Cronache di #Rio2016: Abagnale-Di Costanzo.. benvenuti al Sud

La 12° medaglia per l'Italia arriva dal due senza di Abagnale Di Costanzo, che riportano in Italia una medaglia che mancava dal 1948.

Cronache di #Rio2016: Abagnale-Di Costanzo.. benvenuti al Sud

Il medagliere complessivo dell’Italia si muove a fatica, nonostante diverse opportunità, che si sono tradotte, nella maggior parte dei casi, in medaglie di legno.

Quella che sicuramente fa più male è di Petra Zublasing. Un quarto posto che lascia l’amaro in bocca. Una finale, quella di carabina sportiva 3 posizioni donne, che ha visto l’azzurra lottare come un leone e scalare la classifica, colpo dopo colpo, fino alla cima del podio. Una prestazione di livello, nonostante avesse davanti avversarie agguerrite come la tedesca Engleder e le cinesi Du e Zhang e nonostante una partenza non proprio all’altezza. Ma Petra con grande caparbietà e riuscita a tenersi salda alla zona podio, fino a commettere un errore, un 9.2 che in una manciata di secondi le è costato una medaglia olimpica, relegandola in quarta posizione.

Quattro anni fa a Londra restò fuori dalla finale per un soffio: oggi, oltre ad aver avuto la possibilità di disputare una finale così importante, ha anche avuto il merito di stabilire il nuovo record olimpico di qualificazione.

Medaglie di legno anche per il canottaggio azzurro, oltre all’unica medaglia di questo sesto giorno di gare, con la coppia Abagnale Di Costanzo. Ma la delusione di Fossi-Battisti brucia e rischia di riportare indietro il movimento di quattro anni. A Londra il canottaggio conquistò un solo argento, bottino magro, che spalancò le porte alla presidenza di Giuseppe Abbagnale e al ritorno del vate La Mura. Adesso il rischio è di fare ancora peggio.

Attendiamo oggi per stilare un bilancio definitivo ma, oltre alle medaglie, nel computo definitivo non si potrà non tenere conto anche dei recenti ed illustri casi di doping che hanno coinvolto alcuni equipaggi.

Il fatto che il primo alloro di questa edizione dei Giochi brasiliani sia giunto grazie a Marco Di Costanzo e Giovanni Abagnale in una specialità (il due senza) smantellata neanche un mese fa a causa della positività di Mornati, rende un po’ meno amaro quel episodio. I due giovanotti campani a distanza di 68 anni (Londra 1948 con Felice Fanetti e Bruno Boni), hanno fatto ritornare sul podio il tricolore nella specialità al termine di una finale elettrizzante condotta con grande cuore e tecnica sopraffina. I due azzurri (21 anni per Abagnale e 24 per Di Costanzo) non hanno mostrato alcun timore reverenziale pur trovandosi di fronte ad autentici “mostri sacri” della specialità come i neozelandesi Murray e Bond e, dopo una partenza perfetta, si sono mantenuti nelle posizioni di testa per tutta la regata mostrando una capacità tattica e di concentrazione davvero notevoli.

Di Costanzo e Abagnale sono due figli del Sud, di quella Campania troppo spesso alla ribalta delle cronache per fatti di cronaca. Il primo napoletano verace, nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli, la parte più sincera e difficile di Napoli. “Non mi interessa il calcio, tifo soprattutto per me stesso – ha dichiarato Marco nelle interviste post gara -. Quando sono stato dirottato su questa barca non ho pensato ad altro che lavorare. Venti giorni intensi. Mi ha salvato la fame, la voglia di emergere e la voglia di dimostrare che da dove vengo nascono anche cose buone…”.

Abagnale è di Sant’Antonio Abate, comune limitrofo a Castellamare di Stabbia, quartier generale del canottaggio italiano e patria dei fratelloni Abbagnale. “Sono cresciuto nel mito di Carmine e Michael Jordan – ha detto Giovanni -. Ogni tanto qualcuno mi confonde per loro (ma il cognome, seppure simile, ha una “b” di meno) chiedendomi: ma tu che parente sei?“.

Francesco Fossi e Romano Battisti, impegnati nella finale del doppio, hanno accarezzato a lungo il sogno di medaglia rimanendo attaccati per tutta la gara ai norvegesi per il terzo posto, ma malgrado un generoso tentativo finale di attacco, non sono riusciti a raggiungere gli avversari, che imbarcavano il leggendario Olaf Tufte, 40 anni e due ori olimpici in singolo. La medaglia d’oro è andata ai favoritissimi fratelli croati Sinkovic, che nell’ultimo quarto di gara hanno dovuto superare la resistenza di una coriacea Lituania, giunta seconda.

Quarto posto anche per il quattro senza leggero di Stefano Oppo, Martino Goretti, Livio La Padula e Pietro Willy Ruta che, dopo essere rimasto in terza posizione e sempre a stretto contatto con la testa per quasi tre quarti di gara, ha subito nel finale il prepotente ritorno della Francia e, nonostante un disperato tentativo di recupero, ha tagliato il traguardo in quarta posizione in una gara che ha visto il trionfo dei campioni mondiali della Svizzera davanti alla Danimarca.

E mentre nel nuoto la giornata di ieri non ci sono note da segnalare, una menzione particolare la merita il settebello femminile (pallanuoto) che supera anche la fortissima Australia e domina il girone. L’ultima partita contro al Russia dovrebbe certificare il primo posto e un quarto di finale agevole. Il gioco messo in mostra dalle ragazze di coach Conti è di assoluta solidità difensiva e facilità nel colpire. Ci è sembrato, vedendole giocare, che hanno pagato un po’ di emozione nel secondo tempo, come se si fossero rese conto di essere in cima all’Everest e… un po’ di vertigini. Una sensazione passeggera, subito svanita quando si è trattato di portare a casa una partita punto su punto. Aspettiamo le prossime partite convinti che possano andare avanti… molto.

Biles, #Rio2016Il torneo di Ginnastica Artistica ha celebrato ieri il dominio di Simone Biles entrata ieri nella storia della ginnastica femminile. La tre volte campionessa del mondo statunitense ha coronato un quadriennio straordinario vincendo il concorso generale. La stella di Columbus, 145 centimetri di classe e potenza, si è messa al collo la seconda medaglia d’oro olimpica, dopo quella a squadre di martedì scorso, succedendo alla connazionale Gabrielle Douglas.

La regina iridata di Anversa, Nanning e Glasgow non ha lasciato niente alle rivali e ora si appresta a passare all’incasso delle relative medaglie dal 14 al 16 agosto. Obiettivo: riportare a Spring, in Texas – dove si allena presso il World Champions Centre, una palestra fondata da lei stessa con la sua famiglia e l’allenatrice Aimee Boorman – la bellezza di cinque medaglie d’oro.

Ferlito, Ferrari, #Rio2016Bene le due azzurre Carlotta Ferlito con il personale di 56.958 ha chiuso 12ª, recuperando ben 10 posizioni rispetto al concorso di ammissione. “Alla trave sono salita con un po’ di timore ed ho fatto qualche sbilanciamento, perché avevo ancora in testa l’errore in qualifica – ha dichiarato  -. Ma posso considerarmi soddisfatta. E’ la quinta finale all-around tra olimpiadi e mondiali e a Londra non era andata benissimo (chiuse 21ª, ndr). Penso di essermi riscattata, rimontando tra l’altro una decina di posti. Ho fato un punto e mezzo in più rispetto a Glasgow e sono la dodicesima ginnasta olimpica. Non mi ero data un obiettivo preciso perché quando lo faccio sento troppa la pressione. Sono venuta qua per godermi la mia terza finale a cinque cerchi (contando anche quella a squadra e l’all-around del 2012, oltremanica, ndr.) e credo di esserci riuscita”.

Anche Vanessa Ferrari, 16ª con 56.541, risale dall’inconsueta, per lei, ultima piazza della qualificazione con un percorso netto, senza errori, al pari di Carlotta, ma con qualche imprecisione in più. “Soddisfatta? Più o meno, poteva andare molto meglio. Non è che abbia commesso grossi errori. Adesso spero di recuperare le gambe per dare il massimo nella finale del 16 agosto. Se oggi è andata così così, spero vada tutto liscio quando conterà davvero. Avevo in testa di fare qualcosa in più sugli arrivi al corpo libero e infatti ne ho sporcati tanti..”. Adesso il programma dell’Artistica si ferma per un paio di giorni per lasciare il campo della Rio Olympic Arena al trampolino elastico, disciplina senza azzurri.

Buone notizie anche dal ciclismo su pista, che è iniziato ieri nel segno dei record e della Gran Bretagna. I britannici, infatti, portano a casa il primo titolo, l’unico in palio ieri sera, della Velocità a squadre maschile, e dimostrano che il settore dell’endurance è giunto qui a Rio con le migliori intenzioni di dominare. Accreditati di tempi stratosferici, i due quartetti dell’inseguimento (donne e uomini) non hanno mancato di stupire. Le donne segnano il nuovo record del mondo 4’13″260 e ipotecato la finale. Gli uomini, condotti da una leggenda vivente del ciclismo, sir Bradley Wiggins, lo ha solo sfiorato, 3’51”943, lasciando gli altri quartetti a circa 4″.

Buone notizie anche per l’Italia, con entrambi i trenini in grado di superare le qualificazioni rispettivamente con il 7° e 5° tempo (donne e uomini).

Filippo Ganna, Francesco Lamon, Simone Consonni e Liam Bertazzo scendono in pista per primi e chiudono la loro prestazione in 3’59”708. Prestazione lontana dal record italiano realizzato solo due mesi fa, ma sicuramente di valore, essendo comunque sotto il muro dei 4’. Alla fine varrà il quinto posto che permetterà di incontrare, nel primo turno di domani, la Cina. L’obiettivo è di migliorare ancora, con un piccolo spiraglio ancora aperto per la finale 3°-4° posto.
“Pensavo che avremmo corso attorno i 3’57” – ha commentato il tecnico azzurro – però vedendo la fatica che hanno fatto anche gli altri quartetti che erano accreditati alla vigilia di tempi simili al nostro migliore, vuol dire che la pista è difficile da girare.. quindi tempo non male e domani vediamo.”.

quartetto donne, #rio2016Tatiana Guderzo, Francesca Pattaro, Silvia Valsecchi e Simona Frapporti inaugurano l’esordio del trenino azzurro all’Olimpiade con il nuovo limite italiano di4’25″543. Limite che vale il settimo posto per pochi centesimi dietro la Cina (sesto tempo in 4’26″226) e quindi il passaggio del turno e la possibilità, sabato prossimo, di concorrere per cercare di migliorare il proprio piazzamento. “La tensione ci ha un pò limitato – ha detto Dino Salvoldi al termine della prova -, le ragazze valgono un tempo ancora migliore. I primi due obiettivi li abbiamo già raggiunti: qualificazione e record. Ora proviamo a rincorrere il miglior piazzamento possibile. Comunque non posso che fare, già da questa sera, i complimenti alle mie atlete per questa gara.”

MEDAGLIERI A CONFRONTO – Per quanto riguarda il medagliere, la 12° medaglia non ci permette di conservare la posizione nel ranking. Scendiamo alla 10° posizione. Rispetto al medagliere di Londra dopo il sesto giorno di gara, l’Italia si ritrova con una medaglia in più (12 contro 11) ma con una medaglia d’oro di meno. A Londra, infatti, erano arrivati gli ori del fioretto femminile e di Molmenti nella canoa (dove invece non abbiamo raccolto nulla).

riolondra

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