Sab, 7 Febbraio 2026
CiclismoPerché Sanremo è sempre la Milano-Sanremo

Perché Sanremo è sempre la Milano-Sanremo

Perché la Milano-Saremo è sempre la corsa più bella e affascinante. Tutto quello che c'è da sapere sulla Classicissima di Primavera

Adesso immaginati un sorta di degustazione verticale di Sanremo. Intendendo bene: la Milano-Sanremo. Aspettando la Classicissima di Primavera, ci sono ricordi, calici di edizioni, che coinvolgono tutti i sensi. Pedalando, possono deliziare tutti i palati. Ce ne è per tutti i gusti (e tipi di corridori) ed è, forse, la ragione per la quale questa corsa ha un fascino da morire. Ce ne sono alcune, di Milano-Sanremo, di vittorie e bottiglie da stappare, nella lunga storia di questa bellissima Classica Monumento, che non si può evitare di ricordare. Ma andiamo per ordine. E raccontiamo il Monumento.

La primavera ciclistica

Nella primavera lombarda nel ciclismo non è il 21 marzo ma il 19, da sempre,  quando viene San Giuseppe e fioriscono quei piccoli fiori rosa nei giardini di casa. I fiori di San Giuseppe. La primavera lombarda che pedala è il 19 marzo o dintorni, quest’anno il 22, purché cada di sabato anche se c’è stata qualche eccezione). Da tradizione, la città di Milano si mette ad attendere con leggera emozione che la corsa della Classica Milano-Sanremo scatti dal via della Chiesa Rossa. Sul Naviglio.  È solo una corsa ciclistica, ma il suo fascino va molto oltre.

La Classica più bella

La sua fama è internazionale, per molti è la Classica più bella. La annoverano nelle corse monumento. Sono più di cento anni che in questo sabato a tre quarti del mese di marzo le strade si tingono dei colori dei campioni – corridori tutti, che si sfidano in bicicletta, lungo i chilometri che collegano l’operosa Milano, sede della Gazzetta dello Sport, organizzatrice di eventi ciclistici, con la Riviera dei Fiori. Una sfida nella sfida, dove vale oro anche una fuga bidone, dove si brucia la fatica in cerca del sogno, del successo, della gloria.

Vincere la Milano-Sanremo è da giganti

Vincere è da giganti. Partecipare da campioni. La partenza era all’alba, da sempre, un po’ più in là con il tempo nelle edizioni moderne, tra folla e le bandiere scattava la corsa. I ciclisti partono, con il cuore che batte. Il sole si leva sull’Appennino ligure (quando si leva). E la fatica, dopo tanta pianura e applausi da mettere in saccoccia al passaggio della corsa, per chi pedala inizia a diventare una lotta. Anche contro il vento. Che spesso si oppone al sogno dell’uomo in avanscoperta o del vincitore.

La salita del Turchino

Con il suo cielo azzurro, quasi una fuga dall’inverno, la salita del Turchino fa scoprire con emozione la Riviera, che si specchia nel mare. Bellissimo il tratto lungo la costa. Il paesaggio della Milano-Sanremo è composto da una natura che ride di mimose e da una folla festante, in un percorso che accompagna gli eroi che corrono veloci, verso la meta finale. Sanremo li attende, con il suo sole e il suo mare li accoglie. La fatica si dissolve in un attimo di gloria da cogliere in via Roma. Sul podio le miss e i baci, con i fiori che cantano Sanremo.

La Milano-Sanremo è una gara di passione, di coraggio e di idee

È una corsa di fughe in discesa, di resistenza agli attacchi, dove la velocità del gruppo che scollina sul Poggio è ogni anno più possente. È la corsa del coraggio di attaccare la velocità, una velocità che si conquista macinando fatica per quasi 300 km. Dicevamo di assaggi verticali di Sanremo: la storia ci potrebbe ubriacare.

Il primo fu Lucien, il primo italiano Ganna (Luigi)

Il primo assoluto, nel 1907, fu il francese Lucien Petit-Breton. Il primo italiano su quel podio fu Luigi Ganna, nel 1909. Il primo campionissimo della storia, Costante Girardengo di Novi Ligure, l’ha vinta 6 volte. 7 volte il cannibale Eddy Merckx. Che va per gli 80 anni e il Museo del Ghisallo lo festeggerà a breve.

L’anno vinta uno dopo l’altro anche quei due: Saronni e Moser. Due che richiamano gusti opposti, come bere un Rosso di Montalcino o un Trentodoc. Magari uno spumante di Moser, un  51,151, un metodo classico (da record) questo, che peraltro ci risulta piacere molto anche a Beppee Saronni. Pronti a beccarci la smentita, ma li abbiamo visti proprio berlo insieme e brindare. Dopo una sciabolata dello Sceriffo, si sa.

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Foto mostra Milano-Sanremo Archivio Digitale Museo del Ghisallo

La Milano-Sanremo1983 e 1984

Settantaquattresima edizione della corsa, fu disputata il 19 marzo 1983 , per un percorso totale di 294 km. Fu vinta dall’italiano Giuseppe Saronni, giunto al traguardo con il tempo di 7h07’59” alla media di 41,217 km/h.

La Milano-Sanremo 1984, settantacinquesima edizione della corsa, fu disputata il 17 marzo 1984, per un percorso totale di 294 km a vincere fu l’italiano Francesco Moser, giunto al traguardo con il tempo di 7h22’25” alla media di 39,872 km/h.

Lo Squalo di Messina

Vincenzo Nibali è l’ultimo italiano della storia di questa corsa monumento, l’ha conquistata nel 2018, dopo Filippo Pozzato nel 2006. Per molti italiani la storia può finire anche lì: con il coraggio di esserne il campione. Il coraggio di Nibali. Il coraggio di osare.  

Calici da abbinare consigliati per chi ha questa classe: uno su tutti, si chiama non a caso Fausto Coppi, ed è ottenuto da uve Timorasso che esprimono qualità e complessità, fini e uniche. Minerale,  sapido, lungo, caldo e fresco insieme. Un calice che non si dimentica. Meglio due. Un vino di quella classe che si conquista facendo fatica e con tanta pazienza.

Sanremo, la corsa infinita

E veniamo al vino superlativo d’annata. Un certo super premiato che ha questo nome sull’etichetta: Tadej Pogačar, che corre questa Sanremo 2025 a caccia del mito. Di corse ne esistono tante, ma una sola riesce a parlare al cuore del ciclismo e dei ciclisti come la Milano-Sanremo. È lunga, silenziosa, inafferrabile. Ti abbraccia nella calma piatta della pianura e poi ti getta nella leggenda su una riga di mare. E chi osa sognare può scrivere la storia. Come vuole fare Tadej Pogačar.

Pogačar la correrà da gigante

Se c’è una corsa che ha visto passare i giganti della strada e ha consacrato campioni che sembravano venire da un altro mondo è la Milano-Sanremo, la Classicissima di primavera, è infatti più di una corsa: è un racconto epico che ogni anno si riscrive con inchiostro diverso ma sempre sulla stessa pergamena. Da oltre un secolo, 288 chilometri che partivano dalla Milano operosa, la città dei dané, per tuffarsi nella pace ristoratrice del Mar Ligure e nella città del festival della canzone italiana e del Casinò. Dalla Chiesa Rossa sul Naviglio Pavese fino a Via Roma a Sanremo, città dei fiori. Il Festival e del ciclismo che annuncia la bella stagione.

La Sanremo e basta

Strano destino, però. Oggi si dovrebbe chiamare Sanremo e basta perché parte da Pavia, anche se si chiama ancora Milano-Sanremo, un nome che richiama i monumenti di questo sport, perché sono corse di biciclette ma anche opere d’arte (sociali). E in tutta sincerità speriamo che torni ad essere Lei. E basta. È un monumento che talvolta rischia di sfiorire, distrattamente, persino a primavera. Una primavera che si presenta fredda e minacciosa, come dicono le previsioni meteo: brutto tempo, vento gelido. Sarà un segno? O forse solo la cornice perfetta per un’impresa da leggenda?

Tadej Pogačar lo sa

Pogačar lo sa. E non è un corridore qualsiasi. È uno che il ciclismo lo vive da innamorato pazzo, è uno che non si accontenta di vincere, vuole entrare nella storia. La Sanremo lo ossessiona, si dice. “La corsa più difficile da vincere”, afferma più di una volta. Non perché sia “dura in salita”, ma perché è una partita a scacchi che si decide in un respiro: un colpo secco sul Poggio, una discesa a capofitto, un attimo di esitazione e tutto svanisce.

Edizione 2024, ripassino

L’anno scorso ci ha riprovato Pogačar: è partito forte, ha infiammato il Poggio. Ma davanti aveva Van der Poel, il figlio d’arte, altro fenomeno delle corse impossibili di un giorno. Quest’anno Tadej torna, più forte, più deciso. Arriva dal capolavoro delle Strade Bianche (che noi inseriremmo fra i Monumenti ma ci sarà il tempo). Stiamo correndo troppo. Un anno fa andò così.

Philipsen, vittoria da record. Il belga, scortato nel finale da Van der Poel, batte allo sprint Matthews nell’edizione più veloce di sempre (46.112 km/h). Pogacar, all’attacco sul Poggio, per la prima volta sul podio della Classicissima. È  uno sprint al cardiopalma a premiare Jasper Philipsen in una Milano-Sanremo che, per la prima volta in 115 anni di storia, supera il muro dei 46 km/h (46.112). Il colpo di reni è stato decisivo nel duello tra il corridore belga e Michael Matthews, a coronamento di un finale emozionante con i grandi favoriti che si sono sfidati in una serie di scatti e controscatti. È stato Tadej Pogacar ad aprire le danze sul Poggio con un doppio attacco che ha visto pronto a rispondere in prima persona Mathieu Van der Poel.

I due scollinavano l’ultima ascesa di giornata con un piccolo gap, ricucito in prima battuta da Thomas Pidcock e successivamente dal gruppetto di inseguitori dai quali provavano ad evadere in sequenza, nel tratto di avvicinamento a Sanremo, Matej Mohoric e Matteo Sobrero. L’ex campione italiano a cronometro veniva ripreso a 800 metri dall’arrivo nuovamente da Pidcock che rilanciava l’azione e si presentava in testa al cartello dei 200 metri.

Le trenate di Van der Poel e Stuyven riportavano sotto il gruppo prima dello sprint, in cui Matthews veniva superato all’esterno da Philipsen in prossimità della linea del traguardo. Per il belga, che aveva aperto il suo score stagionale alla Tirreno-Adriatico, è la prima vittoria in una Classica Monumento. Alle spalle di Matthews – terzo podio alla Classicissima dopo il 2015 e il 2020 – Pogačar aveva la meglio su Pedersen con Bettiol, primo degli italiani, a chiudere la top 5.

Albo d’oro per iridati, ripassino

Il palmarès della Milano-Sanremo parla chiaro: non è mai stata una corsa per tutti. Ha vinto Eddy Merckx, ha vinto Binda, Gimondi, Saronni. Campioni del mondo che si sono infilati la maglia iridata e hanno tagliato per primi il traguardo di Via Roma. L’ultimo è stato Giuseppe Saronni, nel 1983. Nessuno in maglia iridata ha più alzato le braccia a Sanremo. E Pogačar vuole rompere anche questo tabù: è il dominatore del presente, ma con l’anima dei corridori di un tempo. Sembra dissacratore moderno ma ama la fatica antica. Per lui vincere a Sanremo non è solo un altro trofeo. È entrare nel mito, accanto ai giganti.

Casa Italia c’è

Attenzione, però. Gli avversari (made in Italy) non mancano. Filippo Ganna e Jonathan Milan hanno provato il finale di corsa, si preparano a un colpo da finisseur. Van der Poel, dopo la Tirreno-Adriatico, torna dal Belgio e promette scintille. E c’è Jasper Philipsen, il velocista che ha già fatto saltare il banco in Via Roma. Roulette al Casinò. Sabato partiranno tutti. Da Pavia a Sanremo, da un sogno all’altro con la storia da scrivere con le gambe.

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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