
Il Tourmalet è giudice severo, ma per farlo diventare addirittura definitivo quando è posto a quasi 40 chilometri dalla conclusione devi essere Tadej Pogacar. Il campione del mondo scodella una nuova impresa, un’altra tra le tante della sua carriera, e per il 123° successo in carriera si prende la gioia di schiantare l’avversario di sempre, Jonas Vingegaard.
Lo sloveno se ne va a -5 km dalla vetta, quando mancano all’arrivo oltre 45 km e la strada diventa proibitiva per gli umani, con pendenze superiori al 10%. La scena è di quelle che restano nella mente. Scatta Del Toro, fedele agli ordini di scuderia. Si accoda Pogi, mentre Vingegaard pensa per un attimo di rispondere. Poi si rende conto che non è il caso e desiste. Tutti gli altri si perdono nella canicola francese.
Pogacar prova a tenersi vicino il compagno messicano. In fondo manca ancora tanto: una discesa lunga e l’ultima salita, ancora più lunga. Ma Isaac non ha il passo del capitano. Pogi lo comprende e se ne va. Come Icaro, che ha provato a volare vicino al sole, così Del Toro pagherà quei pochi fuorigiri sulle pendici della montagna storica.
Tadej si riprende la maglia gialla e, forse, uccide il Tour, solo alla sesta tappa. A chi ha pensato che il suo attacco fosse suicida e prematuro, ha risposto sul campo nell’unico modo che conosce: attaccando. Scollina la montagna storica, a oltre i 2100 metri, con 30” di vantaggio sul danese. In discesa, lunga e tecnica, il distacco sale attorno al minuto. Nella salita conclusiva, lunga ma non impegnativa, che porta a Gavarnie-Gèdre, lo sloveno assesta il colpo ferale, per il distacco definitivo e per il morale di Vingegaard.
Con il senno di poi viene da sorridere ripensando alle parole dello stesso Vingegaard al via, oggi: “Noi abbiamo pensato a una tattica, ma non lo diciamo certo ai giornalisti, non scopriamo le carte”. Non esistono tattiche nel ciclismo, almeno quando hai le gambe di un Pogacar e, bisogna essere sinceri, tutti nel gruppo l’hanno capito. Giocare a fare Napoleone può forse far parlare per trenta secondi, ma alla fine fa sorridere. Se non ridere proprio.
All’arrivo in cima a una salita per la prima volta attraversata dal Tour, Tadej Pogacar si riprende la maglia gialla, con 2’42” su Vingegaard e 3’27 sul compagno Del Toro che non si sarà fatto tanti amici nel gioco di sembrare cotto per poi scattare per il terzo posto. Scompare Traeen, maglia gialla per due giorni, che ha perso le ruote sul Tourmalet ed è poi caduto nella discesa. Scompare anche, ed è questa la notizia, un avversario dello sloveno credibile per questo Tour edizione 2026. Chi vorrà vincere dovrà sperare in una cotta o in qualcosa di diverso, perché questo Pogacar sembra imbattibile.
La 23ª vittoria al Tour di Pogi lo porta al quinto posto nella classifica all-time, davanti ad André Darrigade (22) e alle spalle solo di Mark Cavendish (35), Eddy Merckx (34), Bernard Hinault (28) e André Leducq (25). Sempre per restare in tema di ‘miti’, Taddeo sembra avviato al quinto Tour ma, se la salute e la voglia di fare queste imprese lo assistono, può pensare anche di allungare la striscia. Per ora si tratta di arrivare a Parigi, la strada è lunga, le montagne non mancano.. mancano gli avversari.
Classifica generale dopo la sesta tappa
- Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) 21h11’57”
- Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike) +2’42”
- Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) +3’27”
- Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe) +3’30”
- Juan Ayuso (Lidl-Trek) +3’34”
- Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) +3’55”
- Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe) +4’00”
- Lenny Martinez (Bahrain Victorious) +4’21”
- Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) +4’57”
