I Denver Nuggets fanno valere il fattore campo nella terza partita della semifinale ovest dei Playoff NBA contro gli Oklahoma City Thunder e vincono 113-104 dopo un tempo supplementare. Ora conducono 2-1; gara 4 è in programma domenica sempre alla Ball Arena.
Dopo la rovinosa sconfitta in G2, i campioni in carica sapevano di dover reagire e lo hanno fatto nel modo più incisivo. Jamal Murray è stato il trascinatore con 27 punti, mentre Michael Porter Jr. ha risposto alle critiche delle prime due gare firmando 21 punti pesanti, con tre triple decisive per tenere a galla Denver nei momenti più critici.
Nikola Jokic, pur in una serata storta al tiro (8 su 25 dal campo, 0 su 10 da tre), ha comunque chiuso con 20 punti e 16 rimbalzi e ha acceso l’overtime con il layup che ha dato il via all’11-2 decisivo. Aaron Gordon ha aggiunto 22 punti in una prova collettiva di maturità e sangue freddo.
Il match è rimasto in equilibrio fino al termine dei regolamentari, chiusi sul 102 pari dopo due errori nei secondi finali: Shai Gilgeous-Alexander ha sbagliato un jumper da 12 piedi, mentre Jokic ha fallito il buzzer-beater da 19 piedi. Ma nei cinque minuti extra, i Nuggets hanno fatto valere l’esperienza e la spinta del pubblico di casa.
Per OKC, è stata una serata complicata nonostante i 32 punti di un brillante Jalen Williams. Gilgeous-Alexander, uno dei candidati MVP della stagione, ha sofferto la difesa di Denver, chiudendo con 18 punti e un deludente 1 su 6 da tre. Anche Chet Holmgren ha dato il suo contributo con 18 punti e 7 rimbalzi, ma è mancato il colpo del ko nei momenti caldi.
I Nuggets hanno giocato tutta la gara sul filo dell’equilibrio, riuscendo a non lasciarsi travolgere dalla pressione. Lo stesso Porter, dopo due uscite da incubo a OKC (3 su 18 complessivo al tiro), ha aperto la serata con 5 su 5, tre triple comprese, dando fiducia e ritmo alla squadra.
E come da tradizione, anche l’arrivo prepartita ha fatto notizia: se lo scorso anno Jokic si era presentato vestito da Gru, questa volta il serbo ha scelto un travestimento da Joker, l’iconico villain della DC Comics. Un modo simbolico per caricare se stesso e l’ambiente: la partita, stavolta, non è stata una commedia, ma un thriller risolto nel finale da Denver.

