
Dai rumors delle ultime ore sembra proprio che, mentre la Germania ha deciso di ricostruire il suo calcio da Klopp e la Francia da Zidane, l’Italia sta per affidarsi ad Andrea Pirlo. Sì, avete letto bene, Andrea Pirlo, quello che ha fatto danni alla Juventus e Sampdoria e che ora allena una squadra neopromossa in prima serie negli Emirati.
Gli stessi rumors dicono che Giovanni Malagò non sia proprio convinto della scelta che ha fatto Paolo Maldini. Pare, fonte Corriere della Sera, che la coppia Maldini-Leonardo vogliano un allenatore a cui li lega una totale sintonia: allenatori più determinati come Conte o Mancini rischiano di impedire questo. In pratica, leggendo neanche tanto tra le righe, si capisce che Maldini e Leonardo non vogliono figure in grado di imporre le proprie scelte. Se fosse vero, non sarebbe un bell’inizio. Il mondo è pieno di yes-men, nessuno dei quali ha lasciato un contributo valido nei campi in cui opera. Un dirigente che pretende di avere al suo fianco solo persone che gli danno ragione, non è un buon dirigente, e si rischia il fallimento.
Torniamo quindi ai tormenti di Giovanni Malagò, che non è uno sprovveduto e di sport se ne intende. I sempre ben informati ci dicono che aveva promesso l’incarico a Mancini, amico di calcetto e del club Aniene. Se fosse stato così probabilmente non si sarebbe affidato a Maldini, che ha subito imposto Leonardo (un altro di cui non capiamo l’utilità). Certamente, però, sa che con Pirlo alla guida della Nazionale di calcio, si rischia di far svanire, nello spazio di poche partite, l’entusiasmo che aveva accompagnato la sua elezione.
I dirigenti bravi non vogliono attorno a loro yes-men, ma sanno anche scegliersi i collaboratori. Sbagliare con il CT è un rischio che Maldini forse si può permettere, Malagò sicuramente no. E per questo tentenna e spera che dal cilindro salti fuori qualche altro nome. Nel frattempo Guardiola ha declinato. Ufficialmente per motivi di famiglia. Noi crediamo invece che l’allenatore spagnolo abbia preferito non affrontare una sfida nella quale doveva ricostruire. La sua storia professionale del resto parla chiaro: ha sempre scelto di allenare (buon per lui) le prime della classe e l’Italia, in questa fase storica, non lo è proprio.
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