Pauline Ferrand Prevot e Edoardo Affini, quando vince la sincerità

Pauline Ferrand Prevot e Edoardo Affini, quando vince la sincerità
Pauline Ferrand Prevot, Mondiali ciclismo, Ponferrada 2014

Pauline Ferrand Prevot (uci.ch)

Edoardo Affini è la mente lucida di un gruppo di ragazzi di grande talento che in questi giorni hanno rallegrato il ritiro delle Nazionali di ciclismo presso la Casa Rural di Ponferrada. Insieme a Filippo Ganna forma la coppia di corazzieri della Nazionale di Rino De Candido. Dal mio arrivo al ritiro azzurro, in occasione delle prime gare dei cronoman, Edoardo e Filippo hanno sempre fatto coppia fissa. Insieme e silenti, educati e composti, allegri e gioviali.
In occasione della cronometro individuale di martedì, Edoardo arrivò oltre la 20° posizione, Filippo ai piedi del podio… quarto. Oggi, in occasione della gara in linea, Edoardo ha “uguagliato” il suo amico, il quale, a parti inverse, è finito molto lontano. Un quarto posto che brucia, come gli altri di questo Mondiale, giunto al termine di una corsa in cui gli azzurri sono sempre stati protagonisti. Conci è stato capace di staccare tutti nella penultima salita finale, come da previsioni. Avrebbe dovuto rilanciare l’azione in prossimità dell’ultima salita. Avrebbe… invece è finito per terra, nella stessa curva in cui ieri è caduto Moscono. Con la differenza che mentre ieri quella caduta era il segnale di resa, quella di Conci non ha sconvolto i piani degli azzurri, sempre presenti in avanti.
Però accade che nella volta conclusiva Edoardo, campione europeo, prenda la ruota del belga, probabilmente battezzata la migliore. Il quale, invece, si pianta e Affini si trova scoperto troppo presto. Chiude, come detto, quarto.
Il bello della storia, però, arriva dopo. Raggiunge il pullman, parla con il suo tecnico e sussurra, con fare elegante e la “r” un po’ moscia che lo contraddistingue, “mi dispiace!” (lo so che non c’è nessuna “r” in mi dispiace, ma il discorso era un po’ più lungo.. ho sintetizzato). Poi prende il microfono e racconta il suo ultimo chilometro: “Sono rientrato in discesa, ho preso la ruota del belga che andava a chiudere su due fuggitivi e … mi sono trovato a fare la volata nel punto migliore. Putroppo, però, c’erano tre più veloci di me.” Un’onesta intellettuale che premia uno dei migliori giovani di questa annata. Un ragazzo che sa quello che vuole e ha il coraggio di non accampare scuse. Si dice, nello sport, che le scuse sono gli alibi dei perdenti. Edoardo per questo ha vinto il suo mondiale, e con lui tutto lo spendido gruppo di Rino De Candido, a cominciare dall’altro corazziere, Filippo Ganna.
A volte penso, guardando questi ragazzi di 17_18 anni che, se il futuro dell’Italia dipende da loro, allora possiamo coltivare anche un po’ di speranza.
Ha vinto, per la cronaca Jonas Bokeloh, ragazzotto di Hannover, che ha superato tutti in volata. In sala stampa ci dicono che quest’anno non ha raccolto nessun successo, tranne il campionato nazionale. Perbacco, pensiamo, questo vince una volta ogni tanto, ma quando lo fa, è una vittoria che pesa… Quando è passato in Italia, nella due giorni di Vertova, ha collezionato un 14° e 2° posto. Poi arriva il solito collega ben informato e ci svela che nel suo paese ha vinto otto volte… Sarà. Prendiamo atto, ma la cosa ci appare più pesante è che la Germania porta a casa il terzo oro di questi mondiali (oltre ad un argento). E non era ancora finita la giornata…
In questo sabato di quarti posti, per l’Italia, quello di Giorgia Bronzini è sicuramente il più doloroso. Il Dream Team del ciclismo femminile buca per la prima volta un podio (non accadeva da tempo) e fallisce la missione. Anche in questo caso controlla la corsa e annula le olandesi (per la verità già per metà annullate dalla caduta nella cronosquadre di domenica, che ne aveva messe due – e che due! – fuori gioco). Porta Giorgia Bronzini alla volata tanto voluta dalla squadra e sperata da noi appassionati. Poi non si capisce cosa succede e le due maglie azzurre in testa ai 50 metri (quella di Rossella Ratto e della Bronzini) si trasformano in un quarto posto e poco più. Tanta rabbia e delusione, per un’occasione che forse non si riproporrà più in futuro. La sorte è strana, la vittoria la vedi sfuggire proprio nel momento che ti appare più concreta che mai.
Vince la francese Pauline Ferrand Prevot, già campionessa del mondo nel crosscountry (quest’anno nella staffetta) e incredula per una volata che l’ha catapultata al centro del mondo. Con una sincerità disarmante Pauline ha ringraziato pubblicamente la squadra tedesca che nell’ultimo chilometro ha chiuso sulle ultime quattro fuggitive (tra cui la Longo Borghini e la Vos). Attonita Lisa Brennauer in conferenza stampa ha risposto “non c’è di che...” per lei un argento che messo accanto agli ori nella crono e cronosquadre rendendo “Ponferrada un’esperienza indimenticabile“. Per la Germani significa la quinta medaglia in questo mondiale: 3 ori e 2 argenti.
E domani, tra i pro, c’è un certo Degenkolb dato per favorito…
AU

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