Rock Master 2013: ad Arco vince ancora una volta l’Arrampicata

Rock Master 2013: ad Arco vince ancora una volta l’Arrampicata
Ramón Julian Puigblanque in parete (foto Davide Turrini)

Ramón Julian Puigblanque in parete (foto Davide Turrini)

Arco è arroccato orgoglioso attorno al suo Castello, che domina l’estremo nord del Lago di Garda. La prima settimana di settembre, in occasione del Rock Master Festival, si trasforma nella capitale mondiale dell’arrampicata: un caleidoscopio di colori e lingue che si compattano entusiasti ai piedi del Climbing Stadium per ammirare le evoluzioni di climbers che hanno fatto la storia di questo sport e, in alcuni casi, dell’alpinismo moderno.
Il Rock Master è nato, nella sua prima versione “roccia”, nel 1986 ed ha resistito nel tempo fino ad oggi, diventando la manifestazione internazionale più antica e prestigiosa. In quasi trenta anni di storia l’organizzazione del Rock Master, che negli ultimi anni ha le “fattezze” di Angelo Seneci, consigliere della Federazione italiana e factotum del Comitato organizzatore, ha perlustrato tutte le strade della comunicazione e del marketing per confermarsi come l’appuntamento principe, imponendo stili e costumi alla comunità mondiale dell’arrampicata.
Da diversi anni i Rock Master ha scommesso sulla completa integrazione tra normo dotati e paratleti. I Mondiali del 2011, che si sono svolti nell’allora rinnovato Climbing Stadium, a luglio, organizzati dalla stessa società che organizza il RockMaster, sono stati uno spartiacque decisivo: per la prima volta nella storia, breve ma ricca di successi, dell’arrampicata sportiva, sono stati assegnati anche i titoli Paraclimb, portando sul podio, e in un unico spettacolare evento, storie ed emozioni diverse.
Da allora l’arrampicata per disabili ha trovato in Arco e nel Rock Master la sua “casa” e la sua “gara”. Così quando, venerdì sera, nell’affollato Centro Giovanile Polifunzionale di Arco la madrina della serata Key Rush ha premiato, in occasione degli Award, anche il “Paraclimb”, si è metaforicamente chiuso un cerchio iniziato anni fa. Accanto ad una leggenda vivente dell’arrampicata come Adam Ondra (Salewa Competition Award, nonostante da due anni il ceko non gareggi…!) e ad una stellina nascente che risponde al nome di Mina Markovic (La Sportiva Award) hanno ricevuto il riconoscimento Climbing Ambassador tutti quegli atleti paralimpici che in questi anni hanno contribuito a rendere grande questo sport e farne una delle discipline in grado di abbattere le barriere. Tra questi i vincitori della prova di Coppa che si era tenuta poche ore prima, ovvero Lorenzo Major (categoria Men Seating), Simone Salvagnini (categoria Men visual impairment B2), Matteo Stefani (categoria Men visual impairment B1), Mathieu Besnard (categoria Men Neurological Disability A), Andràs Szijàrtò (categoria Men Physical Disibility B), Urko Carmona Barandiaran (categoria Men amputee le PD), Frances Brown (categoria Woman Neurological Physical Disability A), Giulia Poggioli (Woman visual impairment B2).
Per capire il valore del riconoscimento basta citare i climbers che, prima di loro, sono stati insigniti del titolo di Climbing Ambassador: Manolo, Luisa Iovane, Lynn Hill, Yuji Hirayama, François Legrand e Stefan Glowacz.
Dal punto di vista agonistico la giornata di sabato ha regalato non poche emozioni, oltre alla conferma che la Speed è una disciplina in cui tutto può accadere, ma alla fine vincono sempre i migliori. Nella prova di Coppa del Mondo c’era attesa per le prestazioni del beniamino di casa, neo campione del mondo juniores, Alessandro Santoni e per il vincitore dello scorso anno Leonardo Gontero. Purtroppo la loro gara si è fermata rispettivamente ai 16° e ai quarti. Successo del ceko Libor Hroza, in finale sul primatista mondiale Qixin Zhong, e della russa Alina Gaidamakina, che bissa il successo del 2012.
Nella magica serata di sabato, davanti ad un pubblico numeroso e appassionato Mina Markovic e Ramon Puigblanque hanno regalato spettacolo. Lo spagnolo, in particolare, è stato l’unico che ha chiuso la via, esaltato la platea e ricordando a tutti che la sua classe non è ancora disposta ad andare in “pensione”. Così come un esplosivo Gelmanov, il giorno dopo, in occasione del Master dedicato ai blocchi, nel quale, alle spalle del vincitore, di sua “maestà” zar Sharafutdinov e dall’australiano Webb-Parsons è giunto, quarto, l’azzurro Michael Piccolruaz, che si è tolto la soddisfazione di lasciarsi alle spalle addirittura Jakob Schubert.

Adam Ondra in occasione della premiazione al Rock Master 2013

Adam Ondra al Rock Master 2013

Quando ormai cominciavano a cadere le prime gocce di pioggia (dopo una settimana di afa e sole), il Festival si è avviato alla conclusione non senza aver prima esaltato lo Stadium con il duello tra Sean McColl e Stefano Ghisolfi (vittoria del canadese) e tra Dinara Fakhritdinova e Katharina Posch. L’esibizione di classe e potenza di Alex Puccio, nel boulder femminile, ha chiuso un’edizione del Festival che ha ricordato al mondo sportivo italiano il fascino e la bellezza travolgente di una disciplina che solo adesso sta cominciando a prendere coscienza delle proprie potenzialità. E che deve un grande tributo di riconoscenza ad Arco e al Rock Master; qui, dove tutto ebbe inizio.
Jules Elysard

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