Lun, 16 Febbraio 2026
EditorialiPortabandiera Milano Cortina tra telefonate fatte e quelle evitate

Portabandiera Milano Cortina tra telefonate fatte e quelle evitate

Milano Cortina, Federica Brignone

Gli ultimi giorni non sono stati certamente esaltanti per Milano Cortina. Il CONI, infatti, ha svelato i nomi dei quattro portabandiera: a Cortina ci saranno la sciatrice Federica Brignone e il giocatore di curling Amos Mosaner, mentre a Milano a sfilare davanti a tutti saranno la pattinatrice di short track Arianna Fontana e il fondista Federico Pellegrino. Due uomini e due donne, come annunciato da tempo, due atleti della neve e due del ghiaccio.

Il presidente del CONI, Bonfiglio, ha rivelato nelle interviste che la scelta di Brignone è arrivata dopo una telefonata della stessa, nella quale assicurava che sarebbe tornata proprio in occasione dei Giochi. È rimasta quindi esclusa Sofia Goggia, che non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Telefonata ricevuta, dunque, per il presidente Bonfiglio, e telefonata che lo stesso ha volutamente scelto di non fare a Goggia. Al Corriere della Sera ha dichiarato: «Mica posso chiamare qualcuno per dirgli che è escluso». Un’affermazione che forse voleva sottolineare come gli esclusi siano tanti e che non sia possibile chiamarli tutti per dire “mi dispiace”.

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Voglio leggerla in questa maniera, perché altrimenti bisognerebbe dire che forse una chiamata alla sciatrice più rappresentativa del nostro movimento – che si aspettava di portare la bandiera alla cerimonia di apertura – andava fatta. Goggia non è come gli altri. Un oro olimpico lo ha vinto, cosa che invece altri non possono dire.

Ogni volta che si compie una scelta qualcuno resta deluso, ma credo che per motivare determinate decisioni andrebbe adottato un criterio di carattere sportivo. Lo stesso discorso vale anche per i tedofori della fiamma olimpica. Proprio mentre Goggia apprendeva di non essere la portabandiera, infatti, Kristian Ghedina affidava ai social e ai giornali la propria delusione. Lo sciatore di Pieve di Cadore si aspettava di essere uno dei volti di queste Olimpiadi. Pur non avendo mai vinto Olimpiadi o Mondiali – “solo” medaglie d’argento e di bronzo – è stato uno di quelli che ha tirato avanti la carretta dello sci azzurro in tempi di vacche magre. Invece pare che tutti l’abbiano dimenticato e, per poter fare il tedoforo, abbia dovuto compilare un form online come un qualsiasi sconosciuto. Alla sua delusione si aggiunge anche quella di Giorgio D’Urbano, storico preparatore atletico di Alberto Tomba, escluso nonostante il proprio curriculum sportivo.

La questione dei tedofori mi è apparsa surreale. Prima di tutto perché coperti con un abbigliamento particolarmente ridicolo, pensato più per occultare eventuali sponsor e tatuaggi non autorizzati dalle ferree regole del CIO che per celebrare il ruolo. Poi perché abbiamo visto portare la torcia – e celebrarsi sui social – personaggi di ogni tipo ed estrazione, scelti più per logiche commerciali che sportive.

Il CIO non si è mai mostrato tenero su questi temi. Le Olimpiadi sono ormai da tempo l’evento globale più importante e costoso del pianeta, guerre escluse. Per finanziarsi devono fare marketing, e non bastano le risorse – peraltro ingenti – del CIO, che si alimenta attraverso aziende disposte a fare greenwashing. Così va il mondo, ma ogni tanto, magari, ricordarsi anche dello sport non sarebbe un brutto segnale.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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