Rio 2016: i Giochi dell’esclusione, un dossier inchioda il Brasile

Un dossier redatto dai Comitati Popolari della Coppa del Mondo e dei Giochi Olimpici ricorda l'altra faccia delle Olimpiadi in un paese come il Brasile in cui le diseguaglianze sono all'ordine del giorno.

Rio 2016: i Giochi dell’esclusione, un dossier inchioda il Brasile

Il Brasile non è certamente la terra dell’oro, ne il paese in cui la qualità della vita sia tra le migliori: non figura tra i primi e molto probabilmente nelle statistiche internazionali lo troviamo tra gli ultimi, soprattutto per quanto riguarda i diritti dell’infanzia e la qualità delle città. Non desterà forse per questo scandalo il lavoro svolto da Terre des Hommes e dai Comitati Popolari della Coppa del Mondo e dei Giochi Olimpici che denuncia, per quanto riguarda i Giochi di Rio 2016, diverse e importanti violazioni dei diritti dei cittadini. E pur volendo leggere con la massima attenzione il corposo e in alcuni casi angosciante volume che trovate qui, non si può fare a meno di pensare che molto di quanto denunciato non sia per colpa delle Olimpiadi, ma una tragica abitudine per la nazione carioca: favelas, violazione dei diritti dell’infanzia, squadroni della morte, violenza e mancanza di prospettive culturali sono, a torto o a ragione, associati a Rio e al Brasile tanto quanto Ipanema e il Cristo di Corcovado.

Se anche tutte queste considerazioni sono vere, resta però sullo sfondo l’interrogativo sull’utilità o meno dei Giochi Olimpici quando questi sono gestiti come sta accadendo in Brasile. Perché pur non volendo assegnare allo sport capacità salvifiche che non può avere, le Olimpiadi sono l’evento internazionale più importante e ricco dopo (o prima) di una guerra di medie proporzioni. Non esistono altri eventi “civili” di pari portata e un Giubileo, per restare ad un tema di attualità, muove economie ed interessi notevolmente minori, anche se si svolge ogni 25 anni (ufficialmente) e non 4. Per questo motivo quando la grande comunità sportiva si muove per il “più grande spettacolo” del mondo, deve farlo non soltanto rispettando l’ambiente e le popolazioni che coinvolge (concetto di “sostenibilità” rafforzato nell’Agenda 2020) ma dovrebbe avere l’obbligo di migliorare le condizioni di vita delle persone coinvolte. Ci saremmo aspettati, insomma, maggior attenzione da parte del CIO e delle poche strutture sportive chiamate a controllare lo svolgere dei lavori e il rispetto dei principi contenuti nella Carta olimpica, al punto da trasformare quello che è un problema endemico della società brasiliana in un problema di tutto il mondo. Invece la macchia messa in moto per i Mondiali di calcio (con i sistemi che stiamo cominciando a conoscere – vedi scandalo FIFA), che ha travolto insensibilmente gli ultimi (tanti) della società carioca, si è perfezionata in occasione dei Giochi di Rio. Se alla vigilia dei Mondiali del 2014 si sono alzati gridi di dolore e proteste, al punto da mettere in discussione la sicurezza stessa dei giocatori e delegazioni presenti, abbiamo la sensazione che in occasione dei Giochi non ci sarà più voce per una protesta analoga e che la società brasiliana sia ormai assuefatta ai soprusi e anestetizzata dallo sport.

La quarta edizione del dossier Mega-events and Human Rights violations in Rio de Janeiro, lanciato in occasione dell’incontro dei dirigenti del Comitato Olimpico Internazionale (COI) a Losanna per discutere l’implementazione dell’Agenda 2020, dimostra che le moltissime violazioni dei diritti dei bambini, oltre che ad altri diritti come alla casa e al lavoro, fanno sì che le prossime Olimpiadi siano lontane dai “Giochi Inclusivi” promessi dal Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach.

“Il Comitato dovrebbe accertarsi che le Olimpiadi del 2016 non causino altre violazioni dei diritti dei bambini e dei cittadini di Rio. È tempo che il CIO dia seguito ai valori dichiarati nella Carta delle Olimpiadi”, ha dichiarato Ignacio Parker, segretario generale della Federazione Internazionale Terre des Hommes.

Il Dossier rivela tra l’altro gravi violazioni dei diritti umani riportando il fatto che molte comunità svantaggiate sono state violentemente rimosse per fare spazio alle infrastrutture Olimpiche. Il Comitato Popolare (comitato non riconosciuto realizzato da componenti della società civile brasiliana) stima che almeno 4.120 famiglie sono state già sfrattate dalle loro case e 2.486 sono attualmente in tale pericolo. La maggior parte degli sfratti ha luogo in aree dove il valore fondiario è molto alto. Le abitazioni offerte come alternativa sono principalmente nelle periferie di Rio, a volte anche a 60 km dal luogo d’origine e in strutture inadeguate. 

Nel nome della pubblica sicurezza, Rio de Janeiro ha messo in atto, con particolare intensità, misure di sicurezza nelle così chiamate “pacificazioni”, che sono in sostanza delle invasioni militari delle favelas. Questi interventi hanno causato molte morti, violenze da parte della polizia e violazione dei diritti umani, in particolar modo contro gli afro-brasiliani durante le operazioni e anche nelle favelas “pacificate”.

Due gravi violazioni dei diritti dei bambini sono state consumate nel contesto dei grandi eventi sportivi (Coppa del Mondo e Olimpiadi) del Brasile: violenze da parte della polizia e dell’esercito (in particolare durante le operazioni di “pacificazione”) e sfratti. Durante la Coppa del Mondo FIFA, la linea verde “Discque Denúncia” ha ricevuto 1.658 chiamate in più rispetto ai rispettivi mesi dell’anno precedente, che ha registrato 9.753 chiamate in totale. Con lo scopo di “ripulire” i luoghi turistici, ad esempio, i bambini e i giovani che vivevano per strada sono stati sfrattati. Alcuni sono scomparsi senza che gli altri sapessero dove siano andati; altri sono stati portati presso unità educative (DEGASE) che sono create per giovani delinquenti. Quelli che sono tornati da queste unità hanno riportato casi di violenza e umiliazione. A causa degli sfratti, molti bambini non possono più andare a scuola e possono diventare vittime dello sfruttamento minorile, abusi e violenze sessuali.

A proposito delle condizioni di lavoro, il Dossier sottolinea le misure repressive messe in atto dalla amministrazione della città contro venditori ambulanti causate dai diritti di esclusiva imposti da alcune aziende. Un grave caso di violazioni dei diritti umani è stato riportato dalla polizia nell’edificio di una delle ditte di costruzione del Villaggio Olimpico: 11 lavoratori provenienti da diversi stati del Brasile lavoravano in condizione di quasi totale schiavitù.

Per quello che riguarda il trasporto pubblico, il comitato popolare mostra che i grandi investimenti fatti nel sistema dei trasporti sono stati distribuiti in modo non equo e ne sono beneficiari solo una piccola parte della popolazione, concentrandosi nei quartieri più ricchi della città e tagliando alcuni collegamenti con le aree più povere. 

Il Dossier chiude con 16 richieste da parte del Comitato Popolare che includono la fine delle rimozioni forzate e la persecuzione dei venditori ambulanti, demilitarizzazione della polizia, fine delle operazioni di “pulizia” a danno dei bambini e adolescenti che vivono per strada insieme al varo di progetti che intendano lo sport come educazione e salute e non solo affari.

 Le regole adottate dal Comitato Olimpico hanno tutti i numeri per poter prevenire e rispondere appropriatamente ai rischi di violazioni dei diritti dei bambini prima, durante e dopo i Giochi Olimpici. Terre des Hommes, che ha contribuito al Dossier con il capitolo ‘Bambini e Adolescenti’ in collaborazione con l’Università di Dundee, chiede al Comitato di assicurare il rispetto dei diritti dei bambini e delle famiglie prima, durante e dopo i Giochi Olimpici di Rio 2016:

  • Terre des Hommes chiede con urgenza che il Comitato intervenga a fermare gli sfratti forzati connessi con le Olimpiadi ed a prevenire le possibili violenze della polizia e la “pulizia” di bambini che vivono per strada prima delle Olimpiadi.
  • A livello regolamentale, si chiede al CIO di prendere un impegno pubblico perché i diritti umani vengano rispettati, che le violazioni verranno perseguite legalmente e che si esegua un monitoraggio costante in tutte le fasi dei Giochi; e abilitare degli osservatori esterni.
  • Onde prevenire future violazioni in altri eventi, Terre des Hommes chiede al CIO di includere sempre i diritti umani come criterio di base nelle attribuzione delle sedi di ogni evento sportivo e come obbligo esplicito nel Contratto delle sedi dei Giochi.

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