Rinvio delle Olimpiadi – I problemi sono soprattutto economici

Sofferenza per numerosi Comitati Olimpici Nazionali, che tra lockdown e mancati guadagni contabilizzati nei bilanci di previsione per quest'anno si ritrovano senza risorse per sopravvivere.

Rinvio delle Olimpiadi – I problemi sono soprattutto economici

Dopo aver deciso di spostare le Olimpiadi di un anno esatto (giorno più, giorno meno), il CIO ha iniziato a stilare le cose da fare in questo anno (e mezzo).

Sul tema qualificazioni, il più sensibile per gli atleti, è arrivata la scontata rassicurazione da parte del Comitato Internazionale Olimpico: «Gli atleti che sono già qualificati conserveranno il diritto e anche le quote già assegnate rimaranno inalterate».

Si tratta del 43 per cento del totale degli atleti. Il restante 57 per cento invece deve ancora ottenere il pass: sono circa 6.200 su un totale di 10.900 atleti.

Il grande lavoro da realizzare, in accordo con le Federazioni internazionali, è la riprogrammazione dei calendari. Operazione difficile da realizzare ora, in piena crisi covid-19, senza sapere quando gli atleti di tre quarti di mondo potranno tornare ad allenarsi normalmente. Si teme una escalation del contagio in Africa (pare sia stata anche questa preoccupazione ad accelerare la decisione di un rinvio dei Giochi a prossimo anno), anche se al momento i numeri non sono preoccupanti.

Ci sono problemi economici che però dovranno essere affrontati dai vari Comitati Olimpici Nazionali. Uno dei primi ad entrare in crisi, sembra essere quello USA. Per sostenere l’aggravio di spese, ha riportato il Washington Post, Sarah Hirshland (capo esecutivo) ha chiesto al Congresso fondi per duecento milioni di dollari: «A fronte di un calo delle entrate di ottocento milioni per lo stop delle attività e del rinvio di Tokyo». La misura non rientrerebbe però nel pacchetto di salvataggio da due miliardi di dollari votato dal Congresso. Anche se marginale negli USA, però per dare l’idea delle difficoltà economiche che sta affrontando il mondo sportivo a stelle a strisce basta la notizia del fallimento della federazione statunitense di rugby, già in difficoltà negli anni passati e che ha subito il colpo di grazia con il lockdown da covid-19.

Anche il Coni dovrà rifare i conti, perché molte delle spese già sostenute dalla preparazione olimpica, con tutti i risparmi del caso, aggraveranno il budget per il 2021. Mentre sono circa sedici su trentatré le federazioni internazionali che rischiano la bancarotta per i mancati contributi Cio, quelli legati ai diritti televisivi e dei top sponsor.

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