Rocky Belinelli, da emigrato di lusso a star della NBA

Rocky Belinelli, da emigrato di lusso a star della NBA
Marco Belinelli, NBA

Marco Belinelli impegnato nella gara da tre (nba.com)

Quando era arrivato nel 2007 in NBA sembrava, per tutti tranne che per i suoi affezionati fans, il meno talentuoso dei tre. Anzi, ad essere sinceri, Marco Belinelli è stato il secondo della nouvelle vague italiana ad approdare dall’altra parte dell’oceano. All’inizio era Andrea Bargnani, prima scelta assoluta dei draft 2006, baciato dalla sorte e dal talento. Un approdo sulle coste atlantiche, quello del romano, osannato da tutti; roba che neanche Caruso…
Invece Beli arrivò ai Warriors (comunque 18^ scelta assoluta ai draft) un po’ in sordina.
Che Andrea facesse fortuna negli States era certo, che ci riuscisse Marco meno: se il primo aveva le stimmate del predestinato, il secondo appariva un po’ Esposito (per restare tra gli italiani approdati in NBA); poca fortuna e nessun rimpianto.
L’anno successivo, dopo Marco, arrivò anche Danilo Gallinari. Un altro baciato dal talento, anche se sfortunato per quanto riguarda la salute. Anche Gallinari appariva più strutturato di Belinelli per il campionato più difficile e più bello del mondo.
Poi, invece, è accaduto quello che pochi si aspettavano, tranne i suoi affezionati fans. Bargnani si è perso nelle pastoie dei Raptors e, peggio ancora, nell’incredibile ossimoro sportivo che sono i Knicks di quest’anno. Gallinari è ancora fermo per salute (dopo essere entrato tra i migliori 20 giocatori del NBA e aver strappato ai Nuggets un contratto di 42 milioni di dollari). Lui, Beli, invece, in un anno ha cambiato la storia della pallacanestro italiana e la sua vita: primo italiano a vincere una serie di play off in NBA (logicamente non da solo, ma neanche da ultimo comprimario) e, cosa di queste ore, primo italiano a vincere la gara da tre punti nella notte delle stelle.
Si dice che la partita della svolta, negli USA, per Belo sia datata 8 dicembre 2008, contro i Thunder di Oklahoma (vittoria 112-102 e 13 punti in 18′)dopo la quale coach e pubblico iniziarono ad allungare la schiera dei suoi fans.
Belo è il più forte di tutti – ha esclamato uno dei tanti, nonché allenatore di una squadra giovanile – ha la forza e l’energia per riuscire…”. Tony Parker, non proprio l’ultimo arrivato, pare abbia detto di lui: “con la pressione addosso è in grado di fare cose importanti…”. Considerato che per quanti giocano a basket vedersi affidare l’ultimo tiro è la responsabilità e l’onore più grandi, non si tratta di un complimento da poco. Anche perché di Michael Jordan in giro non se ne vedono poi tanti…
Se c’è una nota stonata nella parabola sportiva di Marco, fresco vincitore del tiro da tre punti in una serata da All Star Games indimenticabile per lui e per gli appassionati italiani, riguarda la presenza in maglia azzurra. Scomparso per diverse stagioni dai radar di via Flaminia (per cercare fortuna in America), quando è tornato non ha mai lasciato il segno nelle partite che contano, ovvero quelle che bisogna vincere, come le ultime due all’EuroBasket 2013. Ma raddrizzare le sorti del basket italiano è un’impresa molto più complicata che vincere una gara da tre punti. Ci vuole ben altro oltre alla determinazione, talento e un pizzico di fortuna. Ci vuole soprattutto il coraggio delle società di base ad investire sul vivaio, invece di raccattare in giro per l’Europa…
Quella di Belinelli ci sembra una delle tante storie dei nostri connazionali, arrivati nel paese dei sogni con la valigia di cartone e tornati star affermate. A guardarlo bene il ragazzo di San Giovanni in Persiceto assomiglia veramente a Rocky….

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