Di Federico Roman
Siamo alla seconda intervista. E’ il turno di Marco Di Paola. Fra pochi giorni si rinnova il consiglio e la presidenza federale. Marco Di Paola, avvocato. Nato a Roma il 7 maggio 1968. Nel 1978 ha iniziato a montare a cavallo al Pony Club di Roma con Adriano Capuzzo. Cavaliere amatore, “ippogenitore” e proprietario di cavalli sportivi di alto livello. Dal 2003 al 2006 Presidente Nazionale dei Giovani Costruttori (Ance). Dal 2017 Presidente della Federazione Italiana Sport Equestri (Fise). Dal 2021 membro di Giunta del Coni. Si candida per un terzo mandato come Presidente Fise.
Dressage – Iniziamo con la cosa più chiara. Con il “progetto Croce” degli anni 90, la Federazione aveva investito in esperienze pluriennali di cavalieri italiani all’estero, nella creazione dei Centri Federali a Roma e Milano, l’utilizzo di cavalli esperti acquistati ed ottenuto il supporto di tecnici stranieri di alta caratura (Theororescu, Schultenbaumer, Ramseier ecc ) . Questo aveva portato la squadra italiana alle Olimpiadi due volte, e raggiunto come fiore all’occhiello il 5° posto dei Mondiali dell’Aia 1994, su 15 squadre presenti. Finito quel meccanismo, a cominciare già dal secondo mandato di Cesare, l’allontanamento dai vertici mondiali è stato costante, tamponato a turno individualmente dall’importata Pia Laus, da Valentina Truppa, Sangiorgi e Zaza, con risultati via via al ribasso. A Parigi nessun italiano in gara, nemmeno a titolo individuale. Il Dressage da solo non ce la fa proprio. Hai delle idee, dei nomi od ipotesi di struttura nuova a cui affidare studio e nascita di proposte?
Marco Di Paola: “Il progetto del Presidente Croce, che stimo e con cui abbiamo condiviso un percorso sportivo nel mio primo quadriennio, è stato moto utile nel periodo storico in cui è stato attuato. Riproporlo ora sarebbe impossibile. Però la bontà della scuola italiana costruita in quegli anni si può ritrovare nel successo dei nostri ufficiali di gara, dove non è il cavallo a fare la differenza. Tra tutti Enzo Truppa è stato il Delegato FEI alle ultime Olimpiadi”.
“Lo sport in generale, e quello equestre in particolare, negli ultimi anni è cambiato radicalmente, si è molto estremizzato, e abbiamo potuto godere dei risultati di poche individualità che sono state in grado di reggere il passo imposto soprattutto dalle nazioni del nord Europa. Purtroppo, stiamo parlando di individualità che dobbiamo ringraziare una per una per l’impegno che hanno profuso per difendere con onore il tricolore. Non credo nell’interventismo federale. La Federazione deve stimolare la crescita di un sistema, di una cultura e di una mentalità, fornire guide tecniche adeguate, creare occasioni sportive, supportare la progressione in gara, ma non può più costituire una scuderia di cavalli federali”.
“Abbiamo utilizzato alcuni progetti delle precedenti gestioni come gli stage sul territorio per promuovere la disciplina, ma nell’ultimo quadriennio abbiamo cambiato strategia e abbiamo investito molto sui giovani per cercare di non affidarci solo alle individualità, ma per creare un sistema e soprattutto una mentalità. Alcuni degli atleti più esperti si sono rivelati anche ottimi istruttori e abbiamo avviato una collaborazione molto stretta e sinergica tra la Federazione e i vari team già presenti”.
“La Federazione si è affidata a Laura Conz e Valentina Truppa coadiuvate dal sig. Fourage, un tecnico di primo livello internazionale. Sono stati anni di intensa collaborazione con tutti i team presenti e devo dire che iniziano a vedersi i risultati con i primi podi nei campionati continentali giovanili. Ritengo che nel prossimo quadriennio continueremo su questa direzione poiché i progetti devono avere un respiro nel medio periodo e i successi si costruiscono con il tempo e la fiducia”.
Completo – Il Completo è sempre riuscito a presentare una squadra ai Giochi , con l’eccezione di Londra 2012, anche se successivamente si è sempre qualificata all’ultimo momento, col sistema dei recuperi . Da Atlanta inclusa, sono 8 edizioni, vediamo un solo italiano entrare nei primi 10, Fabio Magni quinto a Sydney, con Vittoria Panizzon 11a a Londra, come secondo miglior risultato. La squadra mai oltre il sesto piazzamento. La Fise ha investito molto nell’organizzare frequentemente da noi Campionati Internazionali in ogni fascia, i numeri dei praticanti sono definiti sempre in crescita, gli impianti per allenarsi ci sono ed anche di ottimo livello . I cavalieri “dilettanti per professione” stanno via via rinunciando, sostituiti sempre più da professionisti per diletto, con alle spalle la capacità personale o familiare a grossi investimenti in cavalli ed attività. Nemmeno i più votati al commercio riescono a far quadrare i bilanci a lungo senza sostegni esterni. Cosa manca e cosa si dovrebbe fare?
Marco Di Paola : “Anche il Concorso del Completo non è rimasto indenne dalla rapida evoluzione dello sport. Se già guardiamo le Olimpiadi del 2012 anche la disciplina del Completo è cambiata notevolmente e già nel 2012 non c’erano professionisti per diletto, ove mai ce ne fossero stati nel passato. Prima la prova di campagna faceva la differenza, oggi se non fai una prova di addestramento ai massimi livelli e due zeri e nel tempo nella prova di campagna e salto, scivoli immediatamente nella seconda parte della classifica”.
“Questo impone un cambiamento di organizzazione, di staff e quindi di costi. Ulteriore difficoltà sono i costi dei cavalli che stanno assumendo valori proibitivi come nelle altre due discipline olimpiche. Aggiungiamo la perdita per diversi anni del CEF dei Pratoni del Vivaro che ci aveva impoveriti ulteriormente di occasioni sportive e di allenamento. Devo però riconoscere, che in questa disciplina l’evoluzione e la crescita della mentalità dei nostri atleti sta avvenendo più rapidamente. Abbiamo diversi cavalieri residenti all’estero, che non hanno nulla da invidiare ai migliori atleti delle altre nazioni.
Siamo sicuramente al passo con le migliori nazioni. Abbiamo vinto -tra l’altro- un bronzo a un europeo senior e un oro a un europeo YR. Nel circuito delle Nation Cup figuriamo sempre ai massimi livelli e ci siamo guadagnati sul campo le qualifiche olimpiche sia a Tokyo e sia a Parigi. E consentimi di dire che se a Parigi non avessimo avuto quell’incidente con il cavallo di Emiliano Portale avremmo chiuso al quarto posto la prima prova, che per noi è sempre stata la più ostica. Questo per dire che la strada corretta è stata imboccata. Oggi, grazie a ingenti investimenti della Federazione abbiamo recuperato il CEF, ma gli investimenti più onerosi restano sempre sulle spalle degli atleti che praticano lo sport agonistico”.
“In questa disciplina a differenza delle altre credo che l’investimento sui cavalli giovani possa fare la differenza e sarà uno degli obbiettivi per il prossimo quadriennio. L’altro è quello di aiutare i nostri cavalieri che se lo possono permettere, ad assumere un’organizzazione più imprenditoriale per svolgere la propria attività. Il commercio non deve essere un fine, ma un mezzo per praticare sport agonistico”.
“La Federazione effettua molti investimenti per contribuire a far svolgere gare, promuove lo sviluppo della disciplina, certamente questi investimenti possono essere migliorati e mirati meglio. Però credo che con impianti come quello del CEF e di Montelibretti possiamo cercare di far abbassare il baricentro dello sport agonistico dal centro Europa verso l’Italia, in maniera da diventare un punto di riferimento per lo sport agonistico, limitare ai nostri atleti le costose trasferte e soprattutto creare occasione di scambi commerciali con l’Europa. Anche in questo settore non ci mancano i migliori professionisti del mondo per organizzare eventi di massimo livello, con il Campionato del Mondo del 2022 abbiamo dato una grande dimostrazione di capacità e professionalità”.
Salto Ostacoli – I percorsi di Emanuele Camilli a Parigi ci hanno riempito di gioia. Ma un raggio di sole non fa primavera. Specie un raggio partito dalla Germania, e con il Team Schockemöhle alle spalle. Molti tra i migliori espatriano con danno grave per il Paese. Esempio, tecnica, relazioni, cavalli, denari che si riversano altrove.
Alle Olimpiadi ultima squadra presente ad Atene 2004, con due Chimirri, Arioldi e Garcia: settimi. Il miglior individuale dai data base risulta ancora Raimondo D’Inzeo, tanto criticato allora, con il dodicesimo piazzamento di Montreal 1996. Sono numeri di una cruda realtà che negli ultimi decenni nessun mandato presidenziale è riuscito a scalfire. A fronte l’enorme flusso di denaro che circola nel nostro mondo, specie dal salto ostacoli, e non mi riferisco ai denari della FISE, non è nato un sistema che renda possibile un’attività in Italia sufficientemente e selettivamente remunerativa verso l’élite agonistica nemmeno in questa popolare specialità. Immaginiamo Completo e Dressage.
Dopo due mandati diciamo di assettamento, pensi che siamo destinati al perdurare di questa situazione ed aspettiamo che nascano per caso altri tre o quattro Camilli, od hai in tasca delle idee da realizzare, veramente potenti e nuove, magari su un progetto ad 8 anni?
Marco Di Paola: “La disciplina del Salto Ostacoli è quella dove il cambiamento dello sport equestre moderno è più visibile e tangibile. Negli ultimi 10 anni viviamo un’altra realtà. I montepremi e le competizioni di alto livello impongono un passo incredibile. Per stare ai massimi livelli devi avere almeno quattro primi cavalli e un’organizzazione che ti consente di passare ogni settimana da un continente all’altro. Però devo dire che abbiamo dei cavalieri eccezionali, figli di un’ottima scuola e cultura equestre, che ci rappresentano molto degnamente in giro per il mondo. Abbiamo ben quattro cavalieri tra i primi cento e due tra i primi trenta del ranking mondiale. Questi sono i numeri che contano”.
“Inutile parlare delle Olimpiadi di Atene 2004 dove si partecipava senza qualifiche e si arrivava settimi con 44 penalità, era un’altra epoca. Basta guardare le penalità di Parigi 2024. Ma i paragoni sono inutili. Inutile confrontare il circuito di fine anni novanta o inizio duemila dove c’erano massimo uno o due internazionali cinque stelle al mese in tutto il mondo, con i tempi attuali dove ogni settimana solo in Europa ci sono sette o otto CSI o CSIO cinque stelle al mese”.
“Abbiamo ereditato una Federazione in cui mancavano successi da almeno 25 anni, anni Novanta inizio 2000. L’unico è stata la meravigliosa medaglia d’argento ai Campionati Europei Senior del 2009. I nostri atleti in questi ultimi 8 anni hanno colmato 25 anni di un vuoto enorme con le vittorie, prima degli Europei 2009 e ultimamente le due coppe a Piazza di Siena oppure il Gran Premio Roma oppure le Coppe delle Nazioni vinte in giro per l’Europa oppure i Gran Premi che vincono continuamente o in cui si piazzano ogni settimana. Non riesci a goderti una vittoria che la settimana successiva ci sono due CSIO e due CSI cinque stelle in corso. La differenza però la fanno sempre e solo i cavalli. Quando un nostro cavaliere incontra un cavallo buono ottiene risultati formidabili. Quindi i cavalieri ci sono, mancano i cavalli. Anche qui ho trovato nel 2017 una Federazione con dirigenti sportivi che mi chiedevano di valorizzare i circuiti e i montepremi nazionali, quando il mondo equestre andava nella direzione opposta. Non ci stava visione e progettualità. SI replicavano progetti pensati 15 anni prima”.
“Un esempio tra tutti la qualifica per la partecipazione alla nuova divisione FEI viene stabilita in base ai punti ranking dei migliori cavalieri di ogni nazione. Se i nostri cavalieri non sono nei posti più alti del ranking mondiale, non ci potremmo mai qualificare. Ho dovuto fare una rivoluzione culturale e generazionale supportato dall’esempio che ci è stato offerto da tanti nostri cavalieri che hanno trovato successo nel mondo e nelle migliori scuderie straniere”.
“Oggi numerosi cavalieri italiani sono nei più alti posti della ranking mondiale, hanno organizzazioni moderne, strutturate e professionali, e soprattutto sono cittadini del mondo, come tanti campioni di altri sport. Questo è l’esempio da seguire. E soprattutto è un grande merito dei nostri atleti. La Federazione con una forte leadership, una credibilità consolidata e un buon rapporto con i cavalieri potrebbe stimolare la costituzione di consorzi di proprietari per l’acquisto di cavalli adeguati allo sport moderno. I consorzi che frazionano la proprietà dei cavalli consentono di non motivare la vendita poiché il guadagno diviso in tanti potrebbe non essere interessante”.
Formazione Istruttori – Cerco di stringere . Il sistema della formazione Istruttori come oggi concepita, nasce nel quadriennio 97-2000. Tutte le modifiche normative adottate nel tempo, i testi scritti, le slide riviste e quant’altro, se guardiamo i campi prova delle gare elementari, non ci danno l’impressione di avere ottenuto né omogeneità, né qualità. Ed alla lunga nemmeno prodotto delle generazioni di atleti con un ritorno paragonabile allo sforzo burocratico, ai numeri coinvolti ed ai costi collegati. Chi iniziava a 10 anni nel 2000, oggi è un cavaliere maturo ultratrentenne. Del Completo posso dire con certezza che i migliori insegnanti hanno radici del tutto diverse dall’apparato federale esistente oggi. Anche a livello Docenti, non esiste confronto vero né una visione comune . Che fare ? Diceva un certo Vladimir Ul’janov più di cent’anni fa.
Marco Di Paola: “Probabilmente andrò controcorrente, ma non sono così critico verso un sistema di Formazione di cui subisco gli effetti, senza averli provocati. Almeno per il momento. Tra una decina di anni si potranno vedere le conseguenze del nostro lavoro attuale. Comunque, voglio difendere i nostri quadri tecnici. Infatti se, nonostante una carenza di cavalli, i nostri atleti si confrontano ai massimi livelli sicuramente è merito della scuola e della cultura equestre che abbiamo, o meglio avete, promosso”.
“Se siamo la settima Federazione su 48 del CONI per numero di atleti, il merito è degli istruttori e delle scuole. Quando siamo arrivati non esisteva un programma didattico, un materiale didattico, i docenti e gli esaminatori coincidevano, ogni docente insegnava quello che voleva e ogni esaminatore domandava quello che preferiva. Non esisteva un linguaggio comune. Bene adesso esistono il programma e il materiale didattico, una commissione unica di esami che omogenizza il giudizio”.
Quadri tecnici di alto livello – Ogni azienda con budget e numeri corposi come quelli della nostra Federazione (mi pare ben oltre i 20 milioni di euro l’anno), si occupa di formare od acquisire e migliorare i quadri direttivi, attraverso i classici strumenti di esperienze differenziate e di livello progressivo, confronti, stages, contatti piramidali e trasversali nonché verifiche finali. Mi pare che la nostra ottica sotto questo profilo sia piuttosto chiusa nel ridefinire dettagli marginali od attribuire al tecnico di turno responsabilità importanti molto intrecciate con aree dove il suo campo d’azione è nullo. Spesso l’apparato burocratico detta alla fine le regole, che a volte non hanno nessuna correlazione con le indicazioni di strategia sportiva e della tecnica . I nostri unici quadri che potremmo inserire in una prima fascia a livello internazionale sono Giudici, Delegati tecnici e Disegnatori di percorso , nati dalla propria capacità e proprio lavoro. L’esperienza di chi aveva frequentato come Istruttore da vicino esempi e cultura del mondo internazionale si sta disperdendo. Ci hai pensato ? Succederà qualcosa di nuovo ?
Marco Di Paola : “Condivido che i docenti possono essere un aspetto su cui migliorare. Su questo argomento reputo necessaria una riflessione, con una precisazione che bisogna anche distinguere, come a scuola, i livelli. Esiste l’insegnate per le elementari, per le medie, il liceo e l’Università. Ognuno deve avere il proprio ruolo e la propria competenza. Non possiamo avere solo professori universitari. Non credo che la macchina burocratica si sia impadronita dell’indirizzo strategico, forse era così in passato. Se dovesse accadere ancora la responsabilità sarà solo mia e della mia dirigenza, perché non saremo in grado di farci rispettare e di controllare. Sulla Formazione bisogna fare certamente ancora passi avanti. Insisto che abbiamo ottima scuola. La prova è nei formidabili atleti su cui possiamo contare e che, nonostante la carenza di cavalli, riescono a primeggiare in campo internazionale. La contro prova invece è nelle professionalità eccezionali (Ufficiali di gara, Direttori di campo, ecc.) che proponiamo. Qui il cavallo non fa la differenza e abbiamo i migliori in ogni settore. Con una base larga e una piramide alta, possiamo lavorare sulla qualità. Possiamo creare al CEF una vera Accademia e valorizzare i nostri “professori universitari” nel loro giusto ruolo”.
Il mondo dei Pony – Ricordo, che poco dopo la tua prima elezione, ci incontrammo ai Due Ponti a Tor di Quinto. E mi prendesti un po’ in giro sui miei discorsi di tecnica, scuola, assetto eccetera, dicendo che col sistema di crescita esponenziale nel mondo pony previsto, tutto si sarebbe sistemato. Hai qualche ripensamento? a che punto è la realtà pony come propedeutica al dopo nelle discipline Olimpiche? Che collegamento statistico c’è nelle presenze con le squadre Pony e successivamente Juniores e YR?
Marco Di Paola: “Non mi permetterei mai di prenderti in giro su argomenti seri come assetto o tecnica. Forse potevo essere critico sul fatto che in quel momento la priorità fosse la qualità quando non avevamo la materia prima su cui lavorare. I Pony Club sono un’attività molto seria e soprattutto un’incredibile risorsa se ben utilizzati. Rappresentano una formidabile porta di accesso allo sport equestre. In questi anni abbiamo decuplicato i numeri e aperto i pony club a tutte le discipline. Abbiamo costituito un dipartimento dedicato al movimento ludico e amatoriale che va a gonfie vele. Ora bisogna lavorare su come indirizzare questo enorme volume di ragazzi verso le discipline agonistiche. Anche qui con alcune precisazioni. Non è detto che tutti ambiscano a fare le Olimpiadi, non è detto che tutti si possano permettere di fare l’agonismo, non è detto che tutti vogliano fare le discipline olimpiche. Quindi bisogna ragionare con una mentalità aperta e non a senso unico verso l’altro livello”.
Lo spoils system e la frattura con l’esperienza – L’attribuzione di incarichi dirigenziali, tecnici e no, nel tempo ha seguito sempre di più le regole dello spoils-system, che non dimentichiamo è contrapposto al merit-system. Nel decennio 90-2000 è iniziato il progressivo ridimensionamento di chi, a prescindere dalle sue reali capacità, non condivideva alcuni indirizzi del vertice politico, diventato successivamente allontanamento da ogni incombenza di rilievo. Pensa che nel 2009 sono dovuto intervenire personalmente con Paulgross, per sbloccare la strada verso la presidenza alla Commissione FEI del Completo di Giuseppe della Chiesa, perché coinvolto a livello di amicizia nella candidatura di un antagonista alle elezioni FISE. Questo approccio ha avuto il risultato di cambiare tutto il quadro tecnico ad ogni nuova Presidenza, impedire l’accumulo di esperienze e di contatti all’estero e perdere spesso i migliori sul campo, anche perché spesso i migliori sono quasi sempre meno malleabili.
Mark Phillips ha seguito gli americani per 20 anni, Hans Melzer altrettanto i tedeschi e per 16 anni assieme a Chris Bartle. L’amico Rüdiger Schwarz ha lavorato a Warendorf una vita ( 30 anni) seguendo pony, Juniores e YR. Thierry Touzaint selezionatore in Francia per 25 anni . Dei giganti a confronto con i nostri migliori e tutti con un passato agonistico personale di massimo livello ed esperienze come TD, disegnatori ecc in tutto il mondo. Che percezione hai del quadro che ho descritto? Facciamo qualcosa in merito ?
Marco Di Paola: “Non sono d’accordo sul concetto di spoil system. Si tratta di una questione di visioni. Una dirigenza che ha un programma ed è stata eletta per attuare quel programma, cerca di valorizzare le professionalità che condividono quelle idee e quelle visioni. La nostra dirigenza ha inserito, anche con coraggio, tantissime nuove leve e non ha perso alcune professionalità esperte che hanno fatto parte di precedenti gestioni. Personalmente ho un ottimo rapporto con Mauro Checcoli, Cesare Croce, Andrea Paulgross e Vittorio Orlandi, quindi mi ritengo trasversale a tutti”.
“Non nascondo che ricevo tanti consigli, qualcuno lo condivido e lo attuo e qualcun altro non lo condivido. Hai nominato Giuseppe della Chiesa che è una risorsa preziosa per gli sport equestri ed è stato un supporto fondamentale nella organizzazione dei Campionati del Mondo del 2022. Abbiamo condiviso un progetto e delle linee strategiche e ognuno ha rispettato il proprio ruolo e le proprie competenze, portando a casa un successo organizzativo e soprattutto in armonia. Non ricordo che ci sia mai stata una discussione. Ho il difetto di essere patriota e cerco di valorizzare prima le professionalità italiane e, solo se non ci sono, quelle straniere, ma con lo stesso concetto con cui ho impostato e gestito il rapporto con Giuseppe della Chiesa. Quindi sull’argomento sono veramente aperto a qualsiasi confronto. Credo che bisogna anche dare spazio alle nuove generazioni perché ci è stato un blocco tra fine e inizio nuovo secolo che ha rallentato alcuni cambiamenti”.
Dirigismo Sportivo e liberalizzazione – A confronto con i sistemi organizzativi di quasi tutte le altre nazioni, anche grazie la legge istitutiva del CONI , la nostra Federazione ha una presenza massiccia ed estesa in tutti gli ambiti dell’equitazione, e di fatto indirizza ed amministra attraverso i centri sportivi ed il tesseramento obbligatorio, anche una grossa parte di attività non agonistiche. Da noi non esiste ad esempio la possibilità di fare una gara a livello giovanile senza una associazione di appartenenza, un istruttore responsabile e tutta la catena collegata. Quando portai Luca su un pony a fare delle garette in Gran Bretagna anni addietro, lo iscrissi direttamente alla B.H.S. e montavamo a casa di Michael ed Angela Tucker, con i cavalli stabulati a qualche chilometro in una scuderia da corsa. Tutto molto libero ed elastico. Non hai mai avuto dubbi che la crescita in ogni ambito nel tempo della presenza pubblica, che carica sulla Federazione enormi responsabilità, debba ad un certo punto essere ridimensionata aprendo all’iniziativa privata le fasi iniziali come in molte nazioni agonisticamente avanzatissime? O come nella corsa, il nuoto, la bicicletta, il beach volley od il pallone, dove si inizia per diletto anche con piccoli confronti agonistici e senza nessun tesseramento?
Marco Di Paola: “Mi trovi perfettamente in linea, ho un animo liberista. Però non possiamo ignorare che il sistema da decenni che è impostato in questa maniera e cambiamenti troppo repentini possono danneggiare tanti operatori che hanno organizzato la propria attività sulle regole esistenti. Ritengo che abbiamo introdotto molte importanti innovazioni e semplificazioni e sono altresì convinto che possiamo introdurne ulteriori. Però con i giusti tempi e modi e soprattutto nel rispetto delle regole vigenti. Non ti nascondo che stanno cambiando abitudini, modelli organizzativi e anche le influenze di altre nazioni contribuiscono ad accelerare i cambiamenti. Ormai si verifica una “contaminazione” più rapida delle best practices straniere. La stessa Riforma del Lavoro sportivo potrà essere un’importante opportunità per attuare dei cambiamenti organizzativi. Una Federazione moderna deve indirizzare il proprio movimento verso questi cambiamenti e non difendere modelli oramai superati. Personalmente dico a tutti i nostri circoli che dobbiamo vincere la sfida con la concorrenza non sull’esclusiva, ma sulla qualità della nostra offerta. E i numeri ci stanno premiando”.
