Secondo e terzo alla Amstel Gold Race, il giorno dopo di Tadej Pogacar e Remco Evenepoel è dedicato alla riflessione di quanto accaduto, con un occhio alla gara di ieri e, soprattutto, la mente alle prossime gare, a cominciare dalla Freccia Vallone di mercoledì, con l’affascinante Muro di Huy giudice del rinnovato duello tra i due campioni.
Tadej Pogacar nelle dichiarazioni post gara ha spiegato cosa è accaduto in Olanda: “Quando è partito Alaphilippe l’ho seguito perché pensavo che potesse arrivare. Anzi, speravo che avremmo potuto andare via insieme. Invece sulla salita successiva lui si è staccato. Ho deciso di andare da solo. Negli ultimi 15 chilometri ho iniziato a sentire la fatica e il vento contrario ha fatto il resto. Ho deciso di attendere il rientro di Remco e Mattias e giocarmi la corsa in volata.”
Sorpreso per la volata di Skjelmose: “Controllavo Remco. Forse siamo partiti entrambi troppo presto. Se il traguardo fosse stato 5 metri prima, avrei vinto.. ma Mattias ha fatto una grande gara.”
La stanchezza inizia a farsi sentire? “Dopo la Roubaix ho dovuto resettare. Queste tre gare delle Ardenne sono completamente diverse. Si la stanchezza c’è. Finiamo la settimana, poi traiamo le conclusioni. Continuo con il programma prefissato.”
Remco Evenepoel è caduto dopo circa 100 chilometri e questo in qualche modo ha penalizzato tutta la prestazione, come ha dichiarato lui stesso in zona mista: “Sono caduto per un problema alla bici di Narváez e questo mi ha costretto a spendere energie per rientrare nel gruppo. Quando sono scattati Alaphilippe e Pogacar io era appena rientrato e stavo recuperando. Non ce l’ho fatta a stagli dietro. Con il team abbiamo deciso di provare a contenere il distacco per farmi rifiatare. Sono convinto che senza la caduta avrei sicuramente tentato l’azione solitaria e probabilmente sarebbe andata in modo diverso.”
Riguardo il duello con Pogacar: “Io è Mattias Skjelmose abbiamo collaborato tra noi perché avevamo l’obiettivo comune di raggiungere Pogacar. Sul Cauberg abbiamo guadagnato una decina di secondi e quando l’abbiamo raggiunto andavamo al doppio della velocità. Mi sono assunto l’onere di fare l’andatura per buona parte della fuga. Però alla lunga ho pagato lo sforzo per recuperare dopo la caduta. Devo ancora ritrovare completamente il ritmo e soprattutto i tempi di una gara: cinque-sei ore a tutta.”
Riguardo la volata finale: “Sapevo che Mattias aveva uno sprint interessante, ci eravamo già confrontati alla Parigi Nizza e lo conoscevo. Certo mi ha sorpreso, non pensavo mi battesse. Se ho commesso un errore è stato di partire troppo presto.”
Adesso ci sono le altre classiche delle Ardenne: “Sono fiducioso. Questa Amstel mi ha dato fiducia. Penso di essere andato anche più forte della Freccia del Brabante. Freccia Vallone e soprattutto Liegi Bastogne Liegi (già vinta due volte) si adattano alle mie caratteristiche e mi sento bene.”

