Olimpiadi: le medaglie si contano, ma si pesano anche. Il problema è stabilire come.
In occasione delle conferenze stampa di fine evento, il segretario generale Carlo Mornati e il presidente Giovanni Malagò hanno affermato che l’Italia è al quarto posto nell’indice di competitività olimpica (un algoritmo che considera anche i risultati degli eventi internazionali nel quadriennio precedente una edizione dei Giochi in tutte le categorie agonistiche internazionali) dietro USA, Cina e Germania.
Siamo andati a cercare sul web per capire meglio la fonte. Il primo riferimento che abbiamo trovato riguarda un elaborato dello stesso CONI del maggio di quest’anno (road to paris 2024) in cui si parla di questo indice. Allora eravamo indicati al quinto posto, dietro anche al Giappone. Le imprese dei nostri atleti in Francia ci hanno permesso di scalare una posizione, anche se il Giappone ha chiuso al terzo posto il medagliere (?). In questo elaborato si indicano anche gli eventi presi in considerazione: oltre alle Olimpiadi, i campionati del mondo, quelli continentali e le Coppa del Mondo. Abbiamo allargato la ricerca alle parole ‘olympic index’, come viene indicato dallo stesso elaborato del CONI. Troviamo poco, oltre a questo sito che però riporta una comparazione simile solo per singole discipline.
Cercando un po’ più approfonditamente atterriamo sul un lavoro, appena pubblicato e in fase di revisione, di un professore di una università malesiana, Arturo Ruiz Estrada, dal titolo: “A new indicator to evaluate any contry performance in the Olympic Games: the Olympia index”, che ci appare quanto di più vicino all’indice di cui hanno parlato il Segretario generale e il Presidente del CONI in questi giorni. Continuando la ricerca abbiamo trovato qualcosa di simile anche sul sito del Comitato olimpico canadese. Non vi è traccia, invece, di questo ‘indice di competitività olimpica’, sui siti ufficiali del CIO e delle Olimpiadi.
Torniamo al lavoro del prof. Ruiz Estrada. Nell’abstract si dichiara: “I giochi olimpici, in quanto evento sportivo più competitivo, trasparente e costoso al mondo, ci incoraggiano a sviluppare un nuovo indicatore per valutare attentamente le prestazioni di qualsiasi paese nei giochi. Questo nuovo indicatore è chiamato Olympia-Index. L’Olympia-Index misura le prestazioni reali dei paesi, sia individualmente che collettivamente (squadre), in questo evento globale altamente competitivo, che si svolge ogni quattro anni secondo regole e standard rigorosi. L’indice utilizza una singola equazione per calcolare le prestazioni effettive e dettagliate di qualsiasi paese, utilizzando dati reali del Comitato olimpico internazionale (CIO). Abbiamo applicato l’Olympia-Index a tutti i paesi membri dei giochi olimpici francesi del 2024 per verificare l’efficacia di questo nuovo indicatore. Inoltre, presentiamo il modello grafico Olympia-Surface per visualizzare le prestazioni dei vincitori di medaglie per regione e paese.”
Il lavoro si focalizza sui risultati alle Olimpiadi di Parigi, e pertanto non è paragonabile all’indice di competitività così come è formulato dal CONI. Cerchiamo nei riferimenti bibliografici, che dovrebbero in qualche modo rimandare a lavori simili realizzati in precedenza e tra i quali ci dovrebbe per forza essere anche qualche riferimento all’Olympic Index. Invece non troviamo nulla del genere. Pertanto non riusciamo a risalire alla fonte del lavoro del CONI e dobbiamo accettare quanto affermato dai dirigenti del Comitato Olimpico come veritiere.
Per inciso, nel lavoro del prof Ruiz Estrada, l’Italia veleggia oltre la decima posizione. In quello del comitato olimpico del Canada non compare tra le prime 8 nazioni. Tutti questi indici ci dovrebbero indicare il livello sportivo di un paese con algoritmi e calcoli complessi.
Se è vero che le medaglie alle Olimpiadi sono solo un elemento di un percorso più articolato, è anche vero che rappresentano l’elemento più evidente per comprendere l’indice di ‘sportività’ di un paese (indice inventato da noi, per semplicità di sintesi). Crediamo, in particolare, che il rapporto tra la popolazione e il numero di medaglie conquistate possa offrire uno spaccato della situazione sportiva di una nazione così come il rapporto che lega il numero (e il peso) delle medaglie al PIL, che ci permette quanto meno di abbozzare una risposta alla domanda ‘lo sport è una cosa per ricchi?’. Il sito medalsperchapta offre diversi medaglieri nei quali ai primi posti troviamo i paesi che hanno un più favorevole rapporto medaglie/abitanti e medaglie/pil.
Ai primi posti ci sono Grenada, Dominica e Saint Lucia. Il primo paese occidentale è la Nuova Zelanda, quarta, con una medaglia ogni 260mila abitanti. L’Italia è al 37° posto. Gli Usa al 47°, la Cina al 75°. Per quanto riguarda, invece, il rapporto medaglie PIL, Dominica è al primo posto con una rapporto di circa 0,12 miliardi di dollari per medaglia. Seguono paesi più poveri ma sicuramente più ricchi di talento sportivo. Ancora una volta la Nuova Zelanda appare come il primo paese occidentale, al 14° posto, con 2,29 miliardi di dollari del PIL per ogni medaglia. L’Italia è al 54° posto.
Cosa vuol dire tutto questo, lo lasciamo alle considerazioni del lettore.
