Qualcuno ha detto che questi playoff NBA sono stati il definitivo passaggio di consegne tra una generazione di star con l’altra nascente. Forse è vero: i grandi nomi, quelli che fino a poco tempo fa facevano sognare le franchigie e i tifosi, sono usciti di scena. Nelle finali di Conference non vedremo più i vari LeBron, Jokic, Doncic o Curry. La politica NBA è quella di equilibrare sempre e anche tra gli uomini simbolo c’è un deciso cambio di prospettiva. Ecco gli uomini dalla mano calda, quelli destinati a prendersi l’anello e le copertine dei giornali.
Jalen Brunson (New York Knicks)
Statistiche playoff: 28.8 punti, 3.9 rimbalzi, 7.7 assist a partita
È il riferimento tecnico ed emotivo di New York. Secondo miglior realizzatore tra i giocatori ancora in corsa, Brunson guida anche per tentativi dal campo: 22.3 a partita. È solido nei momenti che contano, soprattutto nei Game 1, dove ha segnato 30 o più punti con regolarità, arrivando anche a quota 43.
Anthony Edwards (Minnesota Timberwolves)
Statistiche playoff: 26.5 punti, 8 rimbalzi, 5.9 assist a partita
Impatto costante, ma soprattutto crescente. Oltre ai numeri da primo violino, Edwards si conferma letale dall’arco: 35 triple realizzate con il 44.2% contro Golden State. Le sue accelerazioni rompono gli equilibri e la sfida diretta con Shai Gilgeous-Alexander è destinata a segnare la serie.
Shai Gilgeous-Alexander (Oklahoma City Thunder)
Statistiche playoff: 29 punti, 5.9 rimbalzi, 6.4 assist a partita
Tra i favoriti per l’MVP stagionale, SGA continua a dominare anche nei playoff. Contro Minnesota ha sempre reso oltre la media: 35 punti, 7.3 rimbalzi, 6.8 assist di media in 23 sfide dirette. Il suo gioco fluido, la capacità di attaccare il ferro e di subire falli lo rendono difficilmente arginabile.
Tyrese Haliburton (Indiana Pacers)
Statistiche playoff: 17.5 punti, 5.5 rimbalzi, 9.3 assist a partita
Non brilla nei tabellini come gli altri, ma è il cervello dei Pacers. Leader negli assist tra i sei attaccanti in evidenza, gestisce il ritmo e coinvolge tutti. La sua produzione offensiva cresce nei momenti giusti e il 44.1% da tre è un’arma in più rispetto all’anno scorso.
Julius Randle (Minnesota Timberwolves)
Statistiche playoff: 23.9 punti, 5.9 rimbalzi, 5.9 assist a partita
Gioca con continuità e si prende le sue responsabilità senza bisogno di effetti speciali. I suoi numeri dicono tanto, ma è la sua versatilità a fare la differenza: può portare palla, punire dentro e fuori, e liberare Edwards da compiti secondari. Presenza fondamentale nei due lati del campo.
Karl-Anthony Towns (New York Knicks)
Statistiche playoff: 19.8 punti, 11.3 rimbalzi, 1.1 assist a partita
Sta offrendo una postseason solida, soprattutto sotto canestro. Ha chiuso in doppia doppia 7 delle ultime 8 gare. Contro Indiana ha una tradizione positiva: 27.8 punti e 11.1 rimbalzi di media in carriera. Resta da migliorare la gestione dei falli, che spesso ne limita il minutaggio.
