Gio, 19 Febbraio 2026
CiclismoPogacar cala il poker, Van Aert fa saltare il banco

Pogacar cala il poker, Van Aert fa saltare il banco

La passerella finale, in una Parigi che profuma ancora di Olimpiade, è gara vera, con il dominatore costretto a cedere all'uomo più amato del ciclismo moderno

Tour de france - Van Aert

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sulla magia del ciclismo, oggi il finale del Tour de France credo li abbia spazzati via tutti.

Parigi non è Nizza. Parigi è Parigi, città che sa ancora di Olimpiadi, che obbliga tutti a mettersi l’abito lungo, quello delle grandi occasioni e accoglie il suo Tour con una delle tappe più belle di sempre. Il gran finale della Grande Boucle consegna il poker a Tadei Pogacar ma ritrova uno dei campioni più amati del ciclismo degli ultimi anni che fa saltare il banco. Non è una passerella, non è un tappa per brindare, sorridere, fare e foto dopo tre settimane di fatica. E’ una tappa vera, che toglie il fiato, colorata di un giallo coraggioso perchè, con la pioggia battente che rende infido il pavè, che senso avrebbe rischiare, stare là davanti a giocarsela, che senso avrebbe “combattere”. Ma Pogacar è questo ciclismo qui. Un ciclismo d’avanscoperta, generoso, esaltante, vittorioso che si batte anche quando viene battito come è accaduto oggi da un gigante assoluto come Wout van Aert.

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L’ultima tappa del Tour de France è una cartolina da Parigi che fa venire la pelle d’oca, un poster gigante che racconta una corsa di giganti e la bellezza del ciclismo con il gruppo che passa attraverso il Museo del Louvre e lascia ammirati. Che passa sui Campi Elisi, sopra la Senna, che gira intorno all’Arco di Trionfo che accarezza la Torre Eiffel con la “firma” della pattuglia area transalpina, l’Armée de l’Air et de l’Espace come dicono con la solita enfasi i cugini… 

Vince un gigantesco Wout Van Aert, essenza di un ciclismo d’autore che oggi sul muro magico di Montmarte dove sono assiepati decina di migliaia di tifosi e che  le olimpiadi ha consacrato al ciclismo che conta, torna ad essere il campione che è che qualcuno ha qualche volta messo in discussione. Sull’ultimo strappa piega un Pogacar forse affaticato da tre settimane di corsa in testa e i suoi compagni di avventura e va a regolare i conti con il destino con una delle sue più belle vittorie di sempre. Van Aert c’è. C’è a Parigi e c’è ancora per il ciclismo tutto che ovviamente tira un sospiro di sollievo perchè un fuoriclasse del genere fa bene a tutti. Il resto è Tadej Pogacar che vince il suo quarto Tour e che qui voleva vincere perchè lui corre per vincere. Sempre.

Un poker che lo consacra tra i grandi di sempre anche se forse non ce n’era bisogno perchè lo sloveno, dovesse anche smettere di correre domattina, è di diritto nel gotha di questo sport: uno che a 26 anni ha gia messo in bacheca anche un Giro d’Italia, due Giri delle Fiandre, tre Bastogne Liegi, quattro Giri di Lombardia e un mondiale ormai può solo rincorrere i record. Si lascia alle spalle un Tour dominato.

Una vittoria netta, forse non da fenomeno, ma da padrone assoluto a cui oggi voleva aggiungere la chicca finale. Non c’è riuscito non perchè non ci abbia provato ma perchè ha trovato sulla sua strada un campione del calibro di Wout van Aert che ha infiammato una tappa che ricorderemo nel tempo. Funziona così con i fuoriclasse che quando vincono riescono sempre a scrivere pagine che restano. Figurarsi a Parigi.

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Antonio Ruzzo
Antonio Ruzzo
Sposato, con tre figli, giornalista professionista dal 1995. Il mestiere mi ha portato per anni a raccontare storie di nera e di morti ammazzati, la vita a inseguire sogni e passioni in bicicletta. Triatleta (scarso) da anni racconto quotidianamente lo sport nel blog “Vado di corsa” sul sito di un quotidiano nazionale. Ho un debole per chi non vince mai, per chi sa che il traguardo è lontanissimo ma non molla e per chi impazzisce per il profumo dell'olio canforato.

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