
Tadej Pogacar è stato operato lunedì sera alla clavicola sinistra, a Barcellona. L’intervento è arrivato con almeno ventiquattr’ore di anticipo sui tempi che la squadra aveva indicato: Mauro Gianetti, parlando al podcast Bartoli Time di RMC Sport, aveva collocato l’operazione al 1° o al 2 settembre. Ha operato Xavier Mir, all’ospedale universitario Dexeus, due giorni dopo la caduta.
Adrian Rotunno, direttore medico della UAE Team Emirates-XRG, ha diffuso un aggiornamento stringato: “La procedura è andata bene”, ha scritto, annunciando alcuni giorni di monitoraggio post-operatorio prima del rientro a casa per la riabilitazione. Nessuna prognosi ma su una operazione di questo genere le statistiche dicono che per tornare a correre ci voglio in media due mesi. Il bollettino del 29 agosto parla anche di frattura cervicale C7 stabile, commozione cerebrale, clavicola scomposta e abrasioni multiple, e aggiunge che “non ci sono altre lesioni gravi né conseguenze neurologiche”. Manca l’informazione che deciderebbe la prognosi: quale segmento della vertebra si è rotto.
C7 è composta da un corpo, due lamine, due processi trasversi e un processo spinoso. Se la lesione riguarda il processo spinoso siamo nella cosiddetta frattura dello spalatore d’argilla, che colpisce per definizione C7 e T1, è stabile, non tocca strutture nervose e si tratta con riposo, collare e analgesici per quattro-sei settimane. I criteri internazionali di ritorno all’attività la considerano compatibile con il rientro appena l’atleta è asintomatico, senza attendere il consolidamento pieno. In un caso pubblicato, il controllo radiografico a due mesi mostrava guarigione completa.
Se invece il trauma ha interessato il corpo o l’arco, il calendario cambia. Il rimodellamento osseo chiede sei-otto settimane, e in quella finestra la posizione aerodinamica impone al collo un’iperestensione che carica esattamente il tratto cervicale basso. Una seconda caduta nel periodo sbagliato sposterebbe i frammenti e di questo rischio hanno parlato numerosi specialisti interpellati sui possibili tempi di recupero del campione sloveno.
Il precedente che spaventa e quello che consola
Alla luce di tutte queste considerazioni, si può prevedere tranquillamente che il Mondiale di Montréal del 27 settembre è fuori portata. L’Europeo di casa, in Slovenia il 2 ottobre, e il Lombardia del 10 ottobre distano rispettivamente 34 e 42 giorni dalla caduta, sotto la media dei due mesi delle fratture isolate.
Ci sono precedenti che spaventano i tifosi. Chris Froome nel 2019 si è rotto costole, femore, gomito, anca, sterno e l’ultima vertebra del collo. Al livello di prima non è più tornato. Egan Bernal è uscito dallo scontro con l’autobus di Gachancipá con venti fratture e una prognosi iniziale di paralisi permanente, è rientrato in gara sette mesi dopo, ha ritrovato la vittoria 1.347 giorni più tardi e ha chiuso il Giro 2026 al decimo posto. Se guardiamo anche ad altri sport, c’è il precedente di Jorge Lorenzo (MotoGP), con due vertebre dorsali rotte ad Assen, si è ritirato a fine stagione e ha spiegato che senza quella caduta avrebbe continuato. Il discrimine, in tutti e tre i casi, non è la rottura della vertebra in sè ma la frattura concomitante con altre e soprattutto l’età. Froome ne aveva 34, con femore e anca compromessi. Lorenzo 32, dopo dieci mesi di cadute in serie. Bernal 25.
Pogacar ne ha 27, ha il femore intatto, non si ritirava da una corsa dal 2023 e non aveva mai abbandonato una corsa a tappe in carriera. In uno studio sui 144 ciclisti con frattura di clavicola, uno solo non è più rientrato nell’élite, e nello stesso incidente aveva riportato anche una frattura vertebrale.
E’ verosimile credere che la stagione dello sloveno, come ricordato da diverse testate, sia ormai finita. Il dubbio che resta è se potrà tornare, come tutti si augurano, al massimo della forma per le prime gare della prossima stagione o se la caduta in qualche modo ha minato, nella testa piuttosto che nel fisico, il campione. Riguardo a questo ci torna alla mente Evenepoel che ha impiegato più di un anno per ritrovare se stesso dopo la caduta al Lombardia.


