuti adattivi e interazioni immersive, massimizzando il valore del tempo di attenzione dello spettatore).

La metamorfosi della prestazione: ottimizzazione e identificazione del talento

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Uno degli aspetti più intriganti riguarda l’identificazione del talento attraverso sistemi AI. L’era del talento identificato per pura intuizione romantica è tramontata, sostituita dal paradigma dell’atleta “aumentato”. Oggi lo scouting non è più una scommessa, ma un’operazione di gestione del rischio: l’identificazione precoce tramite modelli predittivi serve a prevenire i cosiddetti “sunk costs” (costi affondati), ovvero investimenti multimilionari in profili non idonei o fragili. Appare come una questione prettamente economica, e questo non può che generare preoccupazione per chi identifica l’attività sportiva soprattutto nel piacere e, termine arcaico, nel loisir.

Le tecnologie di questa trasformazione sono diverse e già utilizzate nelle società e federazioni più avanzate. Computer Vision per la biomeccanica, ovvero sistemi che estraggono metriche cinematiche da normali flussi video, correggendo posture e pattern tattici con precisione sub-centimetrica senza l’uso di marker fisici.

Questo ha permesso di realizzare veri e propri modelli predittivi per lo scouting: algoritmi di Machine Learning che analizzano archetipi di performance storiche per prevedere l’adattabilità di un atleta a nuovi sistemi di gioco, riducendo drasticamente il tasso di errore nei trasferimenti. Poi vi sono i wearable IoT per la prevenzione degli infortuni, che attraverso sensori integrati traducono il carico di lavoro meccanico e cardiaco in segnali di allerta precoce, salvaguardando l’integrità fisica dell’asset e garantendo la continuità operativa.

Tuttavia, sebbene la precisione del dato sia oggettiva, la sua governance solleva dilemmi che la sola tecnologia non può risolvere, imponendo una riflessione sulla gestione della carriera umana.

Il dilemma etico

L’AI deve operare come un “copilota” e mai come l’unico decisore. Automatizzare le scelte che influenzano la salute o la traiettoria professionale di un giovane atleta senza mediazione umana è un azzardo strategico. Il rischio è l’erosione del “tocco umano” — quelle dinamiche psicologiche e di leadership che sfuggono alla quantificazione algoritmica e che sono fondamentali.

Diversi studi sull’argomento hanno identificato alcune criticità relativamente all’utilizzo, in questo ambito, non mediato di sistemi AI.

Il primo aspetto riguarda la privacy e la gestione di dati biometrici sensibili, che richiede protocolli di sicurezza invalicabili per prevenire discriminazioni algoritmiche. Vi sono poi gli alti costi di implementazione e manutenzione, che rappresentano un freno per le organizzazioni meno capitalizzate. Il rischio che lo sport di alto livello diventi una questione per pochi Paesi industrializzati, invece di allargare la propria base, è concreto e rappresenta una tendenza già evidente in questi anni.

Un aspetto, questo, legato a quello economico e alla concentrazione, in poche aziende, della gestione di questi sistemi. Il mercato dell’AI sportiva è attualmente un terreno di consolidamento dominato da pochi attori globali. La “Geopolitica del Dato” vede una netta dominanza del Nord America (36% del mercato), alimentata dagli investimenti delle leghe professionistiche statunitensi. Per l’Europa, che detiene una quota complessiva del 28%, è fondamentale analizzare i benchmark interni: la Germania (9%) e il Regno Unito (7%) guidano l’innovazione continentale, segnando la rotta che l’Italia deve seguire per non restare ai margini.

Il rischio è che la disparità economica nell’accesso a queste tecnologie crei un solco incolmabile tra l’élite sportiva e lo sport di base, distorcendo i principi di equità competitiva.

L’Intelligenza Artificiale ha inaugurato una stagione di potenziale trasformativo senza precedenti, ma il suo successo a lungo termine — e la legacy di Milano Cortina 2026 — dipenderà dall’equilibrio tra innovazione e democratizzazione. Non possiamo permettere che l’eccellenza sportiva diventi un prodotto esclusivo di chi possiede i server più potenti.

È responsabilità dei decisori politici e sportivi implementare una governance globale che garantisca che lo sport sia un luogo dove l’algoritmo potenzia il talento umano senza mai sostituirlo, assicurando che la vittoria rimanga, in ultima analisi, una conquista dell’uomo supportata dalla macchina, e non il semplice output di un calcolo probabilistico.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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