Richmond 2015, lo scettro di Kiriyenka e l’impresa di Malori

Impresa di Adriano Malori che nella cronometro individuale ai Mondiali di Richmond conquista un argento storico per il ciclismo azzurro.

Richmond 2015, lo scettro di Kiriyenka e l’impresa di Malori

C’è un sapore di ciclismo antico nella conferenza stampa di Vassili Kiriyenka. Quasi impacciato, in uno spagnolo incerto (perché il bielorusso da queste parti non è di casa… e dove lo sarebbe?) il 34enne di Rėčyca risponde alle domande dei giornalisti quasi intimidito. Ma da uomo pragmatico e abituato a lavorare per gli altri, prima ancora che per se stesso (“non credo che tirare al Tour o al Giro mi abbia tolto qualcosa dal punto di vista di preparazione e capacità, anzi…“) non si fa mettere i piedi in testa, e quando c’è da spiegare, spiega: “Mancavano Wiggins e Cancellara? Si ma c’erano Martin e Demoulin, eppoi Malori mi ha dato tanto filo da torcere. Non sono contento di aver battuto tutti, ma di aver superato i miei limiti.”. Sembra quasi un campione di altri tempi, di quando ti rispondevano a monosillabi: “Si, sono contento… per la mia squadra e la mia ragazza..“. Ma Vassili è anche uomo di questo tempo e perciò ricorda che all’est il ciclismo è un lavoro che si fa seriamente, come lo faceva Ekimov (?) o Tchmil… “hanno pedalato fino ai 40 anni, io farò lo stesso“.

Così Adriano Malori si dovrà accontentare di lottare, il prossimo anno, su un percorso che dice di trovare di suo gradimento, ancora contro il bielorusso, nuovo campione del mondo a cronometro individuale, laurea conquistata oggi sulle ventose e tranquille strade di Richmond, capitale dello stato della Virginia, USA. Per l’azzurro un argento che è storico e premia un ragazzo ormai consapevole della propria forza, che ha provato fino alla fine a raccogliere l’eredità pesante di sir Bradley Wiggins, che ha deciso di appendere la bici al chiodo (almeno per quanto riguarda la strada) dopo la Roubaix di quest’anno. Sarebbe stato veramente troppo; forse un anno di interegno di Vassili permetterà al nostro di raccogliere con maggiore consapevolezza e gusto quello scettro che appariva, all’inizio di questa crono, destinato a Toni Martin. Ma il panzer sembra cambiato, persosi evidentemente in occasione della lezione rimediata lo scorso anno in Spagna dal dandy inglese e non ancora ritrovatosi. Quando taglia il traguardo, il tedesco, ben oltre gli uomini da podio, in molti hanno pensato che infondo anche i miti tedeschi sono fatti per essere abbattuti. Guarda quanto sta accadendo alla VW…

Eppoi c’è un Adriano Malori che si è inserito prepotentemente nella lotta per il successo nonostante fosse considerato tra i favoriti solo dai noi italiani. Infatti la regia tv USA ci ha messo più del previsto per citarlo nelle grafiche, nonostante fin da subito Malori veleggiasse con i migliori intertempi. Del resto, però, non possiamo lamentarci troppo. In questa categoria vedere un azzurro lottare per la vittoria è roba da preistoria del campionato del mondo a cronometro. Accade solo una volta, nel 1994 ai Mondiali di Palermo, ai primordi della specialità, per opera di Andrea Chiurato, che passò come una cometa fugace nel firmamento del nostro sport. Argento a Palermo e argento qui a Richmond, per opera di un 28enne di Parma che già guarda al prossimo anno. Dal sesto posto di Ponferrada al secondo di Richmond la strada è in salita. Speriamo che non sia ancora arrivato alla vetta.

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