Playoff basket 2013: Roma vs Siena, rivincita o giustizia?

Playoff basket 2013: Roma vs Siena, rivincita o giustizia?
Un fase della semifinale Acea Lenovo (foto Ciamillo&Castoria)

Un fase della semifinale Acea Lenovo (foto Ciamillo&Castoria)

L’11 giugno si parte con gara 1 della finale playoff basket 2013: Roma contro Siena. C’è, a leggerla con l’occhio del tifoso e dell’appassionato, più di un tema affascinante in questa finale che in pochi, all’inizio della stagione (ed anche alla fine) avrebbero pronosticato.
Molti commentatori hanno sottolineato che Roma-Siena è una ripetizione della finale 2008. Allora Roma tentava di riconquistare una ribalta che aveva perso dai tempi de Il Messaggero (e che dopo la sconfitta in finale con Siena non raggiungerà più); dall’altra parte invece c’era la squadra che doveva confermarsi: già vincitrice l’anno precedente, destinata a dominare per altri anni ancora (fino ad oggi). Una rivincita, così è stato detto, più per Roma che per Siena.
Nella sostanza, a mio avviso, le cose non stanno solo così. Se, come mi auguro e come penso, Roma scalzerà Siena dal trono scudetto, giustizia sportiva, almeno parzialmente, sarà fatta.
Ho già provato a ricostruire cosa accadde all’inizio del dominio di Siena (leggi articolo), in occasione della pubblicazione delle intercettazioni della procura di Napoli, un anno fa.
Proverò a sintetizzare un pensiero che potrebbe non piacere ai tifosi di Siena e per questo me ne scuso in anticipo. La MensSana (Montepaschi) fu aiutata, chiaramente e palesemente, nella sua scalata ai vertici del basket italiano e a farne le spese prima di tutto la Virtus Roma (Lottomatica), altra “potenza” economica allora emergente. Nella stagione 2006_2007, in occasione della semifinale scudetto tra Roma e Siena, gli arbitri inanellarono una serie di errori che alla fine determinarono il risultato della serie (almeno 2 gare). Siena superò così l’unica squadra che in quella stagione l’aveva veramente messa in difficoltà, volando verso la finale e il suo primo scudetto. Roma invece si fiaccò nel morale e nulla poté l’anno successivo nella finale persa nettamente contro Siena e oggetto di intercettazioni (che poi, per la procura federale, non dimostrarono nessun reato sportivo).
Resto convinto, come ho scritto nell’articolo citato, che poteva essere un’altra storia, per Roma e per Siena. Ma il destino (solo il destino?) decise che doveva andare com’è andata, con Siena ancora sul trono tricolore e Roma, paradossalmente, tornata ai vertici proprio nella stagione in cui Toti, stanco delle poche soddisfazioni e di bruciare risorse economiche, aveva deciso di lasciare, restando al timone solo perché nessuno in città ha voluto sostituirlo.
Se Siena deve cadere (e prima o poi, come tutte le storie, questo accadrà), credo che sia giusto che a compiere l’impresa sia la squadra che più di altre ha pagato per la straordinaria rete di “sudditanze psicologiche” (nel migliore dei casi) che la banca, prima della squadra, erano riusciti a costruire. La giustizia sportiva, quella per capirci delle Procure federali, riguardo le famose intercettazioni non ha ritenuto di dover intervenire, nonostante gli esposti di Milano e della stessa Virtus. Il mio augurio è che la giustizia arrivi dal campo.
Antonio Ungaro

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