Roma 2024: presentato il progetto #WeWantRoma2024

Presentato oggi a Roma, al Palazzo dei Congressi, il Progetto di Candidatura di Roma 2024 all'insegna del contenimento dei costi e della trasparenza. Ma i conti non riescono a scaldare il cuore della platea... i campioni si.

Roma 2024: presentato il progetto #WeWantRoma2024

Lo sport parla al cuore; per quante ragioni possa addurre, infatti, il vero motivo per il quale l’Italia dovrebbe convintamente appoggiare la candidatura di Roma ai Giochi 2024 è quello di riuscire ad evocare un sogno. Basterebbe guardare i ragazzi presenti oggi al Palazzo dei Congressi di Roma in occasione della presentazione ufficiale del progetto per capire che infondo, anche se l’Italia non sarà mai pronta, anche se esistono problemi più gravi, anche se non avremo mai una classe dirigente in grado di gestire un simile evento onestamente, vale la pena provarci. Perché solo sognando si possono costruire grandi cose e l’Italia ha bisogno di guardare al futuro con ottimismo. Non lasciarsi contagiare dal festoso ottimismo che si respirava oggi a Roma vuol dire aver smesso di sperare. Per un attimo vogliamo illuderci.

Detto questo, la presentazione di oggi non chiarisce tutti i dubbi. Anzi. I dati economici snocciolati dal presidente del Comitato Organizzatore Luca Montezemolo, appaiono per certi versi inverosimili: 2,1 miliardi per opere strutturali permanenti, 3,2 miliardi per opere temporanee e per la gestione degli impianti, introiti stimati “prudentemente” in oltre 3 miliardi di euro (che pareggiano quindi le spese “vive”), un aumento del pil, in caso di assegnazione dei Giochi, del +0,4% (non abbiamo capito se annuo o solo nel 2024), benefici economici per circa 3 miliardi, oltre 170.000 nuovi posti di lavoro, il 70% degli impianti necessari già presenti (ci torneremo). Tutto troppo bello. Se fossimo in Svezia o anche Gran Bretagna, forse saremmo anche pronti a crederci. Ma in Italia? Anche se l’evocazione delle Olimpiadi del ’60 è stato il leit motiv di questa presentazione, parlando di cifre a tutti (o quasi) la mente è corsa verso Italia ’90. Una delle pagine più brutte della storia recente.

Montezemolo ha provato a parlare alla testa del Paese, cercando di ricordare, con il supporto dei numeri e di studi economici condotti da enti terzi che è possibile “.. fare la più grande festa di sport mai organizzata, vogliamo togliere qualunque elemento che non metta lo sport al centro del progetto: sport, etica, competizione, passione. Lo sport è il più grande strumento di unità del mondo” in una politica low cost e di trasparenza (qui slide dell’intervento di Montezemolo). L’insistenza dei giornalisti, in occasione della lunga e cordiale conferenza stampa, sui costi e sui dubbi, dimostra che questa strada probabilmente non porta da nessuna parte. Per quante valide argomentazioni, infatti, i presidenti Montezemolo e Malagò possano addurre, altrettante (vedi l’altra notizia di oggi) valgono in senso contrario. E sullo sfondo restano, come ricordato, gli sprechi di Italia ’90. Comunque per chi volesse leggere il conto economico completo, redatto dall’Università di Tor Vergata, lo trova qui.

Probabilmente lo show di oggi non avrebbe convinto il sottoscritto se alle ragioni della testa, per una volta, non avessero preso posto quelle del cuore. L’intervento di Luca Pancalli, in questo senso, ha iniziato ad aprire una breccia. “Scusatemi, ha esordito, ma vedere le immagini di tanti campioni paralimpici mi riempie di commozione.” Ed è stato così per molti, nel vedere personaggio più o meno noti trovare un momento di felicità sincera nell’atto sportivo per eccellenza. Insomma le Olimpiadi, anzi  in questo caso le Paralimpiadi, come massimo momento di civiltà per un Paese perché “attraverso queste, anche una città come Roma – ha concluso Pancalli – possa diventare un luogo ideale da vivere per tutti“. Il che mi ha fatto pensare che se solo si rendesse Roma un po’ più “integrata” per la disabilità, sarebbe già un bel successo (qui le slide dell’intervento di Luca Pancalli).
La felicità contagiosa dei ragazzi, poi, che hanno incrociato lo sguardo e le speranza dei tanti campioni presenti, ha fatto il resto, regalando quel sogno ben più concreto della retorica (per certi versi stucchevole) sulle Olimpiadi di Roma del 1960, sulle strutture già esistenti, sul patrimonio culturale ed artistico della città Eterna. Tutte chiacchiere, per chi vive questa città “da una vita”, una trappola per nascondere le tante magagne e difficoltà, una socialità bassa, mezzi di trasporto inesistenti (se anche ci fossero chilometri di metropolitane, queste non funzionerebbero mai…) e traffico asfissiante.

LE OLIMPIADI DI ROMA DEL 1960 – Prima di concludere, permettetemi una considerazione sulle Olimpiadi di Roma del 1960. Sono state le ultime dal volto umano, le prime dell’era moderna. Un mix di tradizione e modernità che hanno trovato la location ideale in una città simbolo di un paese in pieno boom economico. Sono state le Olimpiadi di Wilma Rudolf e Livio Berrutti, Cassius Clay e Nino Benvenuti, Sante Gaiardoni, il ciclismo italiano e Abebe Bikila. Però adesso basta!! Utilizzarle per le lanciare il sogno di Roma 2024 ci sembra un’operazione troppo malinconica, come l’uso della “Grande Bellezza”, della “Dolce Vita” e di quell’iconografia (compreso Modugno) legata ad un mondo che non c’è più. Per favore guardiamo avanti…

IL PROGETTO NEL DETTAGLIO (scarica le slide complete dell’intervento di Malagò) – Questi in rapida descrizione alcuni dei siti principali individuati per i Giochi:

Calcio: 504 atleti, 10 città coinvolte, stadi tutti esistenti
Vela: 380 atleti. Scelta Cagliari per questioni tecniche; luogo che statisticamente, nel periodo interessato, presenta un rischio (basso) del 3% di non gareggiare, o per troppo o per poco vento.
Tiro: 390 atleti, Ippodromo di Tor di Quinto
Rugby a 7 e Pentathlon Moderno: 360 atleti, ristrutturare e ridare vita allo Stadio Flaminio. Il Presidente Malagò ha ricordato “Se la città non sarà in grado di farlo prima, a settembre del 2017, se dovessimo vincere, ci penseremo noi”. Presenti in sala anche gli eredi Nervi.
Pallavolo:288 atleti, Palazzetto dello Sport
MTB: 80 atleti, a Villa Ada
Equitazione: 135 atleti, a Piazza di Siena
Golf: Golf Club Marco Simone
Equitazione: Pratoni del Vivaro

Cluster:
Centro Storico: Circo Massimo (Beach Volley, 96 atleti, 15.000 posti); Stadio Terme di Caracalla (Tiro con l’Arco preliminari, 128 atleti, 5000 posti); Fori Imperiali (Tiro con l’arco finali e ciclismo su strada, 339 atleti, 7000 posti).
Arco di Constantino (Maratona, 380 posti, 6000 a sedere, 50.000 sul posto)
Centrale del Tennis (Pallanuoto, 260 atleti, 9000 posti a sedere)
Stadio del Nuoto
Stadio Olimpico: (cerimonia inaugurale, conclusiva, atletica, 1625 atleti e 72.000 posti a sedere).
Saxa Rubra: per i media.

Fiera di Roma:
– Padiglione 7 Badminton e Teakwondo, 300 atleti e 700 posti a sedere.
– Padiglione 1, scherma 212 atleti e 9500 posti a sedere
– padiglione 2: judo e lotta
– padiglione 4: tennistavolo
– padiglione 5: pesistica
– padiglione 3: pugilato e bocce
– Parco naturalistico con ciclabile: Canoa, kajak, canottaggio e nuoto di fondo (930 atleti)

Roma Sud:
PalaEuro: Pallavolo e ginnastica ritmica
Tre Fontane: hockey e calcio a 5
Villaggio olimpico: 17.000 posti letto a Tor Vergata. Malagò ci tiene a ricordare: non si poteva fare da altre parti.
Tor Vergata: Pallacanestro, Pallamano
Temporary Hall: ginnastica artistica
Cycling Arena: pista e bmx

CONCLUSIONI – Roma può farcela. Perché, aldilà di quello che si può pensare dei personaggi coinvolti, il tavolo della conferenza stampa finale ci ha consegnato un team di professionisti convinti e soprattutto ben affiatati (uscita di scena la Bugno evidentemente le cose sono andate meglio). Un gruppo che ha la capacità di coinvolgere i media, blandendoli fino all’inverosimile, ed affidando a loro il compito di convincere il Paese.

Ma la conclusione finale, per la quale in qualche modo mi trovo, mio malgrado, coinvolto dall’entusiasmo di Roma 2024, l’affido ad una frase che campeggiava sul maxischermo all’inizio, in attesa dello show. Insieme ad altre, più o meno belle, ve ne era una di sicuro effetto: “Lo sport ha la forza di cambiare le cose“. Lo diceva Nelson Mandela. Lui c’è riuscito. Adesso tocca a noi cambiare, soprattutto il nostro modo di essere cittadini. E non è detto che sia più facile del compito del grande statista africano.

Antonio Ungaro

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