Presentati a Siena i programmi della Nazionale, Petrucci ha finalmente un CT a tempo pieno

Presentati a Siena i programmi della Nazionale, Petrucci ha finalmente un CT a tempo pieno
Pianigiani e Petrucci in occasione della conferenza stampa di Siena

Simone Pianigiani e Gianni Petrucci in occasione della conferenza stampa di Siena

La conferenza stampa di presentazione dei programmi della Nazionale svoltasi a Siena è stata l’occasione per ascoltare lungamente, per la prima volta dopo due importanti eventi, Gianni Petrucci e Simone Pianigiani. Petrucci è reduce dalla sconfitta, per sua stessa ammissione, nella battaglia per la presidenza del CONI (che in realtà vedeva coinvolto in prima personal il suo amico Pagnozzi), Pianigiani si è confrontato con la stampa a distanza di pochi giorni dalle apparentemente improvvise dimissioni dal Fenerbhace (strapazzato proprio ieri da Siena). Location dell’incontro l’Università di Siena, che per l’occasione ha aperto le proprie sale allo sport: “A Siena c’è una grande passione per la pallacanestro – ha detto il Magnifico Rettore Angelo Riccaboni introducendo la conferenza stampa – rappresentata non solo dalla Mens Sana ma anche da altre realtà come la Virtus e la Costone. Addirittura qualche anno fa il Cus era in Serie B. Per questo oggi siamo lieti di ospitare questa conferenza stampa e l’Università di Siena dimostra ancora una volta di essere molto legata al tema dell’internazionalità e soprattutto di essere un Ateneo dinamico ed orientato al futuro, senza dimenticare le proprie radici, che risalgono al 1240.”
C’era quindi legittima curiosità per le parole di entrambi i protagonisti, che hanno dato l’impressione di correre sulla stessa lunghezza d’onda dopo aver risolto il “problema” del doppio incarico. Perché, forse in pochi se lo ricordano, fu proprio Petrucci, in occasione della nomina di Pianigiani alla guida della Nazionale, come presidente del CONI ad esprimere forti dubbi su un tecnico “a mezzo servizio”. Al punto da far parlare, eravamo alla fine del 2009, di un incidente diplomatico con il suo delfino e allora presidente FIP Meneghin. Una volta tornato al timone della “sua” Federazione, Petrucci ha lasciato passare qualche mese, per non dare l’idea di una resa dei conti, poi ha magicamente incassato le dimissioni del tecnico toscano dalla squadra turca. Non poteva pretendere di più; visto il girone di qualificazione europeo magnificamente superato dagli azzurri diretti da Pianigiani qualsiasi altra decisione che non fosse quella di continuare su questa strada sarebbe stata difficile da intraprendere.
Oggetto della conferenza stampa proprio la stagione della Nazionale che sarà, come ha avuto modo di chiarire il DT, dura e impegnativa. Il segreto del successo, pare, passi proprio dal lavoro intenso che il staff azzurro ha pianificato per quest’anno sul modello dello scorso: “Sarà un’estate tosta, inutile girarci intorno. Cercheremo di ripetere lo schema delle ultime estati e quindi chiederemo ai giocatori, che saranno sempre in contatto con il nostro staff, di presentarsi al primo giorno di raduno già pronti per fare il 5 contro 5. Le modalità di lavoro ormai sono accettate da tutti e miriamo ad arrivare al giorno del raduno (29 luglio, Folgaria n.d.r.) per cominciare ad allenarci duramente. Parteciperemo ai tornei a Trento, in Belgio e prima del prestigioso torneo Acropolis ad Atene avremo modo di testare i campi dell’EuroBasket con alcune amichevoli a Koper in Slovenia.”
Da parte sua Petrucci ha elogiato il lavoro del tecnico azzurro: “Il basket oggi è sulla buona strada; all’Europeo abbiamo un girone difficile ma avete visto cosa ha fatto l’Italia di Pianigiani lo scorso anno. Vincere tutte quelle partite non è facile e noi abbiamo i presupposti per migliorare ancora. Lo dico sempre: dobbiamo tornare alle Olimpiadi e la Fip è tutta mirata ad avere una Nazionale che possa tornare grande. Nessuna pressione sul ct, che comunque ha molta esperienza e la scorza dura. Lui è il ‘dominus’ della Nazionale e solo a lui spettano tutte le decisioni sulla squadra”.
Ma Petrucci non si è fermato qui. L’occasione di parlare, in tranquillità, alla stampa gli ha permesso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. “Dobbiamo far capire ai nostri investitori – ha detto il Presidente – che la Serie A si può fare solamente a patto di avere i fondi necessari per sostenerla. Lanciare grida di allarme a metà stagione significa dare una brutta immagine del nostro movimento. La stessa che è stata data parlando di gabbie nei palazzetti del nostro basket. Non sapevo ci fossero e questo è assolutamente inaccettabile. Il basket è etica e immagine sociale per prima cosa. La pallacanestro è in controtendenza e gli impianti sono sempre pieni; non leggo di bollettini di guerra o di spostamenti di masse oceaniche. Scriverò dunque al Ministero dell’Interno perché se giustamente al calcio si dà una forza pubblica adeguata ritengo che altrettanto si debba fare per il basket e lo dico senza voler fare polemica verso la Pubblica Sicurezza, che ringrazio sempre per quello che fa per lo sport.”
Non poteva mancare, in perfetto stile del personaggio, che in questo assomiglia molto al suo successore al CONI, il colpo di teatro, che si è materializzato nell’annunciare la presenza, al prossimo CF, proprio di Giovanni Malagò. “E’ chiaro – ha detto – che il basket ora deve raccordarsi con il Coni attuale. A Malago’ esporremo i nostri problemi d’intesa con la serie A e insieme cercheremo di iniziare un percorso proficuo.” Ma la presenza del presidente CONI appare molto di più di un atto formale. In qualche modo la “vecchia volpe” dello sport italiano in pochi giorni, con le dimissioni dalla CONI servizi, è riuscito ad uscire dall’angolo per accreditarsi come interlocutore credibile con un Malagò ancora impegnato a ricomporre i cocci di un mondo dello sport apparso diviso proprio in occasione della sua elezione.

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