Parisse squalificato, per lui 6 Nazioni finito

Parisse squalificato, per lui 6 Nazioni finito
La carica di Sergio Parisse in occasione di Italia Francia 2013

La carica di Sergio Parisse in occasione di Italia Francia 2013

L’Italia si appresta ad affrontare un Galles rinfrancato dal successo esterno contro la Francia senza il suo capitano, Sergio Parisse. La squalifica, nell’aria da qualche giorno, è stata confermata ieri dalla LNR francese per l’offesa rivolta all’arbitro durante Stade Français-Bordeaux. Il nostro 8 nega di averlo fatto, ma la Lega francese è stata di tutt’altro avviso, credendo all’arbitro e non al giocatore.
Per Parisse, grande protagonista in occasione della Francia ma naufragato con il resto della squadra nella determinante partita con la Scozia, non si tratta della prima volta. Nel 2009 fu squalificato per un contrasto di gioco non regolamentare in occasione di Italia Nuova Zelanda. Correva il giugno del 2009 e in una test match a Christchurch la terza linea contrastò un tuttonero con un contatto all’altezza degli occhi. Fuori per otto giornate, dal 2 agosto al 26 settembre. Un infortunio, invece, lo costrinse a non giocare il 6 Nazioni del 2010, un’edizione non particolarmente memorabile per i nostri.
Nel rugby è difficile far dipendere le sorti di un XV da un solo giocatore. Le capacità di ognuno, per quanto elevate (come nel caso di Sergio) sono sempre nulla rispetto al valore della squadra. Certo, se hai uno con i piedi buoni come quelli di Dominguez o Wilkinson sei sicuramente avvantaggiato. Soprattutto perché la squadra ha un’opzione strategica in più. Ma il giocatore che da solo cambia la partita è meno frequente rispetto ad altri sport di squadra. Non c’è paragone, per esempio, rispetto a quanto accade nel basket o nel calcio. MJ o Maradona hanno trascinato al successo squadre che probabilmente senza di loro sarebbe state ottime formazioni e basta. Nel rugby è un’altra storia e difficilmente, ai livelli di un 6 Nazioni o di una Coppa del Mondo, un solo giocatore fa la differenza. Inoltre Parisse, per quanto forte, non è Michael Jordan….
L’assenza di uno dei nostri migliori giocatori potrebbe essere, paradossalmente, un additivo maggiore per una squadra che deve trovare continuità prima di tutto nella propria testa. E’ probabile che a sostituire il capitano sarà chiamato Mauro Bergamasco, veterano di tante battaglie e uno che con il Galles ha sempre avuto un conto aperto. Come non ricordare il pugno a Stephen Jones nel 2007 (squalificato) e il dito nell’occhio a Lee Byrne l’anno successivo (13 giornate di squalifica). A lui il compito di ricoprire un ruolo fondamentale nel gioco d’attacco degli azzurri, visto soprattutto che la nostra mediana non è assolutamente all’altezza, come si è visto in Scozia.
Dall’altra parte del campo c’è da credere che i dragoni gallesi faranno valere gioventù, forza ed entusiasmo, dopo aver superato la Francia sul suo terreno. Il ct Rob Howley ha confermato, da tempo, il quindici che ha interrotto una striscia negativa di ben 9 partite. Una scelta simile a quella di Brunel in occasione della partita della Scozia, che palesa forse una certa insicurezza. Dopo tante batoste ci si àncora all’unica formazione in grado di vincere. Ma sarà valida all’Olimpico? Storicamente il Galles rappresenta la formazione più “abbordabile” per noi dopo la Scozia ed una delle tre nazioni che abbiamo già battuto (nel 2003, partita di esordio del torneo).
L’augurio è che l’assenza di Parisse costringa tutti a dare quel qualcosa in più senza il quale la nostra Nazionale non va da nessuna parte

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