
La Red Bull–BORA–Hansgrohe ha presentato la sua stagione partendo dai suoi giovani due dei quali rappresentano anche il futuro del ciclismo italiano. La prima parte della presentazione del team infatti è stata dedicata al talento dei suoi ragazzi, a cominciare da Giulio Pellizzari e Lorenzo Mark Finn, entrambi rinnovati a lungo termine e sempre più centrali nella strategia futura del team.
Per Pellizzari la stagione che verrà rappresenta una grande opportunità di poter guadagnarsi in futuro i gradi di capitano unico. Dopo due anni di gavetta e gregariato nei Grandi Giri, impreziositi da una vittoria di tappa e da due sesti posti in classifica generale, il marchigiano avrà nel 2026 i gradi di cocapitano al Giro d’Italia. Dividerà la leadership con Jai Hindley, che ha già sollevato il Trofeo Senza Fine. La squadra lo considera ormai pronto per competere ad armi pari con i migliori: le esperienze accumulate sulle salite del suo primo Giro e alla recentissima Vuelta lo collocano tra i nomi più intriganti della prossima Corsa Rosa. Proprio il Giro d’Italia della Red Bull apre un tema interessante, che la formazione tedesca sembra voler ricalcare anche al Tour: partire con due capitani. Ancora non sappiamo se questa scelta porta più vantaggi o rischi: dipende sempre dall’intelligenza dei corridori e dei tecnici. Il tempo ci darà una risposta.
Per quanto riguarda Lorenzo Finn, la formazione ha confermato la scelta di correre ancora nella categoria cadetta. Diciotto anni appena compiuti, già campione del mondo junior e campione del mondo U23, continuerà a correre tra gli Under 23 con la maglia iridata sulle spalle. Il suo passaggio al WorldTour è programmato per il 2027, senza accelerazioni forzate. È una scelta che conferma l’approccio metodico della squadra allo sviluppo del talento: Finn è considerato uno dei prospetti più brillanti del ciclismo mondiale, e la decisione di farlo crescere un altro anno all’interno del programma Rookies risponde alla volontà di accompagnarlo verso la massima categoria con un percorso solido, strutturato e privo di pressioni premature. L’orizzonte, però, è già definito: sarà uno degli uomini su cui Red Bull–BORA–hansgrohe costruirà il proprio futuro.
All’interno della stessa strategia si inserisce naturalmente il nuovo arrivato più atteso, Remco Evenepoel, che nel 2026 debutterà con il team. Il belga non correrà il Giro, preferendo un avvicinamento “classico” al Tour de France, che condividerà in co-leadership con Florian Lipowitz. Il suo inizio di stagione sarà sorprendentemente precoce, con la cronometro a squadre della Mallorca Challenge prima di affrontare la Volta a la Comunitat Valenciana. La primavera di Evenepoel sarà costruita attorno alle Ardenne, dove tornerà per misurarsi su terreni che esaltano le sue caratteristiche. Amstel Gold Race e Liegi-Bastogne-Liegi dovrebbero essere appuntamenti certi, mentre la partecipazione alla Flèche Wallonne dipenderà anche dalle condizioni meteorologiche. Poi la concentrazione si sposterà rapidamente verso il Tour, dove Evenepoel e Lipowitz formeranno una coppia inedita e tatticamente imprevedibile: due corridori della stessa generazione, già capaci di salire sul podio della Grande Boucle, ma in momenti molto diversi della carriera. La loro complementarità tecnica apre scenari interessanti in vista della corsa che partirà da Barcellona. Il fatto che, almeno sulla carta, Remco non sarà il capitano unico ci dice anche che il campione olimpico non è più considerato un corridore da gare a tappe e, soprattutto, che nel confronto con Pagacar da solo non ce la può fare. La formazione tedesca pensa che mettendo lo sloveno nella morsa della coppia Lipowitz-Evenepoel si possa riuscire a far saltare il banco…Vingegaard permettendo.
Primož Roglič ha messo chiaramente nel mirino la quinta vittoria al Giro di Spagna, un traguardo che lo proietterebbe in una dimensione leggendaria. Il 2026 potrebbe essere l’anno del record, e la cronometro inaugurale di Montecarlo rappresenterà per lui una sorta di passerella simbolica prima dell’ennesima battaglia sulle salite iberiche. Il suo percorso di avvicinamento passerà da Tirreno-Adriatico, Itzulia e Romandia, un trittico che da sempre gli consente di affinare la condizione. Questa scelta dimostra anche che il campione sloveno ha preso atto della differenza rispetto ai più giovani avversari e abbandona ogni velleità su Giro e Tour per concentrarsi su una gara che conosce bene e tradizionalmente meno difficile dal punto di vista del numero di contendenti alla vittoria.
