Rugby: Irlanda Italia 50 a 17, bocciata la prima della “giovane Italia”

La prima partita di recupero del Sei Nazioni 2020 non è stata bella e giocata male da entrambe le parti. Ha vinto l'Irlanda mentre deludono i giovani messi in campo da Smith

Rugby: Irlanda Italia 50 a 17, bocciata la prima della “giovane Italia”

I soliti entusiasti ottimisti si attaccheranno alla meta finale di Garbisi per tessere i peana di una “giovane Italia” del rugby che ha perso (male) in Irlanda. Lo stanno facendo ancora, in fase di commento, anche i due telecronisti di Dmax dopo che, per tutta la seconda metà di gara, hanno tuonato contro i “giovani che non placcano”.

Se il rugby dell’emisfero boreale doveva misurare il proprio stato di salute con il recupero del Sei Nazioni 2020 Irlanda Italia, beh c’è poco da stare allegri.

Ci sembra che dopo il lockdown la distanza con quanto visto nelle partite dall’altra parte del mondo si sia drammaticamente allungata.

Non parliamo solo di un’Italia pessima (e sulla quale torneremo più tardi), ma anche di una Irlanda che ci è sembrata la brutta copia di quella vista solo un anno fa. Ha portato a casa punti e bonus soddisfacenti per la classifica solo grazie alla pochezza della Nazionale di Franco Smith in una gara infarcita da errori.

Il lockdown totale, ancora in essere in Irlanda, evidentemente ha lasciato strascichi non solo nel fisico. E’ finita 50 a 17, ma le due mete dell’Italia sono state un grande regalo dei giocatori del trifoglio; la prima addirittura di sua “maestà” Sexton, con un passaggio troppo allegro, intercettato da Padovani.

Se il rugby italiano doveva battere un colpo e magari dare un segnale incoraggiante per il futuro, beh guardando i giovani che sono scesi in campo c’è poco da stare allegri.

Non è mai un esercizio piacevole quello di bocciare alla prima uscita dei ventenni o esordienti. Le attenuanti sportive ci sono tutte: dall’inesperienza alla emozione di vestire la maglia per la quale si è lavorato e sudato tanto. Però quando si arriva a certi livelli si spera, anzi no, si pretende, che il livello sia almeno accettabile.

Per chi ha seguito, come noi, la generazione del 2000 sui campi di tutta Italia, però, non è una novità: ci sono ragazzi che, almeno fino a due anni fa, erano molto più forti di quelli visti in campo oggi in Irlanda. Scoprire, come hanno fatto i telecronisti (ahi noi, sempre loro… a proposito, ma per le partite dell’Italia perché non si arruolano quelli di Sky?) che i tre/quattro giovani in campo “non placcano” solo quando hanno completato il loro iter formativo e vestono la Maglia della Nazionale è una sconfitta per il movimento.

Se qualcuno volesse, con una logica tutta italiana, essere indulgente con giovani ventenni buttati in una mischia di così alto livello, lo stoppiamo subito. Dall’altra parte, nell’Irlanda, hanno esordito due ragazzi di pari età: Keenan e Connors, i migliori in campo.

Per quanto riguarda gli Azzurri, invece, fatichiamo a trovare il migliore, anche considerando i veterani. Ci è piaciuto la prima linea titolare: Fischetti e Zilocchi. Bene, anche se a sprazzi, Canna. Ci chiediamo poi che senso ha giocare con un 10 che non apre, ma che ha calciato soltanto (sempre nelle mani di Conway). Possibile, infine, che non ci sia un tre quarti migliore di quelli buttati nella mischia a metà del secondo tempo?

Per riassumere la partita di oggi ci dice che: il rugby italiano non riesce a vincere una partita del Sei Nazioni da tempo ormai lontano e non si vede all’orizzonte un ricambio generazionale in grado di invertire la tendenza. E continuiamo a sottolineare, nelle convocazione, gli atleti provenienti dall’Accademia Francescato… a Remedello!

Jules Elysard

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