In una normalità che sta tornando con il suo calcio d’agosto, con le amichevoli estive, il mercato, con i primi rigori negati, i fuorigioco di millimetri, i bomber abbronzati e tatuati che si tolgono le magliette sotto la curva, le polemiche col mister, le zone miste e i silenzi stampa, c’è una Parigi che “smobilita” i Giochi per apparecchiarne altri. Insomma non è finita. E per fortuna verrebbe da dire.
C’è un’altra Olimpiade pronta a partire, ci sono le Paralimpiadi che inizieranno mercoledì 28 agosto e dureranno fino a domenica 8 settembre. Due settimane che, come ripete spesso Luca Pancalli, illuminato presidente del Cip, il Comitato paralimpico italiano, daranno vita un grande kolossal, un tempo supplementare dei Giochi appena conclusi che sta sempre più attirando l’attenzione degli appassionati di sport, della comunicazione e dei social e che qualche lustro fa non era neppure pensabile potesse accadere.
La paralimpiade è diventata a tutti gli effetti un grande evento di sport con le storie degli atleti, le sfide, le vittorie e le sconfitte, con le medaglie conquistate, con quelle sfumate e con i numeri che parlano di una delegazione azzurra tra le più numerose di sempre che è il segno di come lo sport paralimpico non sia più ( o sempre meno) una pratica sporadica, che sia il segno di un senso civile che cresce.
Come accaduto per le XXXIII olimpiadi, anche per le XVII paralimpiadi l’Italia Team sarà presente con una delegazione da record. Sono 141 gli azzurri (71 atleti e 70 atlete) che competeranno in 17 discipline, atletica leggera, badminton, canoa, canottaggio, ciclismo, equitazione, judo, nuoto, scherma, sitting volley, sollevamento pesi, taekwondo, tennis in carrozzina, tennistavolo, tiro a segno, tiro con l’arco, triathlon.
I portabandiera sono Ambra Sabatini (atletica leggera) e Luca Mazzone (ciclismo). Ben 52 gli atleti al debutto, circa il 37% della squadra italiana. L’atleta più giovane è Giuliana Chiara Filippi (atletica), classe 2005. L’obiettivo è eguagliare, se non migliorare, le 69 medaglie conquistate tre anni fa a Tokyo, quando l’Italia aveva occupato il nono posto del medagliere. L’obbiettivo sono ovviamente le medaglie, ma l’obbiettivo è soprattutto cambiare la percezione dello sport paralimpico nella società civile, intercettare tanti altri ragazzi e ragazze disabili che ancora non hanno conosciuto lo sport perchè non sanno come arrivarci, perchè non hanno le possibilità economiche, perchè non si sentono all’altezza. E che attraverso i racconti che arriveranno da Parigi potranno trovare il coraggio di fare il primo passo.
Avvicinare i disabili allo sport è un “diritto esigibile” spiega spesso Pancalli, perchè lo sport per chi ha un handicap è strumento di inclusione e integrazione, al quale devono corrispondere efficaci politiche attive per aiutare la promozione sport in tutte le fasce della popolazione, al di là del fatto che si possa arrivare alle Paralimpiadi. E va ricordato sempre il discorso di Franklin Delano Roosevelt in cui il presidente degli Stati Uniti invitava a trasformare i disabili da assistiti in contribuenti “perché così si farà del bene a noi e a loro…”

