Pogacar calma, uno scatto non fa primavera e qui siamo al Tour!

Le cronache raccontano di uno sloveno particolarmente adombrato alla fine della seconda tappa: non si aspettava la tenuta di Vingegaard. Ma il Tour non è mica il Giro

I presenti raccontano di un Tadej particolarmente adombrato dopo la tappa di ieri. La Gialla non gli ha fatto balenare un sorriso sul volto già sbarazzino di suo. Il pescivendolo Vingegaard gli ha rubato la gioia e i sogni. Soprattutto, ed è il vero motivo dell’umor nero del nostro, gli è rimasto attaccato come ai tempi migliori, non mostrando debolezze che tutti avevano pronosticato e che era lecito attendersi dopo tutto quello che ha passato, da aprile ad oggi.

Sul traguardo di Bologna si è materializzata la beffa per il Piccolo Principe, nelle fattezze di Carapaz, Evenepoel e di una maglia gialla che alla fine è più un impaccio che altro. Si dice che abbia risposto a mezzabocca e mal volentieri alle domande dei giornalisti, infastidito dal protocollo che prevede un supplemento di fatica per i vincitori di tappa e i detentori di maglia. A Tadej la gialla anche se con lo stesso tempo del pescivendolo e dell’enfant prodige belga. Solo che loro se ne sono tornati subito in albergo…

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Insomma i motivi per essere preoccupato, il buon Pogacar, ne ha diversi. Il primo riguarda la tenuta di Vingegaard. Si pensava che sarebbe stato alla finestra nelle prime due settimane, per poi provare a fare qualcosa nella terza, a condizione ritrovata. Nulla di tutto questo. La tenuta alla rasoiata di Pogacar ci consegna un danese in perfette condizioni di forma. Il secondo motivo è di natura ‘psicologica’. Il nervosismo dello sloveno dimostra che soffre l’avversario non solo dal punto di vista fisico ma, ed è più grave, mentale. Le due batoste rimediate nelle precedenti edizioni del Tour devono aver lasciato il segno. Terzo elemento di preoccupazione riguarda la propria tenuta fisica. Secondo una logica ‘classica’, la condizione di forma per chi viene dal Giro potrà essere ottimale nei primi 10 giorni di Tour, per poi iniziare a scendere lentamente. Se così fosse, il combinato disposto tra quella in ascesa del danese e quella in discesa di Tadej non lascia molte speranze al vincitore del Giro.

Consigliamo al Piccolo Principe, però, di fermarsi a riflettere e trarre qualche buon indicazione dalla giornata di ieri. Veramente pensava che la netta superiorità mostrata al Giro si sarebbe riproposta anche nella Grande Boucle? Per noi italiani sarà duro ammetterlo, ma la concorrenza del giro è storicamente minore rispetto alla corsa francese. Oltre ad un Roglic un po’ sotto le aspettative, infatti, abbiamo ammirato anche un Carapaz e un Evenepoel praticamente ai livelli dei fab two. Uno scatto non fa primavera e se sul San Luca Viggo ha tenuto non è detto che questo accadrà anche sulle grandi montagne. Il Tour è difficile e impegnativo ma non si corre come il Giro. Pogacar lo potrà vincere (ed anche perdere) ma non può pensare di proporre quanto fatto un mese fa.

Il secondo elemento che dovrebbe farlo sorridere riguarda proprio la condizione di Vingegaard. Se il primo giorno, dopo mesi di stop, va come ieri, è abbastanza prevedibile che dovrebbe avere degli improvvisi cali di rendimento, frutto di un fondo che non può essere lo stesso dello sloveno. Una corsa di tre settimane è come una maratona… sui 100 magari tieni, ma alla lunga? Le cotte, praticamente scomparse nel ciclismo contemporaneo, sono sempre dietro l’angolo, soprattutto per un fisico, come quello del danese, estremamente magro. Se non sei preparato alla perfezione, certi ritmi non li puoi sostenere in eterno.. e siamo solo al secondo giorno.

Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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