Senza categoriaQuel fascino incredibile di nome Milano-Sanremo. Ciclostory in Riviera

Quel fascino incredibile di nome Milano-Sanremo. Ciclostory in Riviera

Nella primavera lombarda, quando viene San Giuseppe, il 19 marzo (o dintorni purché sia sabato), da tradizione, la città di Milano si mette ad attendere con leggera emozione che la corsa della Classica Milano-Sanremo scatti dal via della Chiesa Rossa. Sul Naviglio. È solo una corsa ciclistica, ma il suo fascino va molto oltre. La sua fama è internazionale, per molti è la Classica più bella. La annoverano nelle corse monumento.

Sono più di cento anni che in questo secondo sabato di marzo le strade si tingono dei colori dei campioni – corridori tutti, che si sfidano in bicicletta, lungo i chilometri che collegano l’operosa Milano, sede della Gazzetta dello Sport, organizzatrice di eventi ciclistici, con la Riviera dei Fiori. Una sfida nella sfida, dove vale oro anche una fuga bidone, dove si brucia la fatica in cerca del sogno, del successo, della gloria.

Vincere la Milano – Sanremo è da giganti. Partecipare da campioni

La partenza è all’alba, da sempre, un po’ più in là con il tempo nelle edizioni moderne, tra folla e le bandiere scatta la corsa. I ciclisti partono, con il cuore che batte Il sole si leva sull’Appennino ligure. E la fatica, dopo tanta pianura e applausi da mettere in saccoccia al passaggio della corsa, per chi pedala inizia a diventare una lotta. Anche contro il vento. Che spesso si oppone al sogno dell’uomo in avanscoperta o del vincitore.

La salita del Turchino, con il suo cielo azzurro, quasi una fuga dall’inverno, fa scoprire con emozione la riviera, che si specchia nel mare. Bellissimo il tratto lungo la costa. Il paesaggio della Milano-Sanremo è composto da una natura che ride di mimose e da una folla festante, in un percorso che accompagna gli eroi che corrono veloci verso la meta finale.

Sanremo li attende, con il suo sole e il suo mare li accoglie. La fatica si dissolve in un attimo di gloria da cogliere in via Roma. Sul podio le miss e i baci, con i fiori che cantano Sanremo.

La Milano-Sanremo è una gara di passione, di coraggio e di idee. Di fughe in discesa, di resistenza agli attacchi, dove la velocità del gruppo che scollina sul Poggio è ogni anno più possente. È la corsa del coraggio di attaccare la velocità, una velocità che si conquista macinando fatica per 300 km.

Il primo assoluto, nel 1907

Il primo fu il francese Lucien Petit-Breton. Il primo italiano su quel podio fu Luigi Ganna, nel 1909. Il primo campionissimo della storia, Costante Girardengo di Novi Ligure, l’ha vinta 6 volte. 7 volte il cannibale Eddy Merckx. Vincenzo Nibali è l’ultimo italiano della storia di questa corsa monumento, l’ha conquistata nel 2018, dopo Filippo Pozzato nel 2006.

Dopo di lui la Classicissima ha continuato a parlare soprattutto straniero: Julian Alaphilippe nel 2019, Wout van Aert nel 2020, Jasper Stuyven nel 2021, Matej Mohorič nel 2022 con una discesa del Poggio diventata manifesto tecnico della corsa moderna, Mathieu van der Poel nel 2023 con un’azione solitaria da campione assoluto, forse una delle edizioni più belle, e Jasper Philipsen nel 2024, velocista puro capace di imporsi in una delle edizioni più veloci di sempre. Nel 2025, un anno fa, ci fu una corsa nella corsa. Metà caratterizzata dal maltempo e metà dal sole finale in Riviera. Con Tutti gli occhi su Pippo Ganna Nazionale e Tadej Pogacar, asso pigliatutto di classiche assetato dell’unica “Monumento” che ancora manca al suo meraviglioso palmarès. A vincere come sempre fu uno solo. Dopo 289 chilometri in uno dei finali più spettacolari dell’epoca moderna, su via Roma, volata a tre tra i corridori simbolo di questa generazione: vinse Mathieu van der Poel in 6h22’53”, davanti a Filippo Ganna e Tadej Pogačar.

La storia della Milano-Sanremo si costruisce però molto prima, nelle immagini che raccontano un ciclismo diverso, fatto di fango, polvere e resistenza. Lo chiamano eroismo. Le strade bianche tra Ovada e Rossiglione, le biciclette cariche di tubolari e viveri, i fari di notte, il Turchino affrontato anche con il calesse al seguito, sono il primo racconto di una corsa che nasce epica prima ancora che sportiva. Con la fine della Grande Guerra prende forma l’era di Girardengo, padrone della corsa tra il 1918 e il 1928, mentre le strade restano fangose e selettive, capaci di fare la differenza ancora prima delle gambe.
Negli anni Venti e Trenta la corsa cambia pelle lentamente: arriva l’asfalto a tratti, cresce il pubblico, aumentano le automobili al seguito. Ma restano gli imprevisti, come i passaggi a livello, ostacoli veri della gara, o le bufere di neve sul Turchino, che ricordano come la Milano-Sanremo sia sempre stata una corsa di confine tra stagioni. Anche in ere più recenti. Monumento anche per questo. 

Una nevicata non fa Primavera a Sanremo

Nel 2013 la Milano-Sanremo fu fermata dalla neve. Prima stranezza, parte di domenica e non più di sabato! Non l’unica volta nella sua storia se andiamo davvero molto indietro nel secolo ma di sicuro l’unica degli anni Duemila. La data ufficiale fu domenica 17 marzo 2013. Percorso modificato per neve. Una delle edizioni più anomale della storia moderna. La corsa parte regolarmente da Milano, ma dopo poco più di 100 chilometri il maltempo cambia tutto: pioggia, freddo e soprattutto neve sull’Appennino rendono impraticabile il passaggio sul Turchino. (Nel video il passaggio a Tortona).

A Ovada la gara viene neutralizzata. I corridori scendono dalle biciclette, vengono caricati su pullman insieme ai mezzi tecnici e trasferiti oltre il tratto critico, in Liguria, dove le condizioni sono migliori. È una decisione straordinaria, presa dall’organizzazione RCS Sport per garantire la sicurezza, che modifica radicalmente lo svolgimento della corsa. La Milano-Sanremo riparte quindi dalla zona di Cogoleto, accorciata e completamente ridisegnata nella sua dinamica: saltato il Turchino, resta intatto il finale classico con i Capi, la Cipressa e il Poggio. A quel punto la gara torna ad essere quella che conosciamo: attacchi, selezione e volata. Vince il tedesco Gerald Ciolek, davanti a Peter Sagan e Fabian Cancellara, dopo un finale tiratissimo in Via Roma.

Quell’anno la memoria andò indietro nel tempo: 1910, domenica 3 aprile, la Classicissima diventa una prova di sopravvivenza. Pioggia, grandine e neve sull’Appennino trasformano il Turchino in una barriera. Eugène Christophe vince dopo circa 289 km in 12h24’00”, davanti a Giovanni Cocchi ed Ernest Paul. Solo quattro corridori raggiungono il traguardo: una delle edizioni più dure di sempre, simbolo della dimensione epica della corsa.

Di sabato ma fu anche di domenica

A proposito della corsa di sabato e di domenica. La Milano-Sanremo non nasce come corsa del sabato. Nelle prime decadi del Novecento il giorno di gara varia, spesso la domenica. È solo con l’organizzazione moderna del calendario, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, che la Classicissima trova la sua collocazione definitiva: il sabato più vicino al 19 marzo, diventato da allora parte integrante della sua identità.

Il secondo dopoguerra segna l’ingresso nella leggenda. Fausto Coppi nel 1946 firma un’impresa irripetibile, attaccando lontano e arrivando con un vantaggio abissale, uno di quei rari casi in cui la Milano-Sanremo si decide per distacco e non in volata. È il segno di una corsa che può essere tutto, la corsa degli opposti: controllo e improvvisazione.

Negli anni Cinquanta e Sessanta la dimensione internazionale cresce. Dopo Petrucci, la corsa parla straniero per oltre un decennio, fino all’arrivo di Eddy Merckx, che la interpreta come nessun altro: sette vittorie, tra il 1966 e il 1976, un dominio tecnico e fisico che ancora oggi rappresenta il riferimento assoluto (prima di lui, 6 volte Girardengo di Novi).

Possiamo dire bella, impossibile e imprevedibile: anche nel percorso. Perché la Milano-Sanremo non è mai stata … immobile.

Il ponte coperto di Pavia, 1927

Deviazioni di percorso

Il Turchino, per decenni spartiacque della corsa, perde progressivamente centralità. I Capi — Mele, Cervo e Berta — diventano terreno di selezione, ma è con l’introduzione del Poggio, nel 1960, che nasce la Sanremo moderna: una salita breve, nervosa, inserita per evitare le volate scontate e favorire gli attacchi. Nel 1982 arriva la Cipressa, che allunga la tensione e anticipa la battaglia. Da quel momento la corsa si decide negli ultimi trenta chilometri, tra scatti, inseguimenti e discese al limite.

Il risultato è una trasformazione profonda: sempre meno arrivi in solitaria, sempre più volate ristrette o di gruppo. Medie record sul Poggio. La Milano-Sanremo diventa la classica più imprevedibile, dove possono vincere velocisti, finisseur, attaccanti puri. Una corsa aperta, che negli anni Novanta e Duemila vede protagonisti corridori come Fondriest, Zabel, Cipollini, Bettini, fino alla nuova generazione di Nibali e via così. L’edizione 2024, con Jasper Philipsen vincitore dopo oltre sei ore di corsa e una media superiore ai 46 km/h, è la celebrazione della velocità e dei watt.

Se pensi alla Milano Sanremo e ai punti dove si può attaccare in salita i nomi sono sempre quelli: Turchino, Capi, Cipressa, Poggio… ma nella storia ce ne sono stati altri, Le Manie nel 2008, per aumentare la selezione prima della Cipressa, opzione poi abbandonata. 

Il Colle di Cadibona, presente in alcune edizioni storiche e in varianti di percorso, è il punto di passaggio tra Pianura Padana e Liguria, spesso utilizzato quando il tracciato cambiava nell’entroterra. Passaggi alternativi verso la Liguria (via Ovada / Acqui / Sassello): varianti utilizzate in caso di problemi sul Turchino (frane, lavori, neve), come nel 2020–2021.

Mai uguale a se stessa. Proprio qui sta il suo segreto. La Milano-Sanremo non è mai stata una corsa normale. È lunga, apparentemente semplice, ma in realtà complessa, perché costringe chi la corre a leggere il tempo, il vento, la strada, gli avversari, le medie, i percorsi che cambiano: le ultime tre edizioni,2024,  2025 e quella che si correrà 2026, ad esempio diventano Pavia-Sanremo abbandonando (incredibilmente) il via storico dalla Chiesa Rossa di Milano. Pavia – insolita partenza – regala a questa Classica un bagno di folla fantastico, premio azzeccato per la corsa in linea che affascina da sempre il popolo del ciclismo. E la storia del ciclismo è di sicuro passata e partita anche da Pavia. Resta il fascino, dicevamo, di una corsa che non si vince solo con le gambe, ma con l’idea giusta nel momento giusto.

Per questo, da oltre un secolo, resta la più imprevedibile delle classiche. E forse, proprio per questo, la Milano-Sanremo è una Monumento molto amata. Perché Sanremo è Sanremo.

Post Scriptum teatrale, un appuntamento! Giovedì 19, ore 18, Libreria Il Delfino Ubik di Pavia, Aspettando la Sanremo con Marco Ballestracci e il suo L’ombra del Cannibale può essere un antipasto molto interessante per predisporsi alla mensa della Milano-Sanremo 2026.

FOTO ARCHIVIO DIGITALE MUSEO DEL GHISALLO_ACDBMUSEO

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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