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Roland Garros, la vecchia guardia resiste ma l’assalto a Sinner arriva dalla Next Gen

Roland Garros
Jodar ha superato agevolmente il secondo turno: autentica mina vagante di questa edizione di Roland Garros

Novak Djokovic è ancora sul pezzo, come sempre. Vince, soffre, controlla le difficoltà e avanza. Alexander Zverev raggiunge quota 550 vittorie ATP e continua il suo percorso come Amleto in Danimarca. Casper Ruud ritrova solidità dopo il debutto complicato. La vecchia guardia del tennis mondiale resta in corsa al Roland Garros. Eppure, guardando quello che è accaduto ieri a Parigi, la sensazione è che i veri pericoli per Jannik Sinner arrivino soprattutto dalla nuova generazione, più fresca atleticamente, cresciuta senza complessi e tecnicamente già pronta per mettere in difficoltà chiunque, compreso il numero uno del mondo. Questo quello che ci dice il turno appena concluso.

Djokovic ha dovuto lavorare molto più del previsto contro Valentin Royer. Il serbo ha superato il francese 6-3, 6-2, 6-7(9), 6-3 dopo tre ore e 28 minuti, in una partita che sembrava chiusa e che invece si è improvvisamente riaperta nel terzo set. Djokovic ha avuto un match point nel tie-break, ma Royer ha resistito, trascinando il pubblico del Philippe-Chatrier dentro la partita. Nole è comunque riuscito a riprendere il controllo nel quarto set, conquistando il 21° accesso al terzo turno del Roland Garros. Un dato che racconta continuità e resistenza competitiva, anche se oggi il suo tennis appare inevitabilmente più vulnerabile rispetto agli anni del dominio assoluto.

Ed è proprio qui che entra in scena Joao Fonseca. Il brasiliano di 19 anni ha firmato una delle vittorie simbolo della giornata, rimontando due set a Dino Prizmic: 3-6, 4-6, 6-3, 6-1, 6-2. Per oltre due set Fonseca è sembrato fuori partita, incapace persino di procurarsi una palla break contro il croato, già capace in stagione di battere Djokovic a Roma. Poi qualcosa è cambiato.

Il suo diritto ha iniziato a fare la differenza, il ritmo si è alzato e il match si è completamente ribaltato. Fonseca ha convertito sei delle sette palle break ottenute negli ultimi tre set, imponendo una superiorità crescente fino alla chiusura finale dopo tre ore e 27 minuti. Le parole raccontano bene il salto mentale: «Voglio essere nel tabellone di Djokovic», ha detto dopo la partita. Il brasiliano sfiderà proprio il serbo in uno dei terzi turni più attesi del torneo. Da una parte il monumento del tennis mondiale, dall’altra uno dei talenti che sembrano destinati a raccoglierne l’eredità.

In assenza di Alcaraz, gli appassionati spagnoli si possono consolare con Rafael Jodar che ha battuto James Duckworth 6-1, 6-7(5), 6-4, 7-5, raggiungendo per la prima volta il terzo turno di uno Slam. Jodar ha un record di 17 vittorie e 3 sconfitte sulla terra battuta a livello ATP: meglio, nelle prime 20 partite sul rosso, hanno fatto soltanto Andy Roddick tra i giocatori selezionati nel confronto ATP. Meglio di Nadal, meglio di Alcaraz, meglio dello stesso Djokovic. Il dato non basta per trasformarlo automaticamente in un campione, ma racconta quanto rapidamente stia crescendo. Marrakech, Barcellona, Madrid, Roma e adesso Parigi: il percorso degli ultimi mesi mostra una continuità che raramente si vede a questa età.

Sinner resta il principale candidato alla vittoria finale e in un contesto in cui i veterani faticano, anche per le condizioni meteo avverser, i ragazzi della Next Gen mostrano qualcosa di diverso: intensità continua, velocità di esecuzione, aggressività mentale e soprattutto la sensazione di non avere ancora limiti definiti.

Fonseca e Jodar, in questo momento, sembrano molto più di semplici outsider. Sono giocatori che possono togliere ritmo, tempo e certezze anche ai migliori. E in un Roland Garros che si gioca sempre più sulla capacità di reggere fisicamente e mentalmente scambi violenti per ore, la freschezza può diventare un fattore decisivo.

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