Cronache di #Rio2016: Bolt, Viviani, Bruni, il trionfo della volontà

Bolt conquista la terza medaglia d'oro nella storia delle Olimpiadi nei 100 m. dimostrando che quelle di Rio sono i Giochi dei trentenni. Impresa di Viviani nell'Omnium, dopo 4 anni di sofferenze..

Cronache di #Rio2016: Bolt, Viviani, Bruni, il trionfo della volontà

Se non fosse irriverente, si potrebbe tranquillamente dire che le Olimpiadi di #Rio2016 passeranno alla storia come le Olimpiadi dei “vecchietti”; o meglio, di: “vinco e smetto”. Cancellara, Wiggins, Phelps e Bolt: grandi, immensi campioni, che si mettono al collo la medaglia forse più bella, quella del “tramonto”. E poi annunciano il ritiro.

L’ha fatto anche Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo. Sicuramente il velocista più forte di sempre. Capace di vincere per tre Olimpiadi l’oro nei 100 metri piani. Non una gara come le altre, ma la “gara”, simbolo stesso dei Giochi. “Non so quando appenderò le scarpette al chiodo – ha dichiarato il jamaicano -. So però che non correrò un’altra Olimpiade.” Si dice che arriverà ai Mondiali di Londra, per dare soddisfazione ai tanti giamaicani presenti in Inghilterra. Poi potrebbe salutare tutti. Da vincitore.

Non si tratta, per lui come per gli altri “over” di un’uscita di scena improvvisa, all’apice della carriera. Si tratta, invece, del canto del cigno, dell’acuto conclusivo, del tocco di classe prima che cali l’oblio. Soprattutto si tratta dell’opera di “splendidi” trentenni, che nello sport vuol dire quasi “terza età”. E forse proprio da questo aspetto sociologico bisogna partire per comprendere appieno la portata di quanto accaduto in questi giorni a Rio.

La vita si allunga, di conseguenza anche la vita sportiva” ha raccontato Alberto Bucci in una recente intervista a Sport24h (qui). I successi di Bolt e Phelps ci consegnano campioni umani, capaci “di gestire il successo e la sconfitta allo stesso modo“, come scrisse in un’immortale poesia Kipling. Campioni che svestono i panni dei Superman per vestire quelli più scomodi e incerti di noi mortali. Ma in grado, anche con i capelli che imbiancano (se non cadono), con i dolori che affiorano, con l’usura del tempo che inizia a mostrare i propri effetti, di lasciare tutti a bocca aperta. Di vincere, per loro, e per un’umanità che da sempre cerca il segreto della longevità e, attraverso le loro imprese, può dolcemente illudersi di averlo trovato. I 20enni sono forti, belli, sfrontati e sconsiderati, coraggiosi e ribelli. Ma in questa Olimpiadi si devono ancora accomodare sugli altri gradini del podio. A noi che siamo prossimi (per difetto o eccesso) agli “anta” questa cosa non può che far piacere, e dare un filo di coraggio per progettare e costruire la nostra personale impresa. Non è mai tardi per cominciare, magari anche a correre…

L’Italia sportiva ha vissuto un ferragosto di grande sostanza, rimpinguando improvvisamente il proprio medagliere con un oro e un argento. L’oro è di Elia Viviani nel ciclismo su pista, l’argento di Rachele Bruni nel nuoto in acque aperte (10.000 metri). Storie diverse, ma un denominatore comune: il trionfo della volontà.

Rachele Bruni, #Rio2016“Sono felice perchè ho lavorato tanto, mi sono allenata duramente e ho compiuto molti sacrifici. Gli ultimi quattro anni – ha detto la nuotatrice toscana – sono stati davvero intensi. Sono cresciuta moltissimo e tutte le gare internazionali a cui ho partecipato mi sono servite per maturare quella giusta dose di esperienza. Questa medaglia mi ripaga in pieno. Ho disputato una buona prova. Sono rimasta in gruppo per due terzi. Successivamente ho raggiunto il quartetto di testa e mi sono fatta trovare pronta allo sprint. Durante la stagione sono stata due volte a Copacabana per circa un mese complessivo; abbiamo usato i gps per ottimizzare le posizioni da mantenere. Ho simulato il percorso olimpico, trovando sempre l’acqua pulita. Le condizioni di gara non mi hanno mai preoccupato. D’altronde il vero fondo è questo, in mare aperto, con onde e correnti: io amo nuotare così”.

La gara di Rachele è racchiusa nell’arrivo in “volata” con la francese Aurelie Muller che per toccare prima “asfalta” l’azzurra. Operazione permessa in un incontro di lotta, non nel nuoto. Per questo la giuria squalifica la francese e assegna il secondo posto all’azzurra. Inutile chiedergli se è stata una decisione giusta… vi lasciamo immaginare la risposta.

L’oro di Elia Viviani arriva a notte iniziata nelle case degli italiani. In uno degli sport, come ha ricordato lo stesso Malagò, più amati nel nostro paese. Forse per questo a bordo pista, a assistere all’impresa del veronese, c’era proprio Malagò ed anche il capo delegazione CONI Mornati, di solito parco nelle sue “comparsate”.
Viviani, #Rio2016Questa medaglia ha una data di inizio, il 5 agosto del 2012, e un luogo di partenza, Londra. In quel giorno Elia perse una medaglia che sembrava cosa fatta. Una delusione che gli ha permesso di costruire, con determinazione e caparbietà, il successo attuale: “Ho vinto la corsa più importante della mia vita – ha detto Viviani al termine della cerimonia di premiazione -. Ho perso Londra, poi anche i mondiali.. ma non mi sono mai lasciato sopraffare dallo sconforto. Ho lavorato duramente per quattro anni, raccolto più delusioni che soddisfazioni.. per tutto questo.”

Eppure, anche quando la testa e le gambe giravano alla perfezione, in due giorni di gara che l’hanno visto sempre nelle prime posizioni, ci si è messa la sfortuna. A metà gara della corsa a punti Cavendish scarta di lato, il coreano Park non si accorge della manovra e frana per terra, portandosi dietro proprio un incolpevole Viviani. La fine di un sogno? “La caduta mi ha scosso – ha ammesso l’azzurro -. Mi sono fermato un attimo per capire cosa mi fosse successo, se avevo qualche problema fisico, se ci fosse qualcosa che non andava. Poi sono risalito in bici e ho guardato il tabellone. Ho visto che ero ancora in corsa e mi sono detto.. non è successo nulla. Però ho cercato di mettere in carniere più punti possibili. Quando, a venti giri dalla fine, ho superato Mark in volata ho capito che avrei vinto. Stavo ancora bene, mi sentivo pronto a parare ogni attacco.. allora mi sono anche goduto gli ultimi dieci giri.”

Il medagliere, come ricorda, si muove, e lo fa in modo consistente. Dopo 11 giorni siamo a 23 medaglie, con 8 ori, gli stessi conquistati 4 anni fa a Londra. Anche se appare difficile pensare di poterne portare a casa molti altri, almeno per quanto riguarda i titoli olimpici, quando mancano 5 giorni alla fine, siamo già ai livelli di Londra. Potrebbe accadere qualcosa di importante almeno in altre due gare, che proviamo a buttare lì: pallanuoto femminile e pallavolo maschile.

Intanto però prendiamo atto che dopo 11 giorni di gara abbiamo un numero di medaglie superiore a quelle vinte nel 2012. Aspettiamo, però, prima di festeggiare…

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