EditorialiOscar italiano del Cicloturismo: l’Italia che cresce e quella che resta indietro

Oscar italiano del Cicloturismo: l’Italia che cresce e quella che resta indietro

Oscar Italiano del Cicloturismo 2026

L’undicesima edizione del Green Road Award, l’Oscar italiano del cicloturismo, ci rivela una cosa rara per un premio: le assenze contano più dei premi. Tornano alla mente le parole del protagonista di Ecce Bombo: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?».

Ecco, la serata di venerdì 19 giugno ha offerto una panoramica, in alcuni casi cruda, dello stato dell’arte nella costruzione di un’Italia ciclabile. Partiamo dai numeri. L’edizione 2026 dell’Oscar italiano del Cicloturismo ha raccolto 33 candidature in rappresentanza di 18 regioni, nuovo record per il premio, e ha portato sul podio principale quattro ciclovie. Se si considerano anche menzioni speciali e destinazione straniera Bike Friendly, i riconoscimenti assegnati salgono a nove.

Si tratta di una crescita di partecipazione che rivela come questa rassegna, ideata da Ludovica Casellati ormai 11 anni fa, abbia raggiunto un alto livello di credibilità e importanza, facendo breccia nella considerazione delle istituzioni e degli enti locali, cui il premio è rivolto. Crescita ben rappresentata anche in questo caso dai numeri. Solo nel 2023 le regioni che avevano presentato le candidature erano 9, nel 2024 sono state 13, lo scorso anno 18 con 24 progetti. Quest’anno le candidature sono diventate 33.

Come ha sintetizzato in modo chiaro Sebastiano Venneri, responsabile Territorio e innovazione di Legambiente, il premio «ha contribuito a cambiare l’Italia, imponendo, con la forza del prestigio, una trasformazione culturale degli amministratori locali».

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Proprio per questo motivo assume un significato particolare ricordare i progetti vincitori e, insieme, chi incredibilmente è stato assente. Tutti e nove i riconoscimenti assegnati, tra podio e menzioni speciali, hanno premiato progetti belli e meritevoli. Le assenze, però, si sono notate e hanno stonato, soprattutto se si considera quanto il premio abbia fatto per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e la presenza di un grande numero di giornalisti e operatori dei media lo certifica. Resta molto da fare per convincere le amministrazioni ricalcitranti a investire su quelle forme di turismo lento che rappresentano una quota sempre più consistente del mercato turistico italiano e hanno il pregio di proporre una forma di turismo sostenibile, vicino ai territori, capace di valorizzare anche luoghi lontani dalle grandi direttrici e di riqualificare realtà che altrimenti rischierebbero lo spopolamento.

Un lavoro che merita ancora tanta attenzione, come dimostrano anche le motivazioni dei premi consegnati venerdì scorso, nelle quali è stato ricordato che spesso i progetti premiati sono frutto di iniziative “dal basso”, ovvero di gruppi di privati cittadini o associazioni che hanno supplito all’inazione delle amministrazioni. Le quali, in rari casi bisogna ammetterlo, non hanno avuto neppure l’accortezza di essere presenti al ritiro del premio, dimostrando poca attenzione nei confronti di queste splendide realtà.

Le ultime edizioni dell’Oscar del cicloturismo, inoltre, nel premiare molti progetti frutto della cosiddetta società civile, hanno dimostrato che per rendere il nostro Paese accogliente per i cicloviaggiatori di tutto il mondo basta poco: buona volontà e la fantasia di raccogliere, in una narrazione comune, le tante bellezze che l’Italia è in grado di offrire. Da questo punto di vista servono meno grandi opere e più capacità di battere la strada indicata proprio dal Green Road Award, che è poi il segreto della via italiana al cicloturismo: unire tutte le strade a bassa percorrenza di cui il nostro Paese è pieno.

L’associazionismo di base l’ha capito e, sulla scia dell’Oscar e proprio grazie ad esso, ha iniziato a farlo. Le amministrazioni illuminate hanno colto il messaggio e iniziato a operare. Poche ancora sono sorde alle richieste dei propri cittadini. Il successo dell’edizione 2026 dell’Oscar italiano del Cicloturismo dimostra che ormai queste si possono contare sulla punta delle dita. E si notano.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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