Razzismo: il calcio è andato, gli altri sport… forse!

Razzismo: il calcio è andato, gli altri sport… forse!

Il problema dello sport, improvvisamente, a leggere giornali e comunicati stampa recenti, pare essere diventato il razzismo. Mentre siamo sommersi da una valanga di decreti e leggi che non sono riusciti a dare una linea univoca per quanto riguarda la presentazione del certificato medico sportivo, difronte ad un’assoluta carenza di strutture al punto che in alcune scuole (come quella dei miei figli) fanno pagare per l’attività di educazione fisica (e nessuno trova nulla di strano !!), mentre il mondo del CONI e delle Federazioni si interroga se il prossimo anno potrà avere ancora i vitali finanziamenti dallo Stato… tutta l’attenzione dei media sportivi è polarizzata sulla protesta delle “curve”, coalizzate contro la Federazione per i provvedimenti che mirano a ridurre i cori razzisti, anche “territoriali”.
Premetto che la minaccia del “tifo organizzato” di far chiudere tutti gli stadi mi sembra la solita storiella del marito che si taglia “le parti basse” per fare il dispetto alla moglie. Dove andranno questi signori una volta che gli stadi saranno chiusi? Come sfogheranno la loro passione? Staranno a casa la domenica, magari davanti il televisore a guardare Mara Venier, oppure, per contrappasso, andranno in visita a Musei e Aree Archeologiche? Magari si dedicheranno ad una qualche attività fisica, contribuendo alla crescita complessiva del Paese. In qualsiasi caso la si guardi, mi auguro che la Federazione tenga duro e si decida, al termine dell’ennesima partita condita da cori, a chiudere gli stadi. Magari per un anno. Poi vendiamo.
Come se non bastasse e con un taglio decisamente diverso, giunge adesso in redazione la decisa presa di distanza della Federazione Ginnastica per le frasi della ginnasta Ferlito in occasione dei Mondiali di Ginnastica Artistica. La sventurata (per citare il Manzoni) ebbe ad esclamare, pare, alla propria compagna di nazionale Ferrari, dopo l’ennesimo piazzamento alle spalle dell’americana Simone Biles: “Se ci dipingiamo anche noi la pelle di nero forse la medaglia la vinciamo…”. Frase infelice, della quale la stessa si è subito scusata, rendendosi conto di essere incappata in quello che in altri sport viene definito “fallo di frustrazione”. La pezza posta dal collega (per altro molto bravo) dell’ufficio stampa è stata, però, peggiore. Invece di censurare la frase della Ferlito (come ha poi fatto il presidente della FGI Agabio), su FB (ahi… i social forum stanno diventando un problema per le Federazioni sportive), ha affermato pressappoco questo: “la ginnastica sta diventando uno sport per neri…forza a scapito di grazia.”. Ulteriore nota della Federazione statunitense (!) e doverosa presa di distanza della FGI. La Ferlito non può essere allontanata, l’incauto giornalista si… temiamo di non rivederlo più nel suo ruolo e la cosa un po’ ci intristisce. Credo che i protagonisti di questa vicenda siano scivolati su una buccia, della quale però si sono subito scusati.
Non credo ci sia un modo di battere il razzismo nello sport se non partiamo prima di tutto da una presa d’atto. In Italia siamo razzisti. Lo siamo a casa, sul posto di lavoro, quando parliamo con gli amici e quando facciamo sport.
Ogni volta che qualcuno inizia con la frase: “Io non sono razzista…” vuol dire che dietro c’è un razzista. E siccome queste frasi, prima o poi, le abbiamo dette tutti, vuol dire che l’Italia è un paese razzista. Pensare di estirpare questo problema dallo sport quando è presente, forte e pasciuto, nella nostra società, è una pura chimera. E’ come voler battere il doping in una società in cui la cultura della prestazione e l’abuso di farmaci sono massimi (come in tutto l’Occidente). Impossibile.
Il razzismo imperversa in Italia, nella pancia del paese. Logico che lo sport che più degli altri parla alla stessa “pancia”, ovvero il calcio, ne sia intriso. Che, detto per inciso, per lo stesso motivo ha smesso da tempo di essere un sistema educativo valido (diversamente da tutti gli altri sport) per i giovani. Pertanto torniamo all’inizio. Se si vuole veramente eliminare il razzismo dal calcio, bisogna chiudere gli stadi. Non c’è altra soluzione.
Ultima postilla sull’argomento la dedico a Balottelli, accusato da molti di nascondersi dietro il razzismo per giustificare comportamenti disdicevoli. Si dice: “i tifosi fischiano Balotelli non perché nero, ma perché provoca…”.
Di provocatori il calcio è pieno, a nessuno però viene riservato il trattamento di Balotelli. Perché?

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