
Wout van Aert era a fianco di Tadej Pogacar quando la maglia rossa ha perso il controllo della bicicletta, ed è riuscito a evitarlo per un soffio. Nell’intervista al traguardo il belga ha raccontato di aver visto lo sloveno tentare di superare alcuni corridori sulla sinistra e finire su un ostacolo. Poi ha aggiunto una considerazione che riguarda l’intera giornata: è stata una tappa piena di cadute, la stanchezza sta arrivando e potrebbe essere la ragione. Ha ricordato che già la fase neutralizzata era stata nervosa e che la tensione non è mai calata. Il compagno di squadra Matthew Brennan, dopo l’arrivo, è stato più duro sul comportamento del plotone, e ha detto che troppi corridori si sono comportati come se fossero supereroi.
Rassegna stampa estera: Lubiana lo difende, Parigi gli attribuisce l’errore
La stampa slovena ha scelto la linea della discolpa. Žurnal24 titola “Pogačar ni naredil nič narobe, poglejte, kaj ga je zrušilo”, cioè: Pogacar non ha sbagliato niente, guardate cosa lo ha buttato giù. La ricostruzione del quotidiano indica una pietra sul margine sinistro della carreggiata e sostiene che l’incidente non è stato conseguenza di un errore.
Delo apre invece sul referto e sulle sue conseguenze: il campione del mondo non difenderà il titolo a Montreal, perché la clavicola sinistra è fratturata e lussata e l’operazione è stata rinviata. Il quotidiano di Lubiana aggiunge la frattura della settima vertebra cervicale, la più bassa del tratto cervicale, potenzialmente seria per la vicinanza del midollo e dei nervi, ma stabile. La televisione pubblica RTV SLO sceglie il registro del lutto sportivo, con la fine del sogno della prima Vuelta.
In Francia il tono si rovescia. L’Équipe apre l’edizione di domenica con “Pogacar le choc” e con una scelta di immagine che vale quanto il titolo: non la caduta, ma un ritratto dello sloveno in maglia rossa.
Sul sito, Eurosport France scrive che la vittoria di Bryan Coquard, la prima in un Grande Giro, è stata completamente oscurata dal ritiro della maglia rossa, e che lo sloveno è stato vittima di una caduta violenta in mezzo al gruppo che si è provocato da solo. Stessa giornata, stesse immagini, responsabilità attribuita all’opposto rispetto a Lubiana.
Il Belgio conta i feriti, la Spagna piange il Re
De Standaard usa l’immagine più efficace della giornata: la Vuelta decapitata dal ritiro di Pogacar. Het Laatste Nieuws segue una pista diversa e fa la conta dei caduti, quattro dei quali belgi, dedicando poi un pezzo a parte al rifiuto di Enric Mas di indossare la maglia rossa sul podio. Sporza e la VRT si concentrano sulla dinamica e sul bollettino medico, e osservano che tutto questo è avvenuto in una tappa che per la classifica non contava.
La cronaca spagnola sceglie il registro letterario. Il racconto ripreso dai quotidiani del gruppo Noticias descrive Pogacar come l’uomo delle centotrenta vittorie, dei cinque Tour, del Giro, dei due Mondiali e dei tredici Monumenti, e osserva che una pietra sulla strada lo ha sconfitto nel giorno meno prevedibile, su un rettilineo anonimo a trentatré chilometri dall’arrivo. Lo stesso pezzo ricorda che lo sloveno aveva evitato la caduta nella discesa di El Bartolo il giovedì precedente.
Al centro dell’attenzione spagnola resta però Mas. Sul podio ha spiegato che la squadra ha scelto quel gesto per rispetto verso Pogacar, che per lui quella maglia non gli apparteneva, e che ora spera in un recupero rapido dello sloveno.


