Mar, 10 Febbraio 2026
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Parigi Roubaix 2025: Pogacar o Van der Poel? La sfida tra potenza e astuzia

La Regina delle Classiche di quest'anno si deciderà tutta tra pavé, strategie e colpi di scena. Ecco cosa aspettarsi dalla sfida.

Pogacar o Van der Poel; essere o non essere? E’ questo il dilemma della Parigi Roubaix 2025, che si corre domenica 13 aprile. E’ meglio essere in grado di imprimere ai pedali watt che al momento nessuno altro umano è in grado di sostenere, oppure vale la pena affidarsi a capacità funamboliche che soltanto gli spericolati virtuosi del ciclocross sono in grado di esibire? Forza o astuzia, resistenza o tattica? Sostanza o apparenza?

Un dilemma che nasce dalle recenti dichiarazioni di Luke Rowe, ex ciclista e attualmente direttore sportivo del Team Decathlon–AG2R La Mondiale, riprese da diversi siti specializzati, tra cui il sito di riferimento cyclingnews.com. In sostanza Rowe afferma che, diversamente dalle altre Monumento, alla Roubaix non serve la forza bruta ma astuzia e colpo d’occhio. Per questo vede favorito Van der Poel rispetto a Pogacar.

Un punto di vista che, a nostro avviso, non risolve il dilemma, ma lo introduce. E, con tutto il rispetto per Rowe, non ci fa essere d’accordo. E’ vero che le infide pietre dell’Inferno del Nord richiedono una perizia particolare nella conduzione della bici, ed anche vero che spesso la classica si è talmente complicata, con gruppi sparpagliati lungo il percorso, che alla fine le strategie di squadra lasciano il campo alla sola capacità tattica di risolvere l’immediato. Ma è anche vero, leggendo l’albo d’oro della corsa, che i corridori in grado, nel periodo di massimo splendore, di esprimere i valori massimali maggiori, sono quelli che l’hanno domata.

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La Regina delle Classiche, e su questo siamo tutti d’accordo, non è una corsa per scalatori, come lo sono invece la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia. Se partissimo solo da questo dato, ritenendo il Piccolo Principe al momento il più forte scalatore in circolazione, dovremmo dedurre che sia sicuramente sfavorito rispetto all’olandese.

Ci fa leggere la contesa di domenica in modo diverso un elemento a nostro avviso determinante: Pogacar non è ‘solo’ uno scalatore, ma un corridore completo. Non dimentichiamo le sue innumerevoli prestazioni nelle cronometro, dove ha sempre fatto meglio di Van der Poel. Se guardiamo l’albo d’oro della Roubaix ci renderemo conto che i passisti veloci (o cronomen) hanno impreziosito la Regina in una percentuale uguale, se non maggiore, dei ‘ciclocrossisti’ come De Vlaeminck o lo stesso Van der Poel.

Un possibile svolgimento della gara

I temi tattici nella Roubaix non sono molto complessi. La corsa è un po’ come una cronometro di 250 chilometri: pronti via, si parte veloce e si continua a menare fino alla fine. Con Pogacar nel gruppo, poi, le cose sembrano ancora più semplici. Lo sloveno ha fatto propria la cifra stilistica di partire da lontano ed attaccare sempre. Pensiamo che superati i 100 chilometri di corsa, all’ingresso della Foresta dell’Arenberg (a proposito, volete dettagli sul tracciato, leggete qui), il Piccolo Principe comincerà a menare. Al Fiandre ha dimostrato di avere la forza di scattare tutte le volte che la strada offre qualche difficoltà. Ripeterà l’operazione nel tentativo di rimanere solo il prima possibile. Non ha paura di fughe solitarie, anche di 100 chilometri (vedi mondiale). L’olandese, da parte sua, farà di tutto per restare agganciato e attendere l’arrivo al velodromo per regolare la contesa. Difficile immaginare un attacco, a meno che non veda l’avversario in difficoltà.

Più probabile che qualche outsider (Pedersen, Ganna) tenti di accendere la miccia prima che lo faccia lo sloveno, sperando magari in un controllo incrociato tra i due che gli permetta di acquistare il vantaggio decisivo. Ipotesi affascinante ma remota. Pogacar e Van der Poel hanno già dimostrato che non sono disposti a corrersi contro per far perdere l’altro. Da buoni amici, fino ad oggi hanno sempre collaborato tra loro per chiudere ogni tentativo. Considerano ogni Monumento una questione privata, difficile che lascino spazio ad altri.

Potenza o astuzia?

Al dilemma iniziale, quindi, diamo una risposta che non predilige nessuna delle due, perché il vero elemento risolutivo della gara di domenica sarà l’imprevisto, sempre in agguato nell’Inferno del Nord. Come abbiamo ricordato in altra occasione, infatti, per vincere la Roubaix è necessaria la confluenza di due fattori: essere dei campioni e avere la sorte dalla propria parte.

Fermo restando che nel gruppo domenica pedaleranno diversi campioni, potenzialmente in grado di vincere, chi tra loro sarà baciato quel giorno dalla Dea bendata avrà come premio la pietra più famosa del ciclismo.

Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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