Peter Sagan fuga all’antica per domare la Roubaix ed entrare nella storia

Peter Sagan fuga all’antica per domare la Roubaix ed entrare nella storia

Non accade tutti gli anni che una maglia iridata sfili vittoriosa sotto il traguardo della Parigi-Roubaix. Anzi ad essere corretti, accade raramente. E quando succede bisogna alzarsi in piedi ed applaudire. Guardarsi attorno e cercare di fotografare il momento. Perché è di quelli storici, che non si dimenticano. Soprattutto bisogna ricordarsi il nome del vincitore, perché si tratta di un campione. Possiamo dire che l’accoppiata Mondiali Roubaix è come un certificato di garanzia: se la cogli sei uno che entrerà nelle leggenda di questo sport. E’ successo a Rick Van Looy, ad Eddy Merckx, a Francesco Moser, a Bernard Hinault. E’ successo, ieri, anche a Peter Sagan. Per lui seconda classica monumento, dopo il Fiandre del 2016 e 104° successo in carriera. Sicuramente il più importante; sicuramente il più bello.

Si dice, e non è sbagliato, che non sono i campioni che mancano all’albo d’oro della Roubaix, ma la Roubaix che manca nell’albo d’oro di un campione. Se non la corri e, soprattutto, se non la vinci non puoi sperare di entrare in un olimpo ristretto. In base a questo principio, Bernard Hinault la corse due volte. Nel 1981 la fece sua in maglia iridata. Sceso dalla bici esclamò: “Mai più”. Ed infatti non ci è più tornato. Nonostante fosse francese (e alla classica francese mancano da tempo ormai proprio i francesi) nonostante avrebbe potuto vincerla ancora.

Peter Sagan ha scelto il modo migliore per entrare nella storia di questa classica (e quindi di questo sport). Ha infuocato la vigilia con accuse e proclami. Accuse verso un gruppo a suo dire troppo docile nei confronti della Quick Step. Proclami legati ad una condizione buona, si, ma non ottimale. Insomma pretattica nella quale però sono caduti in molti. A cominciare da un gruppo dei big irretito nel momento del suo attacco. Quando mancavano 55 chilometri alla conclusione e di strada, da fare, ce n’era ancora tanta.

Sagan ha attaccato, staccato e rilanciato. Ha risposto, anche in questo, a chi lo accusava di aver vinto tre mondiali praticamente correndo solo sulle ruote dei favoriti. Ha incontrato un compagno di fuga, Silvan Dillier che non si è sottratto, pur sapendo di avere un destino segnato. Ha sfruttato al meglio il lavoro del suo unico compagni di squadra in grado di aiutarlo, Daniel Oss, bravo a stoppare fuggitivi come Van Avermat e inseguitori come Terpstra. E’ arrivato a Roubaix pronto per la volata, che ha vinto agevolmente, entrando, così, d’incanto in una nuova dimensione. Quella del corridore eterno.

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