Viaggiare in biciclettaPietro Franzese: "La mia Sicily Divide"

Pietro Franzese: “La mia Sicily Divide”

L’itinerario, da Trapani a Catania lungo il cuore della Sicilia, 460 km per oltre 8000 metri di dislivello, nasce durante la pandemia con lo scopo di aiutare le comunità delle aree interne della Sicilia

Questo entroterra, dove ancora ti guardano un po’ strano e esclamano ‘che venite a fare qua!’ ha un fascino unico

Sicily Divide, secondo classificato all’Oscar del Cicloturismo 2023, è il trail che ha forse colpito maggiormente la fantasia dei turisti viaggiatori.  L’itinerario, da Trapani a Catania lungo il cuore della Sicilia, 460 km per oltre 8000 metri di dislivello, nasce durante la pandemia con lo scopo di aiutare le comunità delle aree interne della Sicilia, messe inginocchio dai fenomeni dello spopolamento e della perenne crisi economica. L’idea alla base del progetto è stata da un lato di risanare le economie locali con la diffusione di buone pratiche nell’accoglienza del cicloturista con la creazione di una rete di bike hotels, ciclofficine e checkpoint per timbrare la credenziale; dall’altra di diffondere nelle popolazioni locali la volontà di “esistere ancora e di resistere all’oblio” che solo l’incontro con i cicloturisti può dare.

Con li passaggio di 1800 ciclisti nel 2020, 3200 nel 2021 e circa 6000 nel 2022, Sicily Divide ha generato un importante indotto economico in aree dove li cicloturismo semplicemente non esisteva.

Il riconoscimento arrivato dall’Oscar del Cicloturismo premia quindi un gruppo di appassionati che hanno dimostrato concretamente la capacità di resilienza della bicicletta. A maggio Pietro Franzese, youtuber cicloviaggiatore, punto di riferimento social per tutti chi programmi viaggi in bici, l’ha percorsa, subito dopo essere tornato dagli Usa, dove aveva attraversato il paese dalla California alla Florida, sempre in bicicletta, per la promozione del progetto della onlus ‘Plastic Free’. Abbiamo fatto con lui una chiacchierata, per farci raccontare le sue impressioni, considerazioni e qualche consiglio. Ne è nata un’intervista che rappresenta forse il modo migliore per descrivere e presentare questo trail, non banale e alla portata di tutti, ma dal grande fascino.

  • Sicily Divide attraversa la Sicilia lungo la direttrice ovest-est, nel cuore dell’isola e propone un profilo altimetrico particolarmente impegnativo. E’ così difficile come sembra?

Non nascondiamoci, non è un itinerario che si può fare senza un minimo di preparazione, fisica ed anche mentale, perché si attraversano zone completamente isolate. E’ un itinerario organizzato, non è un percorso come ce ne sono tanti, abbandonato e reale solo sulla carta. In Sicily Divide c’è un’idea dietro, una struttura che anche nel nostro caso ci ha aiutato quando ne abbiamo avuto bisogno. L’altimetria e severa nel senso che non è una cosa per principianti. E’ qualcosa di un pochino più avanzato, non troppo, però, che si può fare tranquillamente nei sette giorni proposto dagli organizzatori.

  • Com’è la condizione delle strade?

Sono rimasto molto sorpreso perché solitamente quando uno pensa al Meridione gli vengono in mente strade poco curate. Invece ho viaggiato su strade di ottima qualità e poco trafficate. Solo in rarissime occasioni ci è capitato di trovare strade poco attrezzate o battute.

  • Bici da strada, gravel o mtb?

Decisamente bici da strada e se non si vuole seguire perfettamente la traccia gpx allora in gravel. Se in MTB, al massimo una full: ma non ce n’è bisogno.

  • Si può fare in ebike?

Sicuramente anche in ebike, si limita la fatica e si gode di più il paesaggio. Le strutture per la ricarica ci sono..

  • Esiste una segnaletica, oppure ci si affida solo al gpx?

L’organizzazione c’è sempre e noi stessi ci siamo trovati nella condizione, in una giornata con molto vento e non in grado di procedere, di chiamali per avere assistenza. In breve ci hanno fornito di un van per coprire i chilometri mancanti. Non è come tanti trail ricordati prima, che scarichi la traccia e poi chi si è visto si è visto. Alla partenza è possibile ricevere un sacchetto con dentro il paper, tipo Santiago di Compostela, che permette di mettere i timbri nei posti dove si alloggia o nei bar affiliati. Sicily Divide ha un suo logo e una sua identità. Parlare di un viaggio alla ventura non è proprio il caso, anzi. Logicamente c’è pane anche per chi vuole un’avventura, ma con la consapevolezza di qualche sicurezza in più.

  • La cosa che affascina di questo itinerario è il fatto che attraversa zone della Sicilia lontane dal turismo di massa?

La Sicilia che noi tutti conosciamo è quella delle coste. Questo entroterra, dove ancora ti guardano un po’ strano e esclamano ‘che venite a fare qua!’ ha un fascino unico. Sono bellissime le strade che ho attraversato (a maggio, ndr); un tripudio di colori che andava dal rosso del trifoglio, che loro chiamano la suda in dialetto, al verde dei boschi. In quei giorni aveva piovuto è i colori, soprattutto il verde, hanno assunto tinte più forti, disegnando panorami difficili da descrivere.

Se c’è stato tanto da vedere, non ti dico le cose da mangiare! La Sicilia è ricca di sapori. E’ la regione più grande d’Italia, ma ogni singola provincia, addirittura ogni paese, ha gusti e panorami diversi. Sì il mare della Sicilia è incantevole, ma l’entroterra è unico.

  • Il tratto di itinerario che ti ha colpito di più dal punto di vista naturalistico

La parte dei Calanchi di Canizzola, prima di Catania, dopo Centuripe, perché sembra di essere su Marte, in un altro mondo. Tra l’altro noi siamo arrivati che L’Etna aveva eruttato. C’era la cenere che ricopriva strade e case. Mi ha stupito veramente tanto, ma anche il resto della Sicilia che in maggio esplode in una tavolozza di colori. Abbiamo percorso tratti di strada che sembrava di essere in Trentino, dopo pochi chilometri mi sembrava l’Abruzzo. Ecco, forse la caratteristica più sorprendete è stato il paesaggio che varia sempre e velocemente, molto più di quanto mi aspettassi.

  • L’incontro più originale

A Poggioreale. Se vai a cercare su Google, ti esce Poggioreale nuova perché la Poggioreale vecchia è crollata per il terremoto del Belice e dichiarata inabitabile.

Apro e chiudo parentesi: tutti noi siamo abituati a dire Bélice, ma in realtà questo è un errore, perché si dice Belice (parola piana, con l’accento sulla i). E’ successo che il primo cronista Rai che andò in quelle zone subito dopo il terremoto sbagliò la pronuncia ed allora tutti lo chiamano il Bélice.

Ecco, in questa zona dove ci sono tanti paesi diroccati a causa del terremoto abbiamo incontrato Enza che ci ha fatto una sorpresa. Per la colazione ci aspettavamo un classico cornetto e brioche invece ci ha preparato qualcosa degna di un Grand Hotel, sia per i sapori, che per la quantità. Ha anche insistito perché ci portassimo quanto preparato. Per i successivi due giorni abbiamo avuto le scorte di Enza: mitica. Tra l’altro ci ha fatto vedere con le sue mani come faceva gli arancini e ha aperto la sua cucina, mostrando un’umanità e una ricchezza che ci ha lasciati estasiati.

  • La situazione più difficile

Oltre al vento ti direi alcune salite, tipo quella per arrivare a Caltanissetta, che non finiva mai, perché il dislivello è tanto. Dura e memorabile anche la salita per arrivare a Enna. Ho scoperto che Enna è capoluogo di provincia più alto di d’Italia e.. bello, bello in alto!

  • Qual è l’attitudine delle persone nei confronti dei viaggiatori in bicicletta?

Buona, nel senso che ci siamo sentiti sempre accolti e ben accettati dalle persone che però quando più di una volta ci hanno accolto con la frase: ‘…ma che venite a fare qua?”

Da parte loro c’era stupore misto ad accoglienza; molto bello.

  • La situazione dei servizi (alberghi e ristoranti)?

Buoni, accoglienti, hanno un occhio di riguardo, soprattutto le strutture associate al Sicily Divide che hanno un senso non solo perché ti rilasciano il timbro, ma cercano in tutti i modi di aiutarti nel viaggio.

  • Siamo una rivista che strizza l’occhio alla cucina. La cena, o il pranzo, che ha colpito più la tua fantasia.

Non posso che risponderti ricordando Enza, di cui ho parlato prima. La sua colazione ha dato un’energia che ci ha permesso di affrontare la giornata con uno spirito diverso. Ma siccome non voglio apparire monotono, ti racconto anche un’altra bella esperienza. Abbiamo mangiato molto bene a Sambuca di Sicilia, al Caffè Beccadelli. In particolare sono rimasto folgorato dalle minne di virgini con la marmellata di zucchine: fotoniche!!

Anche in questo posto ci siamo sentiti coccolati: ci hanno accolto con grande disponibilità e addirittura fatto vedere le cucine.

  • Tre cartoline che porti con te di questo viaggio

La partenza a Trapani, perché lì Tirreno si lega con il Mediterraneo e si respira un’aria diversa. L’entroterra, per quella varietà continua che ho descritto prima.

L’ultima cartolina che mi riporto a casa sono i paesi diroccati che sembrano usciti da un’altra epoca. Poggioreale in particolare mi ha colpito profondamente, come anche il Cretto di Burri (Gibellina), un luogo da visitare assolutamente.

  • Non so se lo sai, ma c’è stato un periodo storico in cui la Sicilia voleva diventare il 49° stato degli USA e in alcuni casi il legame tra la regione e gli states è stato più forte di quanto si pensi. Se ti chiedessi di trovare un legame tra le terre che hai attraversato (e le persone che hai incontrato) in America e in Sicilia, riesci a fare un collegamento, anche se ardito?

Mentre ero lì non ho pensato a questa cosa, anche se in alcuni casi, per esempio a Poggioreale, chi ci ha ospitato ci ha ricordato che il paese si è spopolato anche prima del terremoto, con molte persone emigrate in Australia e negli States. Adesso che mi fai riflettere ti dico che si percepiva, un po’ in tutto il viaggio, la sensazione di ‘spopolamento’ dovuto all’emigrazione. Il legame forse più diretto, però, è stato a livello naturalistico: i Calanchi. Tra Centuripe e Catania c’è questo panorama che mi ha ricordato molto il deserto di Sonora, il tratto dell’America che mi ha colpito maggiormente nel mio viaggio precedente. Terre senza niente, senza nulla, senza quasi natura, perché sono un territorio marziano.

  • Che consigli ti sentiresti di dare a chi volesse fare lo stesso viaggio?

Ci vuole un po’ di preparazione, per il dislivello. Non bisogna improvvisare. Siamo in Italia, ma si attraversano anche zone molto isolate. Prepararsi alle piccole cose che possono accadere, aiuta a non subire il viaggio ma a viverlo pienamente.

PER INFO: https://sicilydivide.it/

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Redazione
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