Guardando Tadej Pogacar oggi pedalare nella pioggia lungo i tornanti del Colombiere mi sono tornate alla mente tante cose che appartengono al ciclismo eroico. Mi è venuto in mente, soprattutto, una cosa che venti anni fa si diceva, parlando dei fenomeni del ciclismo destinati a dominare al Tour per anni.

Si diceva di Jan Ullrich, quando il tedesco si impose, nel 1997; ovvero che campioni simili nascono ogni 10 anni, di solito a metà del decennio.

Per suffragare questa teoria si fece notare che a metà degli anni ’30 nacque Anquetil (cinque Tour), a metà degli anni ’40 nacque Merckx (cinque Tour), a metà degli anni ’50 Hinault (5 Tour), a metà degli anni ’60 Indurain (5 Tour). A metà degli anni ’70 è nato Ullrich, ma non è stato lui il corridore dei 5 Tour, neanche dei tre o dei due. L’uomo dei 7 Tour è stato Lance Armstrong, nato nel 1971 (quindi non a metà). Poi, a metà degli anni ’80 è nato Chris Froome, che di Tour ne ha vinti 4. E per gli anni ’90?

Guardavo Pogacar ammazzare il Tour 2021, oggi sul Colombiere, e mi sono chiesto: quando è nato? Nel 1998. Non sarà a metà degli anni ’90, ma è lui il fenomeno del momento… e del futuro.

Sarà, senza ombra di dubbio, destinato a dominare la scena per i prossimi anni. Forse, se dovesse applicarsi in modo maniacale come il texano, potrebbe anche battere il record di 7 vittorie al Tour. Quello ufficiale di 5 sicuramente è alla sua portata, visto che probabilmente a 23 anni si porterà a casa il suo secondo.

Oggi, nel raccontare l’impresa del ragazzo di Komenda si sono sprecati i paragoni. I meno colti (parlo dei telecronisti) hanno scomodato il Pirata Pantani per la sua facilità a saltare gli avversari in salita. Paragone banale e non calzante. Pantani è stato un sopraffino scalatore, in grado di vincere Giro e Tour nello stesso anno per un’impresa che resterà nella storia. Ma che avrebbe avuto difficoltà a ripetersi con regolarità se non gli avessero disegnato il Giro sulle sue caratteristiche nel 1999.. poi è andata come sappiamo.

Altri commentatori, sicuramente più accorti e colti, hanno richiamato il tasso Hinault, in grado di ammazzare la corsa quando voleva, lo stretto indispensabile. Una tappa e via…

Credo che Pogacar oggi ha ricordato a tutti che al cospetto di una generazione di fenomeni (Bernal, Evenenpoel, Van der Poel, Van Aert) lui è il Merckx della situazione. Ha vinto, ed è bene ricordarlo, la Liegi 2021 allo sprint su Alaphilippe; ha annichilito la concorrenza nella prima crono del Tour, schiantando nella mente prima che nel fisico Roglic; ha poi lasciato fare ieri, in una tappa che richiamava proprio la Doyenne, accumulando anche minuti di svantaggio; ha chiuso il Tour, oggi, nella prima vera tappa di montagna.

Se non il Tasso potrebbe sembrare il Cannibale; in qualsiasi caso stiamo parlando di paragoni di peso. Non un corridore qualsiasi, ma un campione di quelli che nascono ogni dieci anni.

E per i prossimi 10 siamo a posto.

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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