​Separazione Paolini Furlan: i cambi che hanno fatto epoca nel tennis​

La separazione Paolini Furlan richiama alla mente altri cambi famosi di allenatore. Ma sono sempre stati cambi vincenti?

L’annuncio di Jasmine Paolini di aver chiuso il sodalizio sportivo con il suo allenatore Renzo Furlan è stato un fulmine a ciel sereno. Nessuno si aspettava che potesse accadere soprattutto perché questo binomio ha dato l’impressione di funzionare, permettendo a Jasmine nel 2024, alla soglia dei 28 anni, di spiccare il volo e conquistare importanti traguardi tra cui due finali dello slam e un titolo olimpico in doppio. E’ stata una separazione senza polemiche, come si conviene tra due persone di spessore umano e che si stimano. Ringraziamenti da parte della tennista al tecnico, parole al miele quelle di Furlan nei confronti dell’allieva.

Tutti adesso si chiedono cosa potrà accadere, soprattutto chi seguirà Paolini in futuro. Diverse testate avanzano l’ipotesi che possa essere Sara Errani, compagna di doppio di Jasmine e che si sta avviando verso la fine della lunga e gloriosa carriera.

Qualcun altro ipotizza che siamo al cospetto di una separazione sul modello di quella avvenuta, non molto tempo fa, tra Berrettini e Santopadre. Anche in quel caso i due protagonisti si lasciarono da buoni amici. Ci sono però delle differenze. La decisione arrivò al termine di un periodo molto complicato per Berrettini, segnato da numerosi infortuni (mano, addominali, caviglia) che lo avevano tenuto lontano dai campi per lunghi periodi nel 2022 e soprattutto nel 2023, facendolo scivolare indietro in classifica. È probabile che queste difficoltà contribuirono alla riflessione sulla necessità di un cambiamento. La separazione rappresentò la fine di un’era, una delle partnership allenatore-giocatore più longeve e iconiche del tennis italiano recente. Poco dopo, nel dicembre 2023, Berrettini annunciò il suo nuovo allenatore, lo spagnolo Francisco Roig, storico membro del team di Rafael Nadal. Un sodalizio che ancora è in piedi e che solo in questa fase sembra aver riportato il tennista romano ai livelli che merita il suo talento.

Il cambio di allenatore in se, pur avendo una importanza strategica, non garantisce il miglioramento del gioco. Ecco di seguito i cambi più importanti della storia recente del tennis e che in qualche modo hanno fatto epoca.

Andre Agassi: da Nick Bollettieri a Brad Gilbert (metà anni ’90) – Sebbene la rottura con sia avvenuta leggermente prima del limite dei 30 anni (1993), l’arrivo di Brad Gilbert nel 1994 fu cruciale per la seconda parte della carriera di Agassi. Gilbert trasformò Agassi da talento puro a stratega implacabile, aiutandolo a vincere numerosi Slam e a raggiungere nuovamente la vetta del ranking mondiale dopo un periodo di crisi.

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Roger Federer: da Peter Lundgren a Tony Roche (2005) – Dopo aver vinto i suoi primi Slam con Lundgren, Federer cercò l’esperienza del grande Tony Roche per affinare ulteriormente il suo gioco, in particolare la volée e la gestione dei match più duri negli Slam. Anche se la collaborazione non durò moltissimo (fino al 2007), avvenne in un periodo di dominio assoluto di Federer.

Andy Murray: assunzione di Ivan Lendl (fine 2011) – Questo è uno degli esempi più celebri. Murray aveva già raggiunto diverse finali Slam ma senza mai vincere. L’ingaggio di Lendl, che da giocatore aveva vissuto una situazione simile prima di sbloccarsi, fu visto come il tentativo di fare l’ultimo passo. La mossa pagò: sotto Lendl, Murray vinse l’Oro Olimpico nel 2012, gli US Open 2012 e Wimbledon 2013, rompendo la sua “maledizione” Slam e quella britannica a Wimbledon.

Novak Djokovic: da Marian Vajda a Boris Becker (fine 2013) Nonostante i grandi successi con il suo coach storico Marian Vajda, Djokovic sentì il bisogno di un “supercoach” per superare Nadal e Federer nelle fasi finali degli Slam. L’aggiunta di Boris Becker portò una nuova mentalità e aggressività. Sotto la guida combinata Vajda-Becker, Djokovic visse forse il periodo più dominante della sua carriera, vincendo 6 Slam tra il 2014 e il 2016 e completando il Career Grand Slam.

Simona Halep: assunzioni multiple, spicca Darren Cahill (vari periodi, dal 2015)La carriera di Halep è stata caratterizzata da diversi cambi, ma la partnership con Darren Cahill (iniziata nel 2015, con interruzioni e ritorni) è stata la più significativa. Cahill l’ha aiutata a gestire la pressione, a migliorare tatticamente e a raggiungere i suoi più grandi successi: la vetta del ranking WTA e le vittorie al Roland Garros (2018) e Wimbledon (2019).

Naomi Osaka: da Sascha Bajin a Jermaine Jenkins (inizio 2019)Fu una separazione che fece molto discutere. Osaka aveva appena vinto due Slam consecutivi (US Open 2018, Australian Open 2019) ed era diventata numero 1 al mondo sotto la guida di Bajin (ex sparring partner di Serena Williams). La rottura improvvisa, motivata da Osaka con la necessità di “non sacrificare la felicità per il successo”, sorprese tutti. Le collaborazioni successive ebbero fortune alterne prima del successo ritrovato con Wim Fissette.

Rafael Nadal: transizione da Toni Nadal a Carlos Moya (fine 2016)Più che una rottura, fu una transizione programmata. Toni Nadal, zio e allenatore di Rafa fin da bambino, decise di fare un passo indietro per dedicarsi all’accademia. Carlos Moya, amico ed ex numero 1, entrò nel team alla fine del 2016. Questo cambio portò freschezza e nuove idee tattiche (come un servizio più efficace e una posizione più aggressiva in campo), contribuendo a un incredibile ritorno di Nadal ai vertici e alla vittoria di numerosi altri Slam.

Serena Williams: inizio collaborazione con Patrick Mouratoglou (2012)Dopo una sorprendente sconfitta al primo turno del Roland Garros 2012, Serena iniziò a lavorare con l’allenatore francese Patrick Mouratoglou. Sebbene suo padre Richard sia sempre stato una figura centrale, la collaborazione con Mouratoglou inaugurò una delle fasi più dominate della sua carriera, portandola a vincere altri 10 titoli del Grand Slam e numerose medaglie olimpiche. La loro partnership è durata circa 10 anni.

Novak Djokovic: da Marian Vajda/Goran Ivanišević a solo Goran Ivanišević (e poi separazione da Ivanišević nel 2024)Dopo la breve parentesi con Agassi/Stepanek, Djokovic tornò a lavorare stabilmente con Vajda, aggiungendo poi Goran Ivanišević nel 2019, soprattutto per migliorare il servizio. Per un periodo lavorarono insieme, poi Vajda si fece da parte nel 2022. Sotto la guida principale di Ivanišević, Djokovic ha continuato a vincere Slam e a battere record. Tuttavia, nel marzo 2024, Djokovic ha annunciato la fine della loro collaborazione, una mossa significativa data la quantità di successi ottenuti insieme, forse alla ricerca di nuovi stimoli in una fase avanzata della carriera.

  1. Jannik Sinner: da Riccardo Piatti a Simone Vagnozzi e Darren Cahill (inizio 2022) – Sinner ha interrotto un rapporto duraturo e formativo con Riccardo Piatti, che lo aveva guidato fin da giovane, per cercare un team che potesse aiutarlo a fare l’ultimo salto di qualità verso i vertici assoluti. Ha scelto Simone Vagnozzi, a cui si è aggiunto poco dopo il “supercoach” Darren Cahill. I risultati di questo sodalizio sono sotto gli occhi di tutti.

 

Redazione
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