EditorialiRoma e l’effetto NBA: il basket italiano ha bisogno delle grandi piazze

Roma e l’effetto NBA: il basket italiano ha bisogno delle grandi piazze

La Virtus Roma che vinse la Champion nel 1983
La Virtus Roma che vinse la Champion nel 1983 (foto wikipedia)

La notizia è di quelle che ‘spacca’, soprattutto per un appassionato, tifoso di basket e romano come il sottoscritto. La riporta La Gazzetta dello Sport, a firma di Mario Canfora e Giuseppe Nigro, oggi 11 febbraio 2026 dal titolo: “Roma, arrivano gli americani: il basket torna in A. Tra i soci Doncic, con Nba Europe sullo sfondo”.

Secondo quanto riportato nell’articolo, una cordata guidata da Donnie Nelson, storico ex general manager dei Dallas Mavericks, avrebbe già presentato alle istituzioni cestistiche italiane un precontratto per l’acquisto del diritto sportivo di Cremona, ormai prossima alla salvezza. Nelson – 63 anni, figlio del leggendario Don Nelson – è stato uno dei dirigenti più influenti della NBA moderna: tra i protagonisti delle scelte che portarono a Dallas Steve Nash, Dirk Nowitzki e, soprattutto, Luka Dončić. Tra i soci dichiarati della cordata figurerebbero Nowitzki (anche se il suo entourage al momento smentisce) e lo stesso Dončić. Nel progetto operativo italiano un ruolo centrale è affidato a Rimantas Kaukenas, ex giocatore con dieci stagioni in Serie A e cinque scudetti vinti a Siena, già presidente dei Wolves di Vilnius e figura di riferimento nel basket lituano. È lui il referente italiano presentato in Federazione.

Sul piano logistico, la cordata avrebbe già trovato un accordo pluriennale con Eur Spa per giocare al PalaEur dalla prossima stagione. In prospettiva, l’obiettivo è trasferirsi al Centrale del Foro Italico, una volta completata la copertura e l’ampliamento a 13.500 posti, lavori previsti – salvo slittamenti – entro metà 2027.

Sport24h su Telegram
Entra nel canale ufficiale
Notizie essenziali, risultati in tempo reale e analisi selezionate. Niente spam. Solo sport.
Iscriviti al canale

Non si tratta di un semplice ritorno in Serie A. Sullo sfondo c’è l’arrivo annunciato della NBA Europe (stagione 2027/28), una lega organizzata direttamente dalla NBA con 16 squadre, 12 delle quali a licenza permanente. Nei piani, l’Italia dovrebbe essere rappresentata da Milano e Roma. È questo il vero motore strategico dell’operazione: posizionare la Capitale in anticipo dentro un sistema continentale ad alto valore commerciale e mediatico. Un passaggio decisivo è previsto già nel weekend dell’All Star Game di Los Angeles, dove la NBA incontrerà gli stakeholder interessati al progetto.

Tralascio le considerazioni sulla storia del basket a Roma, dei tempi d’oro del Bancodiroma e del Il Messaggero e come poi, pian piano, sia scomparso, nonostante la buona volontà di Toti che ha investito (ma sarebbe più corretto affermare: buttato) tanti soldi senza mai riuscire ad ottenere le soddisfazioni che avrebbe meritato. Tralascio anche che, per uno dei tanti scherzi del destino, fautore di questa operazione potrebbe essere quel Kaukenas che a Siena ha contribuito, in un campionato falsato come poi la stessa giustizia sportiva ha dimostrato, al fallimento della Virtus.

Mi voglio concentrare su un concetto base dello sport, che i signori della NBA conoscono bene e che forse invece è sconosciuto ai nostri dirigenti federali. Senza le grandi piazze, qualsiasi sport di massa non riesce a decollare. Da tempo lo racconto qui a Sport24h. Se il basket italiano è in crisi nera (ma questo discorso lo potremmo estendere anche ad altri sport di squadra), questo dipende dal fatto che resta uno sport ‘di provincia’. Il calcio si è preso tutte le grandi città, lasciando ad altri i piccoli centri che, chiariamo, meritano tutto il nostro rispetto, ma non fanno numeri.

Quando parlo di numeri non intendo incassi, ma pratica. Perché è evidente e noto che una squadra della città crea consenso e passione, trasformando queste emozioni in bambini che vogliono emulare i propri beniamini.

La NBA quando ha deciso di sbarcare in Europa ha fatto una richiesta specifica: in Italia solo con squadre di Milano e Roma. ‘Non vorrete mica – devono aver detto i dirigenti – che quando veniamo in Italia per le partite di campionato ci tocca andare a Treviso o Varese o Reggio Emilia?”.

Il mio augurio è che tutto questo si possa realizzare, riuscendo a trasformare il nostro campionato di provincia in qualcosa d’altro e, nel mio piccolo, mi auguro di tornare a vedere Roma riempire il PalaEur (o il Foro Italico). In qualsiasi luogo sarà, io ci sarò.

LEGGI ANCHE

Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui