Piero Gabrielli, signore del campo, flanker nella vita

Ventuno anni fa se ne andava Piero Gabrielli, grande animatore culturale di Via Margutta dal 1974 al 1994 dopo un passato da terza linea nella Rugby Roma e nella Nazionale Italiana. Un esempio di come lo sport può cambiare le cose...

Piero Gabrielli, signore del campo, flanker nella vita

Pubblichiamo con piacere l’articolo completo ricevuto da “Fair Play News del 15 dicembre” edito dal Comitato Italiano Fair Play, Associazione Benemerita riconosciuta dal CONI che ricorda un grande personaggio dello sport e della cultura italiana.

“Ventuno anni fa se ne andava Piero Gabrielli, grande animatore culturale di Via Margutta dal 1974 al 1994. Rievocare i venti anni passati con Piero Gabrielli e delle sue idee è come ripercorrere un periodo incantato, fatto di intuizioni, ma anche di una carica emotiva sempre ispirata al sentimento dell’amicizia e al desiderio di “stare insieme”.

Nel 1974 aveva rilevato il locale al n.82, l’Osteria Margutta, che sarà da quel momento il centro operativo per tante iniziative sociali e culturali.

Un passato da campione nazionale di rugby, uno sport fatto di sudore e fango, dove si conquista la meta metro per metro e dove sul campo nascono le amicizie che durano per tutta la vita. Uno sport dove il lavoro di squadra è la base della riuscita del successo. Passarsi la palla vuol dire che da solo non ce la puoi fare, ma avanzi solo se riesci ad avere una intesa col tuo compagno e ad essere il suo sostegno se scatta lui in avanti. Nel rugby il leader non esiste, perché è con l’aiuto di tutti che è possibile arrivare in meta.

Per capire questo spirito basta leggere una sua poesia sul rugby:
Rugby Roma – Quel gruppo di amici

“Acquacetosa 1947 ”
…. un campo di carbonella, una tribuna sconnessa, improbabili docce,
scarpe chiodate.
Lunghi treni notturni:
gli amori, il lavoro, l’università. L’amicizia dissolve
Le paure di una guerra e Nascono le speranze.
Il compagno di una partita:
il sudore,
la fatica,
la personalità,
il coraggio.
Amico mio

Piero

Quando fu colpito in casa da problema della disabilità, Piero si comportò con lo spirito del rugbista: riunire intorno a sé una squadra per affrontare insieme i mille problemi che sarebbero venuti fuori.

Chiamò i suoi vecchi amici rugbisti e, con un passato anche da grande impresario musicale e teatrale (negli anni ‘50 e ’60 era stato l’animatore del famoso locale di famiglia “Le Grotte del Piccione, in Via della Vite, e del Cab 37, dove si svolse gran parte della vita mondana di quel periodo, immortalata da Federico Fellini nella Dolce vita) raccimolò personaggi che aveva lanciato nel suo locale, oramai diventati famosi, ma sempre a lui riconoscenti ed affezionati, come Enzo Iannacci, Umberto Bindi, Bruno Martino, Gigi Proietti, Maurizio Costanzo, Pippo Franco, Giampiero Fineschi, Nicola Arigliano, Basso Valdambrini, Franco Cerri, I gatti vicolo miracoli, Nunzio Rotondo, il Quintetto di Enzo Jannacci, il Quintetto di Lucca, Fatima Robin’s (che aveva sposato Fred Buscaglione), Carlo Loffredo, Chet Baker. Piero, con l’aiuto degli artigiani, commercianti, galleristi e antiquari, di Via Margutta, fondò il movimento chiamato “mille bambini a Via Margutta”: per informare sulla prevenzione e per una cultura dell’integrazione. Piero aveva in mente non di fondare una delle tante associazioni per i problemi dell’handicap, ma capì che era necessario fare cultura per informare, per prevenire, per integrare. Nel 1974 avendo ospitato per quattro anni la rivista letteraria “il Caffè”, diretta da Gian Battista Vicari, era entrato in contatto con i grandi nomi della letteratura contemporanea e dell’arte, da Italo Calvino, a Achille Campanile, da Gaio Fratini, a Arthur Adamov, da Raimond Queneau, a Giuseppe Ungaretti, Dino Buzzati, Jean Ferry, Ennio Flaiano, Jean Tardieu, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Aldo Palazzeschi, Pier Paolo Pasolini, Natalia Ginzburg, Beppe Fenoglio, Guelfo e Giorgio De Chirico.

Con il loro aiuto riuscì ad organizzare eventi letterari, cimentandosi come editore, per attirare, attraverso conferenze stampa, a base di pranzi e cene all’Osteria, l’attenzione dei mass media e poter parlare di prevenzione e integrazione, due parole che nel 1975 erano tabù, non solo nella vita dei semplici cittadini, ma anche nelle facoltà universitarie. Ancora oggi a distanza di quasi quaranta anni si stenta ad introdurre le giuste misure per una nascita consapevole, per evitare i rischi delle malattie infettive in gravidanza, per ottenere nelle cliniche private tutti gli accorgimenti per un parto sicuro; si pensi com’era nel 1975. Piero entrò in contatto con i migliori genetisti, psichiatri, infettivologi di allora. Coinvolse il Prof. Bruno Dallapiccola, il Prof. Claudio Giorlandino, il Prof. Vizzone, il Prof Carlo De Bac, il Prof. Mino Bolognesi e Leda Colombini (tra i fondatori della UDI e strenuo difensore dei diritti delle donne e delle mamme in carcere) ed i politici di allora in quattro dei più importanti Congressi Scientifici degli anni settanta e ottanta, nei quali furono messe le basi per la futura legge quadro n.104 del 1992, sulla assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, le barriere architettoniche, il pericolo di un tuffo in acque basse. Tra le tante pubblicazioni che ne uscirono fu messo a punto un opuscolo sulla prevenzione che ancora oggi è una pubblicazione valida ed attuale per le giovani coppie al fine di affrontare una procreazione consapevole o una gestazione in sicurezza.

Piero ha inteso la vita di Via Margutta, come quella di un paesino di provincia, dove tutti si conoscono e dove gli interessi sono comuni, dove, come diceva lui, “diciamoci buongiorno”.
A lui si deve anche la nascita dell’Associazione Internazionale di Via Margutta, con cui ha promosso attività culturali di ogni tipo, soprattutto quando c’era da denunciare misfatti o ingiustizie sociali.
Fu così anche, quando, nel 1987, fu abbattuto, per errore, con l’ordine di un Pretore un po’ distratto, un alloro di trecento anni; un albero oggetto di una disputa giudiziaria tra un gallerista, ed il nuovo proprietario dello studio ex Jandolo. Le radici dell’albero avevano divelto il pavimento della galleria ed il tronco, pendente su un muro, era causa di pericolose crepe. La causa tra i due pretendenti si concluse in pretura con un salomonico decreto di abbattimento dell’alloro. Così Piero descrive l’accaduto:

“Da tempo immemorabile, nel cortile del 53/a, esisteva un alloro.
Questo alloro aveva dato frescura ad artisti e scrittori che andavano a far visita al grande antiquario Augusto Jandolo che, al 53/a, aveva il suo studio.

Fra i tanti visitatori: Pirandello, Trilussa, Petrolini, Marinetti.
Il 14 luglio del 1987, veniva decretato l’abbattimento dell’alloro.
“I Marguttiani si riunirono e avviarono una colletta per piantare, nello stesso posto, una magnolia come segno di continuità e di vita.
Ogni anno, alla ricorrenza, ci si incontra per far festa.
La festa del rispetto della vita.
Per stare insieme, per ricordare la storia culturale di Via Margutta e, soprattutto, per fare programmi per il futuro, di una strada di Roma che non deve essere dimenticata.”

Da allora, il 14 luglio, giorno del misfatto, si celebra ” La festa della Magnolia ” con balli, cene, canti popolari e bandistici, premiazioni con targhe in marmo, o di ceramica, a letterati, artisti, scienziati, sportivi, giornalisti.
Piero fondò anche la Forep, fondazione per l’epilessia e per la ricerca delle malattie rare, con la scoperta di un tipo raro di epilessia del quale, purtroppo, ne soffre suo figlio Paolo.

“Mille bambini a Via Margutta” ha coinvolto, ogni anno, migliaia di bambini sotto i 14 anni dal 1975 al 1980, nella composizione di disegni, poesie, e storie. Bambini di paesi di tutto il mondo partecipando a questo gioco di civiltà hanno inviato ogni anno migliaia di disegni da esporre in Via Margutta. L’esposizione dopo un fermo nel 1980 è ripresa dal 2007 al 2010.

Nel 1980 l’idea di Piero del “teatro come forma di integrazione”.
Luigi Squarzina, nominato direttore artistico de Teatro di Roma, in una conferenza stampa, nell’ambito del Teatro come servizio alla città, annunciava abbonamenti speciali ai portatori di handicap, in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali.
Prendendo la parola quale Presidente di Mille bambini a Via Margutta, Piero “scippò” in due minuti a Squarzina la promessa di un “laboratorio teatrale integrato” per ragazzi con e senza problemi di comunicazione”.
Il laboratorio debutta al Teatro Argentina con “Gli Uccelli di Aristofane” e poi “La Tempesta di W. Shakespeare”.
Interpretato da ragazzi con e senza problemi di comunicazione (enfatizzando la parola handicap che per Piero era una “marchiatura”), per dimostrare che, se, in certe condizioni, insieme agli altri, i ragazzi con problemi, facendo leva sulle loro residue possibilità, possono raggiungere certi risultati sul palcoscenico, nelle stesse condizioni, insieme agli altri, possono superare gli ostacoli della scuola, del mondo del lavoro e della vita. I giovani attori vanno in scena all’Argentina, poi al Teatro Ateneo, al Flaiano, al Teatro delle Muse. Sono ricevuti dal Presidente Sandro Pertini, vanno in tournèe in Spagna, a Madrid, ricevuti dalla Regina Sofia, recitano alla Sala Nervi in Vaticano, al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II e, nel 1985, in onore della “Fondazione John F. Kennedy”, al Teatro dell’Opera, alla presenza del Presidente Francesco Cossiga e della famiglia Kennedy.

Oggi il laboratorio, sotto la direzione di Roberto Gandini e Luigia Bertoletti, porta il nome di “Piero Gabrielli”, è istituzionalizzato tra il MIUR, il Teatro di Roma e l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Roma e coinvolge ogni anno, con i laboratori decentrati, una trentina di scuole medie e alla fine di maggio conclude i lavori debuttando in due o tre recite al teatro Argentina.
Piero considerava anche il rugby un gioco educativo e terapeutico. Nel 1997 la URC Unione Rugby Capitolina, composta da soci ex giocatori di rugby, dedicava a Piero il Torneo di minirugby del club. In contemporanea con i genitori del minirugby fu messo a punto un progetto, presentato in Campidoglio alla Sala del Carroccio, di integrazione attraverso il rugby, con una tipologia organizzativa simile a quella del laboratorio teatrale.

Il progetto è stato realizzato, col sostegno di Mille bambini a via Margutta, nel 2005 da Francesca Rebecchini con l’inclusione di dieci/dodici bambini con la sindrome di down nelle squadre del minirugby dai 6 ai 10 anni. Denominato “Una meta per crescere” oggi il progetto vanta successi che sono sotto gli occhi di tutti: i bambini down, vincendo la diffidenza di genitori e operatori, giocando a rugby insieme agli altri bambini, oltre ad una notevole fisicità, hanno acquistato indipendenza e autostima, per l’ utilizzo del rugby come strumento di pedagogia sociale, ma, soprattutto, per il supporto (il sostegno nel rugby) dei loro compagni più fortunati, impegnati inconsapevolmente in un servizio civile.

Il 3 febbraio 2007, su proposta di Mille bambini a via Margutta, il Sindaco Valter Veltroni ha intitolato tre strade a tre grandi campioni di rugby, Piero Gabrielli, Bubi Farinelli e Paolo Rosi, campioni di rugby. A Piero Gabrielli, il largo su Via dei Campi Sportivi, dov’è l’Istituto di Medicina dello Sport, a Bubi Farinelli il largo adibito a parcheggio di fronte al Circolo Canottieri Aniene e a Paolo Rosi, l’ex Campo di Atletica delle Aquile, trasformando la zona dei campi sportivi dell’Acqua Acetosa in un polo toponomastico di rugby unico in Italia, soprattutto in una città del centro Italia, come Roma, non certo a vocazione rugbistica. Tre campioni, amici inseparabili in campo e nella la vita, tutti e tre ai Campi dell’Acqua Acetosa, dove si sono conosciuti e dove continueranno, idealmente, a passarsi la palla ovale.

All’Osteria Margutta nel 1987 iniziò un rito conviviale per ricordare lo scudetto della Rugby Roma del 1947: da allora le vecchie glorie del rugby ogni primo mercoledì del mesi si incontrano per ricordare gli anni passati in campo. Per stare insieme. Il rito continua ancora , dall’Osteria Margutta al Circolo Paolo Rosi e ora al CUS Roma, a dimostrazione che il rugby unisce gli uomini in campo e nella vita.

Mille bambini a Via Margutta ancora è operativa e porta avanti le idee di Piero che continuano a seminare lumi di civiltà: una civiltà fatta di amore e volontà,
Perché”- diceva lui da rugbista– “non devi arrenderti mai, ma solo quando l’arbitro ti rimanda degli spogliatoi. “

da “Fair Play News del 15 dicembre” edito dal Comitato Italiano Fair Play, Associazione Benemerita riconosciuta dal CONI

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